Senza sorpresa ho letto che dopo la quarantena si sta verificando un boom di divorzi e separazioni.

Senza sorpresa perché era già accaduto in Cina, la prima a essere colpita da questo virus. L’Italia sembra destinata a seguire la stessa strada.

È facile immaginare che rinchiusi dentro casa senza la complicità di amici, amanti e parenti, “cuscini” inevitabili e necessari nel sopportare la vicinanza di un altro poco gradito, si arrivi ai “ferri corti”.

La consapevolezza che la situazione sentimentale non funziona

L’Amore al tempo del Covid è anche questo: prendere consapevolezza che la propria situazione sentimentale non funziona. Quando penso alla quarantena immagino qualcuno che deve essere separato dalle altre persone. Non casualmente la società ha abbracciato come principio cardine quello di confinare il criminale dietro le sbarre. Nel nostro ordinamento apprendiamo che lo scopo della pena non è punire, ma rieducare. L’isolamento dunque è una forma di rieducazione. Chissà se l’amore al tempo del Covid ha potuto educare tanti. La parola, “educare”, dal latino, significa appunto “tirar fuori”. È curioso come il “tirar fuori” abbia a che fare con l’isolamento, cioè il divenire “isola”. Non voglio dilungarmi oltre sull’etimologia di queste due parole “educare”, “isolare”, ma va da sé che per tirare fuori, bisogna diventare isola. Il Covid, terribile, subdolo, è anche questo: la possibilità di isolarsi al fine di comprendere qualcosa che è dentro di noi.

Una volta venne da me una donna, sui 50, aveva passato ben 20 anni della sua vita con un uomo abusante. Ogni decisione doveva essere presa da lui, dalla palestra, a come passare il tempo libero, a dove fare la spesa. Tutto. Lei era stata disposta a derogare alla sua libertà personale in favore di una ben nota famigliarità che le imponeva di non “poter” essere sola. Era evidente che quel processo la stava portando alla depressione più profonda. E più quegli abusi aumentavano, più lei si arrabbiava, ma non con lui, con se stessa, e dunque diveniva ancor più fragile rispetto alla depressione.
Ricordo che mentre mi raccontava la sua storia, terribile e implacabile come il peggiore degli aguzzini, mi venne in mente l’horror vacui Aristotelico: la natura rifugge il vuoto. Siamo fatti così, c’è anche questo in noi: tra il dolore certo, e l’incertezza del caos, scegliamo il primo, sempre. Dunque, i consigli degli amici diventano inutili, dei genitori, del partner, nulla funziona. Nulla che venga dal “di fuori”. Naturalmente ci sono eccezioni, strategie, interventi mirati, che utilizzo per riuscire a entrare e sostenere l’altro, di modo che quel vuoto diventi pieno di significato.

Il vuoto che dà significato alla forma, e viceversa.

Il desiderio che nasce dal vuoto, dalla mancanza

Ed ecco che l’amore ai tempi del Covid diventa anche questo: scoprire che il vuoto, il caos, è solo pieno delle nostre paure presupposte. Che un giorno sempre uguale all’altro non ha senso viverlo in una penosa, sterile, tranquillità.

Da dove ripartire?

Scommetto che in molti stanno facendo questa domanda. Magari è stato compreso che quel partner non va bene per noi, e siamo disposti a conoscere qualcun altro. Ma come fare? Prima del Covid, un’epoca fa, si usciva con gli amici, ci si abbracciava, ci si poteva conoscere davvero attraverso ciò che veniva detto, ma soprattutto da grazie a quello che non veniva detto. Quel meraviglioso mondo che è il non verbale. E adesso, come si fa a conoscere una persona di questi tempi?

Per le nuove generazioni conoscersi online è un fatto fisiologico. L’immortalità di Milan Kundera descrive bene il processo mentale che ci fa credere immortali da giovani, dove questi momenti di onnipotenza sono ormai solamente brevi squarci che durano un momento andando avanti con l’età.

Rispetto al mio lavoro quando ho la possibilità di dialogare con un adolescente cerco sempre di farmi spiegare il significato di alcune parole che usano (o faccine), normalmente sono sempre felici di insegnarmi qualcosa, e questo li rende anche più aperti quando invece è il momento di apprendere da me.

In una parola: imparare a usare i social. L’amore ai tempi del Covid sarà questo. Non illudiamoci. Non giudichiamoci. Sarà questo, almeno per un po’.

Il desiderio nasce dalla frustrazione. Ai tempi del Covid, c’è tanto desiderio, proprio perché c’è tanta frustrazione. E’ la mancanza di qualcosa a spingerci, non la pienezza.

Risvegliare il desiderio, risvegliando la mancanza

Sperando di fare cosa gradita vi lascio un piccolo compito, per stimolare i concetti qui esposti. Per qualche giorno, quando avete un momento, scrivete una lista delle cose che vi mancano davvero. Lo so, qualcuno starà già pensando all’ultimo modello di porsche, ma non vi chiedo di limitarvi a questo. Cercate di entrare in contatto con il sentimento che vi manca di più, non la cosa. L’oggetto (d’amore o materiale) arriva dopo che l’intenzione di ciò che vi manca è divenuta chiara.

Fatelo per qualche giorno.

Risvegliate il desiderio, risvegliando la mancanza. E poi non rimandate più, lavorateci per averlo, fatevi aiutare se pensate che ne avete bisogno, oppure da soli. Decidete voi, ma fate.

Il prossimo Psycoffee parlerà proprio di questo: come motivarsi.

A presto,

MMM