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“Ho paura di quello che pensano gli altri”: l’Ansia sociale

L’ansia sociale va oltre la semplice timidezza.

Le persone che ne soffrono non si sentono semplicemente in imbarazzo, ma avvertono una forte paura di essere giudicate, umiliate o rifiutate dall’altro all’interno di una situazione sociale.

Il timore è così grande e pervasivo che può interferire con la vita quotidiana della persona, limitando le opportunità sociali, accademiche e lavorative.

È molto importante rendersi conto che quando una paura di questo tipo ha un impatto così forte sulla vita di tutti i giorni, vuol dire che ci troviamo di fronte a un problema che deve essere indagato da un professionista.

Finché una persona è timida, riservata, ma ha comunque la capacità di affrontare le situazioni sociali e di interagire con gli altri, allora non c’è di che preoccuparsi.

Se ti interessa qui puoi leggere un articolo di approfondimento sulla timidezza patologica, che può sfociare in fobia sociale.

Se, invece, sei così frenato dal timore del contatto con gli altri da evitare sistematicamente le situazioni in cui potresti incontrare gli altri, allora stiamo parlando di un problema che va portato all’attenzione di un esperto, uno psicologo psicoterapeuta che possa aiutarti a comprendere come sbloccarti.

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Sintomi dell’ansia o fobia sociale

I sintomi dell’ansia sociale variano notevolmente da persona a persona, ma includono generalmente l’evitamento, un comportamento di cui ho parlato in diversi articoli dedicati alle varie forme di ansia.

Il caso di Federica, una ragazza arrivata in studio da me all’Eur qualche mese fa, è emblematico.

Studentessa universitaria indietro con gli esami, evitava le situazioni sociali in cui poteva incontrare le amiche storiche o altre persone di sua conosceva perché temeva che le avrebbero chiesto come stava andando il suo percorso universitario, mettendola in forte imbarazzo.

Quindi, per evitare questa possibilità, si negava sempre, declinando ogni invito che le arrivava, accampando scuse di ogni tipo.

Ricordo che quando venne da me, tra le lacrime e il riso, mi raccontò di come “prendeva l’influenza” anche 5 o 6 volte l’anno pur di evitare queste situazioni.

Altro sintomo classico è l’ansia anticipatoria, un’ansia fantasiosa e persistente che abita il futuro. La persona inizia a proiettarsi nel futuro come una sorta di chiromante catastrofista, perché nella sua immaginazione il futuro è sempre disastroso, e finisce con il bloccarsi.

Ora, quando parliamo di questo genere di problemi, dobbiamo citare anche i pensieri negativi che affliggono le persone ansiose, le credenze persistenti riguardo la loro incapacità e inadeguatezza, l’idea costante che falliranno miseramente.

Ma non solo.

L’ansia sociale porta con sé anche diversi sintomi fisici, manifestazioni corporee dello stato di tensione e disagio che si prova:

  • il rossore

  • il sudore copioso

  • i tremori

  • la difficoltà a parlare

  • la nausea

Sono tutti sintomi che appaiono prima o durante una situazione sociale temuta.

Sotto un profilo psicologico, spesso l’ansia sociale è alimentata da convinzioni negative su di sé, dalla percezione che gli altri saranno critici o giudicanti nei nostri riguardi e quindi ci rifiuteranno.

A livello neurologico, sembra che nell’ansia sociale giochino un ruolo fondamentale nella risposta della paura alcune aree del cervello come l’amigdala, che vengono iperattivate in queste situazioni. Tutto ciò porta a una risposta di ansia eccessiva anche in situazioni sociali neutrali o comunque lievemente sfidanti.

L’evitamento, la preparazione eccessiva e il consumo di sostanze: le tentate soluzioni che rafforzano l’ansia

 

Come ho sottolineato in un articolo dedicato agli attacchi di panico, chi soffre di questi disturbi non rimane passivo di fronte al problema ma cerca di reagire a suo modo.

Tuttavia, le soluzioni sperimentate, nella maggior parte dei casi, rafforzano l’ansia a lungo termine anziché farla affievolire.

La strategica più comune (e forse deleteria) è l’evitamento.

Ricordate Federica e le sue molteplici influenze che capitavano – guarda caso – sempre quando le sue amiche di lunga data le chiedevano di uscire?

Sebbene evitare un problema ci dà una sensazione di sollievo immediato, tuttavia a lungo andare ci costringe in spazi sempre più ristretti, enfatizzando la nostra paura.

Dovremmo comprendere che la nostra zona di comfort è come un cappio.

Se non ne usciamo mai, esponendoci alla vita, quel cappio si stringe intorno al collo, sempre di più.

Nell’esempio di prima, era il gruppo dei pari, gli amici di lungo corso, a essere evitato. Ma con il tempo, è l’altro in generale a diventare l’oggetto del timore dell’ansioso sociale.

Anche Luigi veniva da me in studio all’Eur per affrontare i suoi problemi di ansia sociale.

Lui, quando doveva uscire con gli amici, passava ore a prepararsi, mandando a memoria quello che avrebbe detto o raccontato, in modo da non commettere errori e rischiare di fare brutta figura di fronte agli altri.

Chi non ha mai sofferto di questo problema, probabilmente penserà che sto esagerando, che non è possibile.

Eppure, ti assicuro che è davvero così.

Ci sono persone che si sentono in grande difficoltà a raccontare agli altri quello che fanno perché temono un giudizio negativo, hanno paura di essere etichettati come dei pazzi.

Ma qui non c’è nulla di folle.

C’è solo e semplicemente la paura atavica di essere rifiutati che porta, se ci pensi bene, alla logica conseguenza di evitare a tutti i costi, preparandosi in modo eccessivo.

Ma se per uscire con i tuoi amici, devi passare un intero pomeriggio a ripetere ossessivamente le cose che dirai, è chiaro che non le dirai perfettamente così come le avevi memorizzate – perché non è una poesia di Natale – ed è chiaro che allora ti prende l’ansia.

Allora qual è la soluzione?

O evitare o prepararti ancora di più, quindi un pomeriggio diventa un giorno intero o due giorni o persino una settimana e così via.

Un’altra tentata soluzione terribile, la più grave e difficile da sradicare, è purtroppo il consumo di alcol e droghe.

Alcune persone possono ricorrere a queste sostanze che alterano la percezione per anestetizzare i sensi e tenere a bada l’ansia.

Il problema è che queste sostanze causano dipendenza.

Così, quando la persona arriva in terapia, il professionista non deve più fare i conti semplicemente con l’ansia sociale, ma con una dipendenza.

Quelle legate alle droga sono molto difficili da contrastare fuori dalle comunità di recupero dove ci si disintossica.

Ma anche al dipendenza da alcolici non è da sottovalutare. L’alcol provoca danni enormi alla salute e causa, ogni anno, tanti, troppi morti.

Ansia sociale: tornare a incontrare l’altro senza paura

In queste situazioni, occorre rendersi conto che si sta cercando di risolvere un problema creandone un altro. Quindi bisogna far esporre la persona in modo graduale e controllato alle situazioni sociali.

L’ansia sociale è una sfida significativa, difficile, ma che può essere superata. Può essere trattata in terapia con efficacia, ottenendo i risultati sperati.

Ma occorre agire per tempo perché più si aspetta, più non ci si può aspettare che l’ansia migliori e anzi, peggiorerà (scusate il gioco di parole).

È importante che il supporto professionale può e deve fare la differenza in un percorso verso il benessere e la sicurezza nelle interazioni sociali.

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Immagine di copertina: Immagine di storyset su Freepik

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