Spesso nel mio studio ricevo coppie in crisi, sull’orlo della rottura. Oppure ho colloqui con pazienti che si ritrovano invischiati in relazioni che non sono appaganti. Questo articolo nasce proprio dalla mia esperienza diretta con questo tipo di situazioni e ha lo scopo specifico di fornire alcuni spunti di riflessione sulla questione della coppia e (perché no) qualche indicazione per riuscire a risolvere alcune delle problematiche relative al proprio rapporto a due.

Generalmente, alla base della coppia ci sono dei conflitti. In particolare, il mio discorso si concentrerà su tre conflitti:

Ho bisogno dell’altro oppure scelgo di stare con lui/lei?

Partiamo dal primo conflitto. Spesso dentro di noi sentiamo l’esigenza di stare con qualcuno, abbiamo bisogno dell’altro e questo bisogno nasce dalla convinzione che l’altro sia necessario per renderci completi. Senza l’altro, senza il partner, non funzioniamo.

Abbiamo bisogno di lui o di lei per stare bene, per non sentirci soli.

Al capo opposto troviamo l’idea, manifestata da molti, che la formazione della coppia sia frutto di una scelta. Tanti vengono da me dicendo: “Io non sto con lui/lei perché ne ho bisogno, l’ho scelto”. Per quanto questo sia molto bello da sentirsi dire, qualche volta la realtà è ben diversa e in molti casi smentisce quanto espresso a livello conscio. È più probabile, almeno secondo la mia esperienza, che dietro l’apparente scelta vi siano delle dinamiche di controdipendenza.

Se il dipendente è colui che sa di dipendere da qualcosa o qualcuno – pensiamo non soltanto ai tossicodipendenti ma anche a chi soffre di dipendenza affettiva (la così detta love addiction di cui ho parlato in questo video) –, il controdipendente è colui che non riesce ad accettare di avere una dipendenza e la nega fermamente. Chi soffre di controdipendenza affettiva supera la propria paura dell’abbandono e del rifiuto chiudendosi al rapporto, divenendo incapace di entrare realmente in relazione con l’altro, di raggiungere un profondo livello di intimità.

È irrealistico pensare che all’interno della coppia non vi sia un minimo di dipendenza tra i due partner.

La coppia prevede la presenza di un Noi che, almeno all’inizio della relazione, può esser concepito come un bambino piccolo, una creatura fragile che ha bisogno di essere accudita, rafforzata e rassicurata per crescere in modo sano e raggiungere la maturità, l’età adulta. Già questa situazione di per sé può portare un problema all’interno della coppia perché esistono casi in cui l’altro si sente amato soltanto finché questo Noi rimane bambino cioè all’inizio della relazione, quando ci sono maggiori premure e rassicurazioni e non accetta che la relazione si sviluppi.

Il punto è che molti di noi hanno problemi di coppia perché, in realtà, non vogliono essere in coppia, rifiutano la dimensione della coppia, per le più varie ragioni. Questo atteggiamento inconscio potrebbe derivare da un copione familiare fallimentare, quella sorta di schemi di comportamento ripetuti e di ruoli che i membri di una famiglia mettono in scena e interpretano proprio come fossero parte di un copione teatrale.

Oppure da una precedente esperienza negativa, da una relazione amorosa precedente conclusasi in modo così sofferto da generare una difficoltà nel cominciare un nuovo rapporto.

O ancora potrebbe derivare da una sostanziale sfiducia nel prossimo o da una mancanza di fiducia in noi stessi che, però, viene rivoltata contro l’altro. Il paradosso sta nel fatto che, spesso, le stessa causa che fanno sì che qualcuno possa non voler far parte di una coppia, spingono qualcun altro a cercare di avere un partner a tutti i costi. All’atto pratico accade che queste due persone, che funzionano come due poli opposti, si incontrano e formano una coppia in cui uno dei due fugge e l’altro insegue.

Sono due facce della stessa medaglia.

Sicurezza contro esplorazione

Vi è mai capitato di vedere un documentario in cui l’animale ha paura di lasciare la sicurezza confortevole della propria tana ma, allo stesso tempo, deve abbandonare quel luogo riparato perché ha fame o ha bisogno di soddisfare i propri impulsi riproduttivi?

Possiamo dire che la nostra psiche funziona in modo molto simile. Queste due forze contrapposte, il bisogno di sicurezza e quello di esplorare il mondo esterno, di spingerci fuori dalla zona di comfort, sono entrambi presenti all’interno della nostra psiche.

Questo conflitto di base si manifesta anche a livello di strutture neurologiche. Allo stesso tempo noi possediamo un cervello rettiliano, che rappresenta la nostra parte più primitiva e si occupa di bisogni e istinti innati, e un sistema limbico o cervello mammifero, in cui si manifesta e agisce l’emotività dell’individuo.

L’uno vuole sopravvivere, l’altro vuole sentire.

Questa è la tipica situazione che preannuncia una guerra civile interna e il risultato di tutto questo, quando non si riesce a comprendere cosa stia accadendo, è l’ansia (di cui ho parlato in un precedente articolo e in un video)

Trovare la giusta distanza (o vicinanza) rispetto all’altro

Arriviamo al terzo conflitto alla base della coppia: quello tra vicinanza e lontananza. A pensarci bene, perché le cose funzionino tra due partner, è tutta questione di trovare un equilibrio tra questi due poli. Riuscire a trovare la giusta vicinanza o lontananza, a seconda delle preferenze. Alla fine del video che potete trovare a questo link e sul mio canale Youtube PsyCoffe, vi propongo anche un esercizio per capire a che distanza volete essere voi rispetto al vostro partner.

Sicuramente conoscete il famoso dilemma del porcospino, ideato dal filosofo tedesco Arthur Schopenhauer e poi adottato anche da Sigmund Freud, padre della psicoanalisi. Il racconto suona così:

“Alcuni porcospini, in una fredda giornata d’inverno, si strinsero vicini, vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono le spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l’uno dall’altro. Quando poi il bisogno di riscaldarsi li portò nuovamente a stare insieme, si ripeté quell’altro malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro fra due mali. Finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione”

Gli aculei del porcospino

Dobbiamo immaginare, però, che ogni aculeo del porcospino ha una sua lunghezza di modo che, ciò che qualcuno ritiene la giusta distanza dall’altro, un vicino ma non troppo, per l’altro può essere invece la distanza sbagliata, qualcosa che continua a generare sofferenza, una vicinanza troppo stretta. Stesso discorso per la lontananza che da alcuni può essere interpretata come eccessiva mentre ad altri sembra quella più conveniente. Nella differenza di distanza e di come questa viene interpretata dall’uno e dall’altro dei membri della coppia si apre lo spazio del malinteso, del rammarico e del rancore che portano al conflitto.

Qui si inserisce una breve parentesi sul momento storico che stiamo vivendo, quello dell’emergenza sanitaria causata dal Coronavirus. Una situazione nella quale, con il lockdown e la necessità di chiudersi in casa e di convivere con il proprio partner h24, senza possibilità di uscire, andare a lavoro, fare vita sociale, le distanze sono saltate completamente, la vicinanza è diventata un’imposizione, qualcosa di forzato.

Ciò che ne è derivato, almeno stando alle statistiche e alle notizie che si sentono, è un boom di separazioni e divorzi.

Questo perché la vicinanza è tanto giusta o sbagliata quanto la lontananza. A proposito di questa casistica particolare, potete trovare una mia riflessione nell’articolo l’Amore al tempo del Covid-19.

Tutto questo può sembrare complicato e, di fatto, lo è. Non serve uno psicologo per dirvelo o confermarvelo: le relazioni umane sono difficili. Ecco perché spesso le coppie si rivolgono a un esperto per salvare il proprio rapporto o per riuscire a renderlo davvero pieno e appagante. Ma bisogna capire che è impossibile raggiungere questo benessere di coppia finché questi tre conflitti appena esposti non vengono risolti all’interno di noi stessi come individui. Finché io non so se ho più bisogno dell’altro o di sceglierlo, se ho più bisogno di sicurezza o di libertà di esplorazione, se ho più bisogno di vicinanza o lontananza, io continuerò a cercare alla cieca.

In conclusione, vi do qualcosa su cui riflettere. Per differenza dall’altro, si cresce. Per somiglianza si costruisce. Dalla differenza rispetto all’altro io posso sapere chi sono. Dalla somiglianza posso accrescere quello che già è.

Pensateci e fatemi sapere qual è la vostra opinione in proposito.