Hanno vinto i Maneskin. Con loro, ha vinto quella generazione di ragazzi spesso bollata come inconcludente, lobotomizzata davanti al pc, drogata dai social e chi più ne ha più ne metta. Con loro, in realtà, ha vinto quella generazione che sta rinunciando a parte della propria giovinezza per tenere al sicuro i propri nonni e i genitori da un virus che ci ha resi tutti all’improvviso più spaventati e fragili. Inutile far vedere in tv solo quelle minoranze di ragazzi che ignorano i divieti imposti dalle autorità, con cieca incoscienza, pensando che il virus non li colpisca. La maggior parte dei giovani è rispettosa delle normative.

A questi ragazzi dobbiamo molto.

Sono diversi da noi e, fortunatamente, sono “fuori di testa”, citando Zitti e buoni, la canzone dei Maneskin, prima classificata al festival di Sanremo.

Trasgressione e bisogno di libertà

Mi è capitato di sentire Malgioglio definire Achille Lauro come un trasgressivo.

A parer mio, questa definizione non è esatta.

I veri trasgressivi sono quelli che, come Malgioglio, hanno combattuto tante battaglie, aprendo un varco che ha consentito a questi ragazzi di essere liberi, liberi come non è stato mai concesso ai giovani della nostra generazione, ormai adulta.

L’amore ha un costo. E i nostri padri e madri – non tutti fortunatamente, ma molti – in cambio del proprio amore, ci hanno chiesto di accettare, di fare nostri quelli che per loro erano valori: il posto fisso a tutti i costi, l’idea che nella vita bisogna avere delle certezze, che chi è sensibile è destinato a finire male, che l’altro da noi è pericoloso, che la diversità è un’aberrazione e che, alla fine, è meglio fottersene di tutti e pensare soltanto a sé stessi.

 “Insegnami com’è, insegnami com’è” dice Achille Lauro in Penelope.

Sai Achille…Sinceramente, da uomo adulto e da psicologo professionista, io non so com’è, non posso dare una risposta a quest’interrogativo. Ma, anche se lo sapessi, non vorrei insegnarlo a qualcun altro.

So, però, che sono dalla vostra parte. Voglio stare con voi, cantare le vostre canzoni e illudermi ancora un po’ che la mia generazione, quella dei quarantenni di oggi, nonostante i condizionamenti e i limiti imposti dai nostri padri, vi abbia insegnato a essere liberi. Voglio credere, forse ingannandomi, che alla fine anche per voi, come per noi, non accadrà di assomigliare ai padri. Non sarete come loro ma, forse, sarete in grado ringraziarli per il ruolo che hanno rivestito nella vostra vita.

Mi rendo conto che i nostri padri, quelli che voi avete il privilegio di chiamare nonni, sono il risultato di quello che è stato imposto loro dalla guerra e\o dal Dopoguerra, dai sacrifici impensabili per la mia generazione.

Padri, a voi vi rivolgo come figlio e vi prego: prendetevela con Noi. Siamo stati noi i ribelli, siamo stati noi i trasgressivi che hanno reso libera questa giovane generazione. Li abbiamo trascurati, abbandonati alla tecnologia, surrogato di una mamma presa in prestito da una pubblicità, ma li abbiamo liberati.

Noi dovevamo ribellarci per superare il puritanesimo di cui Fritz Perls parlava. Loro, invece, vogliono solo essere Liberi.

L’es, l’oscuro mondo del rimosso e delle istanze socialmente inaccettabili, secondo Freud, costantemente fronteggia il Super-io, il dover essere. La mia generazione ha raggiunto livelli importanti di nevrosi derivati dal conflitto terribile tra il voler essere e il dover essere. I giovani di oggi hanno molto meno l’esigenza di trasgredire alle regole del Super-io. Ancora, vogliono essere “solo” liberi.

Non odiamoli perché noi non siamo riusciti a essere liberi allo stesso modo e non potremo mai più esserlo in quel modo. Facciamo il tifo per loro, senza fingerci grottescamente come loro sui social, senza cercare di imitarli, proiettandoci indietro nel tempo, alla ricerca di un tempo che non ci appartiene più.

Ragazzi, vivete e fate esperienza

Ragazzi, dalla vostra parte ci sono tanti pensatori che non ci sono più. Vivete, siate liberi e quando lo riterrete opportuno leggete di questi grandi uomini “immortali”, come un “tale” Sartre, che diceva: l’esistere precede l’esistenza. Ci si definisce vivendo, facendo esperienza, e non viceversa.

Non c’è un modo per stare al mondo, ci si sta e basta.

Leggete Niestzche che diceva: “Ma ditemi, fratelli, che cosa sa fare il fanciullo, che neppure il leone era in grado di fare? Perché il leone rapace deve anche diventare un fanciullo?

Innocenza è il fanciullo e oblio, un nuovo inizio, un giuoco, una ruota ruotante da sola, un primo moto, un sacro dire di sì.

Sì, per il giuoco della creazione, fratelli, occorre un sacro dire di sí: ora lo spirito vuole la sua volontà, il perduto per il mondo conquista per sé il suo mondo”.

“Un sacro dire sì”.

Ragazzi, cambiate tutto quello che potete di questo mondo. Io farò il tifo per voi, da quarantenne (non “boomer” secondo mio nipote), cercando di esserci, davvero, per quello che posso. E insieme a me spero anche tanti padri, madri, nonni e nonne.

Possiamo esserci per questi ragazzi, senza giudizio.

 Io lo farò da metallaro degli anni Novanta, ascoltando con nostalgia i miei adorati Nirvana.

Come as you are, as you were
As I want you to be
As a friend, as a friend
As an old enemy

– Come as you are, Nirvana. Nervermind 1991

In copertina, Maneskin 2019 (CC BY-SA 4.0)