In questo periodo, sempre più persone mi domandano se la loro tristezza sia normale oppure no. In altri termini, le persone notano un certo calo del tono dell’umore e non riescono a capire se questo cambiamento sia fisiologico oppure se debbano preoccuparsi e temere di cadere in depressione.

Bisogna operare una netta distinzione tra tristezza e depressione visto che questo disturbo è una delle principali cause del suicidio. È bene essere correttamente informati, senza fare allarmismo.

Tristezza e depressione: caratteristiche e differenze

Il periodo che stiamo vivendo è, oggettivamente molto difficile, perché siamo in una pandemia, perché siamo rinchiusi e sottoposti a restrizioni e limitazioni da un anno e non sappiamo quando finirà, perché c’è l’incertezza dei vaccini e tutto questo senso di precarietà porta con sé tanta ansia e tristezza. Allora è piuttosto frequente che sorga spontanea la domanda: questa tristezza che provo è normale oppure no?

Innanzitutto bisogna comprendere quali sono i segnali che possono destare allarme.

Nella tristezza, c’è un abbassamento del tono dell’umore ma non c’è una compromissione della funzionalità dell’individuo. Ciò significa che, quando si prova tristezza, la persona riesce comunque ad andare a lavorare, andare a scuola, avere delle relazioni come prima. Ma cosa più importante prova piacere per le attività che svolgeva anche prima di accorgersi di sentirsi triste.

Questi due aspetti sono fondamentali per distinguere la tristezza dalla depressione.

Se l’individuo continua a funzionare come ha sempre fatto in precedenza e continua a provare piacere per quello che gli dava piacere e soddisfazione, questi sono due ottimi segnali che permettono di dire che quella provata è tristezza dovuta al momento, uno stato transitorio, qualcosa di passeggero.

Ci si deve invece interrogare e rivolgersi a un esperto quando la tristezza risulta prolungata nel tempo oppure quando l’abbassamento dell’umore porta a uno stato di tristezza legato a bassa energia, poca iniziativa, scarsa capacità di concentrazione e di prendere decisioni. Qualche volta questi sintomi psicologici possono anche mascherarsi in sintomi di tipo fisico come alterazione del ciclo sonno-veglia, alterazione dell’appetito, cefalee cioè mal di testa, dolori cronici. Anche questi segnali possono lasciar intendere che a monte ci sia un problema depressivo anziché legato alla tristezza.

Autostima e narcisismo positivo: le nostre difese contro la depressione

Si è scoperto che le persone che hanno una bassa autostima hanno una predisposizione verso la depressione. L’autostima è paragonabile al sistema immunitario, una sorta di sistema difensivo per la nostra psiche. Se è bassa, è più probabile avere problemi di depressione.

Nella nostra società si sente spesso parlare di narcisismo patologico e spesso si critica il narcisismo a 360°, ma spesso un sano narcisismo rappresenta anche una buona autostima, come un sistema immunitario che reagisce bene agli eventi della vita e in particolare a eventi come quelli che stiamo vivendo in questo periodo storico. Chiaramente stiamo parlando di un narcisismo sano, lo ribadisco.

Spesso si fa riferimento all’autocritica come a un valore assoluto, ma non è sempre così. Sotto un profilo psicologico, andare oltre un certo limite nell’autocritica espone le persone alla tristezza e a sentimenti che sfociano nella depressione.

Alle radici della depressione: la perdita

Mentre la tristezza può riguardare una varietà di argomenti e situazioni generiche, il tema fondamentale alla base della depressione è molto spesso la perdita. Chi è depresso si sente privato di qualche cosa. La perdita, nella maggior parte del casi, riguarda una persona cara e ha quindi a che fare con il lutto. Ma spesso può essere intesa anche come perdita del partner e mi riferisco in particolare a quelle relazioni di dipendenza di cui parliamo nell’articolo “Storia di una controdipendenza affettiva”.

La perdita ci fa sentire soli, provoca in noi un senso di disperazione, innesca pensieri di autocritica.

Spesso in maniera inconscia, il depresso non riesce a comprendere che i suoi stati depressivi vengono da un ritenersi inadeguato al punto tale da aver lui stesso causato quella perdita.

È un circolo vizioso, un cane che si morde la coda.

All’aumentare del senso di inadeguatezza, si abbassa l’autostima e si scopre il fianco alle depressioni più gravi come la depressione maggiore che va distinta alla depressione distimica, che viene descritta come uno stato di tristezza costante che tuttavia consente all’individuo di continuare a funzionare sotto il profilo lavorativo, scolastico, relazionale e affettivo. Nella depressione maggiore, i sentimenti di disperazione e prostrazione sono così forti ed elevati che la persona non riesce più a rendere quanto faceva in precedenza, non riesce più a fare nulla.

Molte persone depresse, anche in maniera importate, si sforzano di fare la vita che facevano prima, nascondendo quello che provano e le difficoltà che stanno affrontando. La maggior parte delle volte in cui c’è la volontà di nascondere questo stato di cose, stiamo parlando di uomini.

Gli uomini spesso sono imbarazzati, provano vergogna per la propria depressione anche a causa dell’immagine e del ruolo che la società gli attribuisce. L’uomo, per la nostra cultura, deve sempre mostrarsi forte, incrollabile, non deve dare a vedere le proprie fragilità e debolezze. Di conseguenza, nasconde la propria depressione e di fatto la aggrava perché, invece di rivolgersi a un professionista, invece di parlare con qualcuno, soffoca dentro di sé il dolore e la disperazione. La persona rimane così invischiata in queste dinamiche di autocritica e inadeguatezza che non riesce più a vedere il mondo intorno a lui e i colori si spengono.