Da giorni, quasi non sentiamo più parlare di pandemia. Ma sappiamo che il Covid è ancora presente, si diffonde tra di noi, colpendo le nostre famiglie, amici, conoscenti. Anche se le terapie intensive non sono più al collasso, sappiamo che ci sono ancora molte vittime.

Allo stesso tempo, vediamo allungarsi su di noi l’ombra oscura della guerra. Al telegiornale scorrono immagini inquietanti: città bombardate, persone rinchiuse nei bunker senza cibo né acqua, migliaia di profughi alle frontiere in cerca di un rifugio sicuro.

Si parla di crisi economica, di crisi energetica, di supermercati presi d’assalto nel timore che i beni di prima necessità si esauriscano.

È un momento difficile, non c’è dubbio.

Questo articolo, dunque, vuole essere proprio un aiuto per tutti coloro che, di fronte a quel che sta accadendo, si sentono in difficoltà. È un piccolo vademecum gratuito per chi, pur avendo bisogno, non può permettersi al momento di ricorrere all’aiuto di un professionista.

Modi diversi di reagire all’ansia

Prima di tutto, occorre comprendere che ciascuno di noi vive le preoccupazione a suo modo. E che esistono modalità diverse di reagire all’ansia.

Ce ne rendiamo conto se ci guardiamo intorno.

Ci sono persone cosiddette ansiose, che vanno in affanno quando di fronte a loro si presenta un problema. Ce ne sono altre che sembrano ignorarlo totalmente, quasi fregandosene. Altre ancora appaiono quasi immuni, non lasciano trasparire alcun tipo di preoccupazione.

Tutte queste persone vivono uno stato d’ansia, ma in modo diverso.

Perché?

Il fatto è che la reazione rispetto all’ansia ha a che fare con la distanza percepita tra sé stessi e il pericolo che si ha di fronte.

Mi spiego meglio.

Se la fonte dell’ansia è legata a un evento in cui ho percepito il pericolo come distante da me e quindi sono stato in grado di sottrarmi, allora la mia reazione naturale all’ansia sarà quella di fuga.

È il caso di tutte quelle persone che mettono in atto dei comportamenti evitanti rispetto all’ansia e alle situazioni che la innescano. Spesso, questi soggetti si stordiscono con sostanze di vario tipo (alcol, droga) che fanno perdere la lucidità e soprattutto il contatto con la realtà. Oppure scappano letteralmente dai problemi, prendendo misure drastiche per evitare in ogni modo di trovarsi nelle situazioni che causano stress e agitazione.

Se, invece, ho percepito il pericolo come imminente ma avevo la possibilità di vincerlo in qualche modo, di fronte all’ansia proverò a reagire. Spesso, però, chi attua questa modalità, reagisce in maniera spropositata, eccedente rispetto al motivo, peggiorando la situazione in cui si trova.

Non da ultime ci sono le persone che poiché percepiscono il pericolo vicinissimo a loro e sono prive degli strumenti adeguati per far fronte alla situazione, trovano un’unica soluzione: scomparire. Queste persone sono letteralmente paralizzate dal terrore.

In una situazione come quella che stiamo vivendo, anche se ci sembra che le persone reagiscano in modo completamente diverso da noi, dobbiamo capire che anche loro stanno affrontando la tempesta.

È un momento difficile per tutti.

Sia per chi si mostra impaurito, ansioso, preoccupato. Sia per chi sembra indifferente e fa buon viso a cattivo gioco, dimostrandosi ottimista oppure pessimista.

Nessuno è davvero immune: siamo tutti impauriti.

Questo concetto è fondamentale perché, se non lo comprendiamo, rischiamo di chiuderci in noi stessi, tagliare i ponti con l’altro, evitare il dialogo e il confronto con ciò che è diverso da noi. Ma, nei momenti di crisi, è proprio i dialogo che ci permette di superare le difficoltà e trasformarle in un’opportunità di miglioramento, di evoluzione.

Fare come le formiche: guardarsi attorno, restare nel presente

Una volta che abbiamo capito che nonostante le differenze siamo tutti uguali di fronte all’ansia e alla paura, il primo suggerimento che posso dare, in qualità di psicologo, è quello di fare come le formiche.

Il fatto è che questi esserini minuscoli hanno un campo visivo molto limitato. Non vedono oltre 10 centimetri da sé. Eppure, le troviamo ovunque, riescono a raggiungere qualsiasi spazio.

Fare come le formiche

Ecco, in un momento di forte incertezza, in cui non abbiamo punti di riferimento fermi e siamo presi da mille preoccupazioni, dovremmo fare come le formiche e guardare vicino a noi, non lontano.

Dovremmo restare ancorati al presente, nel qui e nell’ora, anziché spingere lo sguardo troppo in là, verso il futuro.

Come possiamo farlo?

Cercando di concentrarci sul nostro quotidiano, sulle cose importanti della nostra giornata. Non dobbiamo lasciarci sfuggire l’unico potere che abbiamo cioè quello sul presente.

Tanto più ci spingiamo con la mente verso il futuro, tanto più siamo preda dell’ansia. Tanto più ci spingiamo nel passato e nei ricordi, tanto più saremo presi dalla nostalgia, dal rimpianto e dalla malinconia, ripetendoci che in quell’epoca della vita stavamo tanto bene…

Imparare dai bambini: attingere dalla sfera emotiva

Altro suggerimento che mi sento di dare è quello di imparare dai bambini.

Pensiamoci bene. Quando fuori piove e il bambino è costretto a rimanere chiuso in casa, comincia a giocare con la fantasia. Inventa situazioni e avventure. In poche parole, attinge alla propria sfera emotiva, grazie alla quale le cose della realtà si trasformano in simboli e acquisiscono altri significati.

Come i bambini, dovremmo ritrovare le nostre emozioni, accoglierle e non avere paura di ammettere che sentiamo ansia dentro di noi.

Un buon modo per farlo è quello di tenere un diario delle emozioni. Ogni sera, prima di coricarci a letto e andare a dormire, può essere molto utile scrivere una paginetta (o anche poche parole per cominciare) su quello che abbiamo provato nel corso della nostra giornata. Non dobbiamo prendere nota soltanto dei sentimenti negativi (frustrazione, ansia, stress, rabbia) ma anche di tutte le cose belle che abbiamo provato.

Lo scopo, infatti, è quello di riuscire a non perdere l’attimo, rendersi conto che possiamo godere di quello che abbiamo a disposizione. Dobbiamo imparare a cogliere il bello, la grande possibilità che ci è data nel presente.

Tenere un diario delle proprie emozioni

Affrontare la crisi: una sintesi        

In sintesi, dunque, sono questi i miei suggerimenti principali.

Innanzitutto, capire che anche chi sembra spavaldo o menefreghista rispetto alla paura, in realtà prova timore. Quella è soltanto una reazione diversa dalla nostra. Quindi dovremmo provare a non innervosirci se chi abbiamo davanti sembra non empatico con noi.

Mai smettere il dialogo con chi è diverso.

Come dice Edgar Morin, tutti i sistemi per aggiornarsi devono entrare in crisi. La crisi è l’unica vera opportunità per aggiornare un sistema. Per fare un esempio banale, quando avviamo il processo di aggiornamento di un cellulare, durante la procedura non possiamo farlo funzionare.

Così siamo noi: quando siamo in crisi, non funzioniamo.

Ma per uscire da quella crisi, non bisogna sospendere il dialogo con l’altro. Bisogna sforzarsi di integrare il modo di vedere dell’altro perché la vita non è escludere, ma includere.

Secondo consiglio: fare come le formiche e restare nel qui e nell’ora.

Terzo e ultimo consiglio: fare come i bambini e attingere alla nostra sfera emotiva, scrivendo un diario delle emozioni.