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Non è amore se devi perderti per sentirti voluto.
Quante volte, dopo una relazione finita male, ti sei chiesto: “Perché mi innamoro sempre della persona sbagliata?”
Ti capita magari di sentirti emotivamente esausta, eppure non riesci in alcun modo a chiudere con il tuo partner?
Giustifichi i suoi comportamenti e tolleri tutto, pur sapendo che se fosse un amico o un amica a trattarti in quel modo, non glielo perdoneresti mai?
Se hai risposto sì a questi interrogativi, è probabile che tu abbia vissuto (o peggio tu stia vivendo) una relazione tossica.
Prima di capire come uscire da questa trappola, dobbiamo chiarire cosa intendiamo davvero per “relazione tossica”.
Mettiti comoda o comodo e cerca di seguirmi lungo il ragionamento.
Quando si parla troppo di relazioni tossiche, si finisce spesso per abbracciare soluzioni semplicistiche, che non sono vere soluzioni e che, anzi, rafforzano il problema.
Tipo chiudersi al mondo oppure credere che “mettersi sempre al primo posto” basti a superare tutto e a costruire relazioni più sane con chi abbiamo intorno.
“Mi innamoro sempre della persona sbagliata”.
“Mi innamoro sempre della persona sbagliata”
Se mi avessero regalato un centesimo (non un euro, eh!) per ogni volta che ho sentito pronunciare questa frase, dentro e fuori dal mio studio di psicoterapia, adesso sarei un miliardario.
Devo dirtelo: se succede così spesso, non è sfortuna.
Dietro la tendenza a scegliere partner inadatti, che si rivelano incapaci di amarci o che ci fanno soffrire non c’è il destino beffardo che gioca con i nostri sentimenti, ma un copione affettivo che si ripete.
Di cosa si tratta?
Di un copione scritto molto tempo fa, durante la tua infanzia tra le mura di casa.
Non lo hai scelto tu, ma l’esperienza vissuta in famiglia quand’eri un bambino o una bambina ha modellato la tua idea di amore, di coppia, di relazione.
Così oggi che sei adulto ti ritrovi ad attrarre (ed essere attratto/a) da persone che attivano dinamiche conosciute, sicuramente poco sane, ma familiari.
La mente umana ha questa curiosa peculiarità: tende sempre ad andare verso ciò che è familiare, perché è rassicurante.
Noi abbiamo un sistema di credenze che si struttura a partire da quando siamo piccoli.
Queste credenze ci portano a vedere la vita come se avessimo degli occhiali con lenti “speciali” che filtrano la realtà. Portiamo addosso questi occhiali in modo del tutto inconsapevole, finché non ci accorgiamo di indossarli.
Solo a quel punto possiamo notare la loro forma, il colore delle loro lenti e possiamo decidere, finalmente, di toglierli (o di cambiarne qualche caratteristica).
Da piccoli magari abbiamo imparato che l’amore non è garantito, non è qualcosa che ci viene dato gratuitamente e in modo incondizionato, per diritto di nascita.
Ci è stato insegnato, attraverso i gesti, le parole, i comportamenti, che dobbiamo guadagnarcelo quell’amore.
Ecco, allora, che sulla base di questo “insegnamento” andremo alla ricerca di un partner che ci fa sentire che non siamo abbastanza, ma che – allo stesso tempo – ci dà la speranza di diventarlo, a un certo punto.
Così scatta una trappola silenziosa ma estremamente potente:
da un lato ci sono io, che combatto per meritare l’amore, anche se si tratta di una lotta vana perché tanto non riuscirò mai ad ottenerlo; dall’altro lato c’è lui o lei che mi fa credere che, invece, prima o poi ce la farò.
Insomma, un criceto che corre nella ruota.
Quando una relazione non è sana? Segnali di una relazione tossica
Quand’è che una relazione non è sana?
Quali sono i segnali della tossicità in un rapporto di coppia?
Voglio risponderti senza mezzi termini.
Una relazione NON è sana quando:
- ti senti costantemente insicuro, ma continui a rimanere con quella persona;
- ti isoli da amici e familiari, smetti di uscire o vedere gli altri e li tieni fuori per non “disturbare la coppia”
Qui occorre fare dei distinguo. È chiaro che se hai degli amici che ragionano “da single” e cercano di coinvolgervi in attività non adatte a persone che sono in coppia, il partner potrebbe avere qualcosa da ridire.
Occorre sempre contestualizzare e non generalizzare troppo.
- Le discussioni finiscono sempre con te che ti scusi anche se sai perfettamente di non avere colpe
- Sei sempre controllato nel parlare, nel vestire, nel ridere. Detto in modo semplice, quando hai timore della reazione del tuo lui o della tua lei e ciò ti porta a non essere te stesso, privandoti della tua autenticità e spontaneità
La tossicità non è sempre così evidente.
All’inizio, può manifestarsi in modo subdolo, attraverso delle piccole svalutazioni da parte del partner fino ad arrivare a manipolazioni affettivi e gli immancabili sensi di colpa.
Perché siamo attratti dalle persone sbagliate? Relazione tossica e dipendenza affettiva
Purtroppo c’è una verità amara da digerire: non sempre ci innamoriamo di ciò che ci fa bene.
A volte, sei attratta da ciò che risveglia una ferita, per esempio:
- il bisogno di approvazione
- il desiderio di essere visto o vista
- l’esigenza di essere salvato
Qui nasce la dipendenza affettiva cioè quando il bisogno di essere amati supera il rispetto di sé stessi.
Facciamo solo un piccolo passo indietro.
Se io sento dentro di me il bisogno di essere salvata, sto affermando implicitamente che sono “da salvare” e che, quindi, ho dei problemi che non posso risolvere da sola, ma che richiedono l’arrivo di un salvatore, qualcuno che concepisco come più di me, non meno di me.
Ed ecco che accade quello di cui abbiamo parlato nell’articolo dedicato al voler compiacere sempre l’altro (se te lo sei, perso clicca qui per leggerlo).
Riassumo.
Normalmente, la persona che ha una propensione a compiacere l’altro, a cerca di soddisfarlo in ogni modo, si accompagna a un partner che vuole essere al centro dell’attenzione, quasi idolatrato dall’altro.
Ecco perché non dovremmo mai dire che il partner è tossico.
È la dinamica che si verifica tra questi due individui, il compiacente bisognoso di amore e il narcisista, a essere tossica.
Entrambi contribuiscono a far scattare questo meccanismo.
Non c’è uno più colpevole dell’altro, come spesso mi capita di sentir dire.
Siamo di fronte a una dinamica tossica che entrambi costruiscono, entrambi portano avanti, entrambi mantengono.
Quindi non si ama l’altro, si ha bisogno dell’altro. E quando questo bisogno diventa insaziabile, ci tiene legati anche al dolore.
Le tre fasi di una relazione tossica
Una relazione tossica solitamente attraversa tre fasi:
- l’idealizzazione.
- la svalutazione.
- L’abbandono o la manipolazione
Nella fase dell’idealizzazione, tutto sembra perfetto. L’altro ci riempie di attenzioni, facendoci sentire amati e coccolati.
È il classico love bombing, di cui sicuramente avrai sentito parlare.
Una volta conquistato con complimenti, gesti affettuosi e carinerie, si passa alla fase 2: la svalutazione. Cominciano le critiche, i momenti in cui ti ignora completamente, alternando il caldo e il freddo e tu provi a riconquistare l’intensità iniziale, senza mai riuscirci davvero.
Arriviamo dunque all’ultima fase tipica di una relazione tossica, quella in cui si è ormai innescato un circolo vizioso fatto di ricatti emotivi, sensi di colpa, distacco.
E tu rimani lì a chiederti: cosa ho sbagliato?
Una relazione tossica può diventare sana?
Molti pazienti che arrivano in terapia da me mi domandano se sia possibile trasformare una relazione tossica in sana.
Bella domanda.
Voglio essere franco e diretto.
Cambiare una relazione è sì possibile, ma solo se entrambi i partner della coppia sono consapevoli e disponibili a lavorarci.
In caso contrario, non c’è nulla da fare.
Capiamo meglio, però.
Non basta che uno dei due capisca di aver costruita una relazione tossica. Occorre sentire profondamente l’esigenza di un cambiamento e impegnarsi in tal senso.
Capire e sentire sono due cose completamente diverse.
Capire è “facile”, da un certo punto di vista.
Ma sentire è tutto un altro discorso.
Il cambiamento richiede una presa di coscienza e un’assunzione di responsabilità da parte di entrambi. Non basta la classica promessa post lite “Non lo farò più”…
L’altro nega il problema, ti accusa di esagerare, arriva a farti sentire colpevole.
Allora no, non può diventate sana e non può essere solo colpa tua, che ci stai lavorando.
Se, però, sai che il tuo partner non ha alcuna intenzione di impegnarsi altrettanto, perlomeno ti trovi in una situazione di maggior consapevolezza e puoi evitare di sentirti responsabile.
Tu vuoi provare a cambiare le cose.
Come capire se stai con la persona sbagliata. Cosa fa un partner tossico
Un partner sbagliato si può riconoscere da alcuni comportamenti e soprattutto dal modo in cui ti fa sentire.
Se ti fa sentire inadeguato, mai abbastanza per lui o lei, ti fa dubitare di quel che provi, magari dicendoti frasi come “Sei troppo sensibile”, se ti controlla, ti manipola, fa il vittimista dopo averti ferito inducendoti a chiedere scusa se ti sei arrabbiata perché ti ha offeso in qualche modo…
allora dovresti riflettere sulla persona che hai accanto.
Anche l’eccessiva gelosia ingiustificata è un segnale. Ma attenzione, ci sono motivi e situazioni per cui un partner può sentirsi geloso perché, magari, avverte un senso di insicurezza.
Se hai a che fare con un partner tossico, ti troverai a vivere sulle montagne russe. In alcuni momenti sarai oggetto di amore intensissimo, in altri sarà distante, freddo, persino ostile.
E tu sarai lì, interdetto, e cercherai di riportalo alla versione “originale”.
Relazione tossica: come uscirne
Cercare di uscire da una relazione tossica è un atto di coraggio e amore per sé stessi.
Volendo esemplificare i diversi passi da compiere potremmo dire che è necessario:
- prendere consapevolezza del problema. Puoi riconoscere la dinamica di una relazione tossica dai vari segnali che ti ho indicato (svalutazione, manipolazione etc.)
- parlarne con qualcuno. Confrontarti con gli amici è un modo per schiarirti le idee (oltre che per riprendere contatti che potresti aver sacrificato a favore della relazione). Alcuni amici sono ottimi ascoltatori.
Prima di concludere, nello spirito di questo sito web di divulgazione su psicologia e psicoterapia vorrei lasciarti alcuni spunti di riflessione per capire se la tua situazione richiede magari l’intervento di un professionista esperto in materia di relazioni tossiche
Normalmente, uscire da una relazione tossica richiede un piano. Non si può chiudere di botto.
Mi è capitato di aver visto qualcosa del genere, ma è molto raro che funzioni.
Di solito, ci vuole una “exit strategy” per dirlo all’americana.
Spesso, infatti, occorre mettere in discussione persino i propri valori morali pur di uscirne, perché diventa una lotta per la sopravvivenza, o me o te.
O la mia salute oppure rimango lì e muoio (dentro e, purtroppo, anche fuori delle volte).
Occorre imparare a prendere una distanza, a mettere e far rispettare dei confini tra me e l’altro, a spezzare la dipendenza.
E poi devi ricostruire una tua identità al di là dell’altro, riscoprire chi sei.
Non sei il bisogno che provi, sei molto di più.
Mi viene in mente il caso di Deborah, una ragazza finita in una relazione tossica da cui voleva scappare. Mi raccontava che il suo fidanzato le diceva persino come stendere i panni e lei eseguiva, seguendo le sue istruzioni.
Quando poi li stendeva da sola, le sembrava di farlo male, anche se non c’era lui a controllarla.
Lei insomma si sentiva in obbligo di fare come diceva lui.
E poi un giorno li stese tutti di traverso e quando riguardò il balcone iniziò a ridere.
“In quel momento” mi disse nel corso della nostra seduta “Ho capito che stavo guarendo, che non avevo più bisogno di vedere i calzini allineati sullo stendino per sentirmi a posto”.
E forse è così che comincia, con una risata, con un gesto semplice ma potente, capace di liberarci.
Un piccolo disordine che sa di libertà.
Come promesso, ecco qualche spunto per capire se la tua è una relazione tossica, quanto è grave e se, quindi, sarebbe bene rivolgersi a un professionista per parlarne.
Rispondi con sincerità a queste domande:
- Ti senti spesso in colpa anche quando non hai fatto nulla di male?
- Ti ritrovi a giustificare comportamenti di lui o lei, che se si trattasse di un amico, non digeriresti?
- Hai smesso di fare cose che ti piacevano per evitare discussioni con il partner?
- Hai la sensazione di camminare sempre sulle uova?
- Ti chiedi spesso cosa puoi fare per non farlo arrabbiare/diventare triste/farlo allontanare?
- Hai perso fiducia nel tuo giudizio?
Se la risposta è sì a più di 3 domande, è il caso che tu faccia una chiacchierata con un esperto.
Chiaramente, questo piccolo questionario che ti propongo non è uno strumento diagnostico, ma un punto di partenza per iniziare a riflettere con più consapevolezza su ciò che stai vivendo.
Se leggendo questo articolo ti sei riconosciuto, sappi che non sei l’unico e che non sei nemmeno solo. Nel mio lavoro di terapeuta accompagno spesso persone che stanno attraversando relazioni complesse, aiutandole a riconoscere il proprio valore e a ripartire proprio da lì, dal proprio empowerment.
Uscire da una relazione tossica non è una fuga, è un ritorno a te.
Ogni addio che ti libera è un atto d’amore verso te stesso.



