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Sto con un narcisista patologico?

“Quell’uomo è davvero un narcisista!”

Negli ultimi anni si fa un gran parlare di narcisismo patologico. Io stesso, prima di approcciare questo tema, ero tra coloro i quali sono convinti che il narcisismo riguardi esclusivamente la categoria maschile, gli uomini.

Tuttavia, non è detto che sia davvero così.

La società in cui viviamo sta evolvendo in modo sempre più rapido e vorticoso, i termini stessi legati all’identità di genere non sono più così rigidi e tutto questo ci fa comprendere come la questione sia ben più sfaccettata e articolata di quanto non sembri in apparenza.

Ormai non ha più senso dire che qualcosa riguardo soltanto i maschi (gli uomini) o le femmine (le donne) perché la nostra società va in un’altra direzione, verso un tipo di assetto che non è più vincolato alla biologia ma si modella sulla base del proprio modo di percepirsi.

Se questo è l’attuale contesto storico, va da sé che diverse patologie – come il narcisismo – devono essere riviste alla luce di questi cambiamenti.

La diagnosi di narcisismo patologico viene fatta da uno specialista sulla base di alcuni criteri ben precisi che, in un certo senso, servono a riconoscere ed etichettare questo disturbo di personalità.

Secondo quanto riportato dal DSM-5, il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, il disturbo narcisistico di personalità si contraddistingue per la presenza di cinque o più dei seguenti elementi:

  • Senso grandioso di sé, che si esprime in vario modo. Per esempio, il narcisista patologico enfatizza i propri risultati, esalta quelli che reputa dei talenti e si aspetta sempre che gli altri notino la sua (presunta) superiorità
  • È completamente assorbito da fantasie di successo, potere, fascino, bellezza e amore ideale
  • È convinto di essere “speciale” e unico, al punto che desidera frequentare soltanto da persone (o istituzioni) altrettanto speciali. Ritiene che soltanto loro possano comprenderlo davvero
  • Richiede eccessiva ammirazione dagli altri, vuole essere costantemente elogiato
  • Sente che tutto gli è dovuto. Ciò significa che crede che gli altri debbano soddisfare le sue aspettative e che debba ricevere dei trattamenti di favore, per un motivo non meglio precisato
  • Sfrutta costantemente gli altri, approfitta di loro per il proprio tornaconto personale, senza alcun tipo di riconoscenza
  • Manca di empatia. Non è in grado di riconoscere le emozioni altrui e tantomeno di mettersi nei loro panni, di identificarsi con i loro sentimenti e le loro necessità
  • Prova spesso invidia nei confronti degli altri oppure pensa che siano loro a invidiarlo
  • È arrogante e presuntuoso nei propri comportamenti

Questi criteri sono molto netti. Ma dobbiamo sempre considerare il fatto che ci troviamo di fronte a un disturbo dalle molte sfaccettature e sfumature diverse, che può presentarsi in forma più o meno grave.

Esiste il narcisista dotato di fascino e successo che riesce ad adattarsi e a essere socialmente adeguato, pur non essendo capace di intimità con gli altri. Ed esiste il narcisista che manca di un sentimento profondo e radicato di moralità, al punto che si comporta in modo altamente tossico, avvelenando la vita del partner e di chi gli sta intorno.

Sappiamo che il narcisista vero e proprio si distingue da chi ha una normale inclinazione narcisistica (che potremmo chiamare anche autostima) per la totale mancanza di empatia. Tuttavia, l’obiettivo di questo articolo non è tanto descrivere nel minimo dettaglio questo disturbo di personalità, quanto fornire dei validi strumenti per capire se si ha a che fare con un narcisista. Oppure se tu stessa potresti avere un problema di narcisismo che, in ogni caso, deve essere sempre diagnosticato da un esperto.

Il narcisista, tra bisogno di conferme ed esplosioni di rabbia

La domanda che dobbiamo porci è questa:

Cosa fa la persona che abbiamo di fronte quando non vede riconosciuto il proprio valore?

Se questa persona dà in escandescenze e ha un’esplosione di rabbia, allora molto probabilmente ci troviamo in presenza di un narcisista patologico.

Il narcisista patologico, infatti, dietro la maschera di grandiosità che porta sul proprio volto, cela un gigantesco vuoto interiore, un enorme bisogno di conferme. Egli vuole attenzione e ammirazione costante da chi lo circonda. La sua è un’autostima di cristallo, fragilissima.

Di conseguenza, quando l’altro non gli dà quello che richiede, il narcisista patologico ha una reazione scomposta o violenta fino alla totale chiusura.

Diverso è il caso di una persona sana, che ha piacere nell’essere riconosciuta per quel che fa. Tutti, infatti, proviamo soddisfazione nel vederci elogiati per i nostri meriti e se non ci sentiamo apprezzati proviamo tristezza e delusione.

Ma nel caso del narcisista patologico, la reazione di rabbia estrema viene scatenata anche per le minime cose, per quei piccoli gesti che lui vorrebbe vedersi riconosciuti perché fatti col cuore ma che vengono ignorati dall’altro o dati per scontati.

Osservando attentamente come si comporta l’altro in questo tipo di situazione, possiamo comprendere se effettivamente ci troviamo ad avere a che fare con un o una narcisista patologica.

Il narcisismo patologico e la mancanza di empatia

Perché suggerisco questo metodo?

In buona sostanza perché la descrizione che si dà comunemente del narcisista, pur essendo molto precisa e dettagliata, è difficile da utilizzare nella pratica. Come ho detto all’inizio, questo disturbo di personalità è caratterizzato dalla totale mancanza di empatia.

Tuttavia, cosa significhi davvero avere un deficit di empatia è più facile da spiegare a livello teorico che nella situazione concreta.

Prendiamo l’esempio di una coppia di qualsiasi tipo, sposati o conviventi. È del tutto normale, all’interno di una relazione, avere delle aspettative rispetto all’altro, sentire che lui o lei dovrebbe prendersi cura di noi, sostenerci etc. Quando questa aspettativa viene delusa – per i più vari motivi – è piuttosto facile arrivare ad accusare l’altro di non essere empatico nei nostri confronti, di non capire le nostre ragioni, di non essere in grado di ascoltarci.

Questo, però, almeno fino a un certo punto, fa parte della normale dialettica e del conflittoche nasce all’interno di un rapporto, con l’altro e con noi stessi.

L’empatia è difficile da giudicare.

Più semplice, invece, rendersi conto se il nostro partner ha scatti di rabbia improvvisa quando mettiamo in dubbio le sue capacità oppure gli sembra anche soltanto che non lo apprezziamo a sufficienza.

Un esercizio per individuare il narcisista patologico

A questo punto, ti propongo un valido esercizio per capire se sei in una relazione con un narcisista patologico oppure se tu stesso o tu stessa potresti avere questo problema.

Prendi carta e penna e siediti. Ora, ripensa alle ultime settimane della tua vita.

Concentrati in particolare su tutte quelle occasioni in cui hai fatto qualcosa che meritava riconoscimento. Magari hai ottenuto un buon voto al tuo ultimo esame all’università. Oppure hai raggiunto un traguardo lavorativo importante. O ancora, hai aiutato il tuo compagno a risolvere un problema.

Fai un elenco di tutti questi episodi, come una lista della spesa.

A questo punto, chiediti se gli altri hanno riconosciuto o meno l’importanza del tuo gesto, se ti sono stati riconoscenti, se ti hanno dimostrato ammirazione.

Se non c’è stato riconoscimento, qual è stata la tua reazione?

Questo esercizio ha un duplice funzione. Da un lato, ti permette di interrogarti su te stesso o te stessa e di capire se potresti essere un narcisista patologico.

Dall’altro, ti consente di valutare anche chi hai intorno. Difficilmente, infatti, chi ha problemi di narcisismo, riesce a riconoscere il valore degli altri e a rendergliene merito. Il sentimento dominante rispetto ai successi altrui è quello dell’invidia. Non perché il narcisista aneli effettivamente a raggiungere i vostri stessi traguardi, ma perché desidera ardentemente l’attenzione e l’ammirazione che ne derivano.

Ecco che quest’esercizio ti permette anche di comprendere se gli altri riconoscono quel che fai.

 

Manuel Marco Mancini, psicologo Roma Eur