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“Lo so già come andrà a finire… ma ci ricasco sempre”. Le relazioni fotocopia
Alzi la mano chi, almeno una volta, non ha pensato:
“Ma com’è possibile che mi capitino sempre le stesse persone?”
Poi, a dirla tutta, al posto di “persone” spesso usiamo un termine un po’ meno elegante: “casi umani”.
Oppure “Lo so già come andrà a finire ma… ci ricasco sempre”.
C’è chi chi ride su con un’amica dopo l’ennesima relazione finita allo stesso modo di quella precedente e chi, invece, alla terza o quarta volta che capita, comincia a farsi due domande…
Ma perché ogni storia d’amore che vivo sembra il copione di un film già visto… e quasi sempre drammatico?
Perché quando succede più di una volta, smette di sembrare sfortuna e inizia ad assomigliare a qualcosa che si ripete.
All’inizio magari ti dici: “Questa volta è diverso”
Lui sembra più presente, attento, disponibile.
Lei dolce, comprensiva, capace di darti sostegno.
Per un po’, tutto sembra filare liscio tra di voi. Rose e fiori, come dice il detto popolare.
Poi, l’incantesimo si spezza, l’innamoramento iniziale sfuma nella realtà e tu ti ritrovi dentro le stesse dinamiche di sempre: stesse discussioni, stessi silenzi e un finale che appare già scritto.
Cambia la persona, ma la sensazione è identica, come in una specie di dejavu amoroso in cui, alla fine, sembra di stare sempre con quell’ex che hai lasciato (o ti ha lasciato) anni fa.
Relazioni diverse, stesso copione: siamo di fronte a vere e proprie relazioni fotocopia.
Se le tue relazioni ti sembrano tutte uguali, una ragione c’è: cos’è uno schema relazionale
Siamo portati a pensare che le persone con cui abbiamo una storia arrivino nella nostra vita per caso.
Un incontro fortuito all’università.
Una coincidenza in viaggio.
Insomma, una questione di fortuna… o di sfortuna, a seconda dei punti di vista!
E in parte è vero: non possiamo sapere in anticipo come e quando incontreremo la “persona giusta”, quella che romanticamente immaginiamo come la nostra “anima gemella” (anche per colpa di una certa narrazione pop, cinematografica, letteraria e via discorrendo).
Ma spesso sottovalutiamo un altro aspetto: non è casuale il tipo di persona che ci colpisce, ci coinvolge e ci tiene dentro a una relazione.
Qui entra in gioco qualcosa di più profondo.
Dietro tutto questo, infatti, c’è uno schema relazionale ed emotivo.
È come se, dentro di noi, ci fosse una mappa che ci orienta, spesso senza che ce ne accorgiamo, verso certe persone. Anche quando proviamo a cambiare strada e seguire vie alternative, illudendoci di scegliere qualcosa di diverso, finiamo per tornare sempre negli stessi luoghi.
Perché ciò che è familiare, anche quando fa soffrire, ha una forza molto più grande di quanto immaginiamo .
Perché ti attraggono proprio quelle persone (anche quando sai che ti faranno soffrire)
Tutti abbiamo visto questo tipo di situazione almeno una volta nella vita.
Magari la protagonista era un’amica che, nonostante i nostri avvertimenti, ha continuato a frequentare una persona chiaramente sbagliata per lei.
Oppure, a un certo punto,passata la fase rosa e fiori dell’innamoramento iniziale, ti sei accorto che la “storia sbagliata” era proprio la tua.
Da fuori, naturalmente, tutto è più semplice.
Quando non si è coinvolti in prima persona all’interno di una relazione, si fa presto a “cogliere i segnali” (e non parlo delle Red Flags tanto care alla psicologia pop, di cui ho discusso ampiamente in questo articolo).
Con un minimo di sguardo critico, dall’esterno, si riesce a cogliere le dinamiche.
Da dentro, però, è tutta un’altra storia.
O meglio, magari ti accorgi pure che quella certa persona ti fa stare male, ti ferisce, non ti dà l’amore e le cure di cui avresti bisogno.
Eppure non riesci a lasciarla.
Oppure ce la fai, ma dopo un po’ ti ritrovi in una relazione incredibilmente simile.
Il fatto è che – anche se lo vorremmo – l’attrazione non segue la logica.
Ad attirarci, spesso, non è ciò che ci fa stare bene… ma ciò che ci è familiare.
I motivi sono molteplici.
Ti attira ciò che riconosci, non necessariamente ciò che ti fa stare bene
Le persone da cui ci sentiamo più attratti non sono sempre quelle più compatibili o più disponibili, anzi.
Sono, molto spesso, quelle che attivano qualcosa di già conosciuto dentro di noi. Quelle che ci fanno rivivere esperienze, sensazioni, modalità relazionali che, in qualche modo, riconosciamo.
Questo ha un nome preciso: familiarità emotiva.
Ciò che ci è familiare, anche quando fa soffrire, ha un potere enorme su di noi perché, a un livello profondo, ci fa sentire “a casa”.
Ma da dove arrivano queste “sensazioni familiari”?
Spesso affondano le radici nelle prime esperienze relazionali, quelle che abbiamo vissuto fin da piccoli a contatto con i nostri modelli relazionali per eccellenza: i nostri genitori.
È lì, all’interno del nostro nucleo familiare, che impariamo:
- cosa aspettarci dagli altri
- quanto possiamo fidarci
- come si costruisce (o si perde) un legame
Questi schemi che interiorizziamo inconsapevolmente continuano a guidarci anche nelle relazioni adulte.
Questo ha una spiegazione anche dal punto di vista neuro-biologico.
Il nostro cervello si è affinato in milioni di anni con uno scopo preciso: farci sopravvivere.
Non è progettato per renderci felici e soddisfatti né per permetterci di vivere una relazione sana, quanto per farci arrivare dall’alba al tramonto sani e salvi.
E come fa a farlo?
Tenendoci nei binari di ciò che già conosce, che ha imparato a gestire e che può prevedere. Andare oltre significherebbe disperdere energie preziose ed esporsi, con molta probabilità, a pericoli e incertezza.
È lo stesso meccanismo che vediamo agire sottotraccia nelle abitudini: percorriamo le stesse strade, scegliamo le stesse cose, restiamo in certi luoghi e situazioni, anche quando non sono le migliori per noi.
Il cervello non si chiede: “Mi fa stare bene?” ma “Lo conosco?”
In questo modo, tende a riportarci dove siamo già stati, anche nelle relazioni.
Un esempio?
Crescere con un genitore poco disponibile a livello affettivo, distante o che ti fa sentire che per essere amato devi comportarti in un certo modo, può spingerti a cercare, nei rapporti amorosi, qualcuno che ti tratti in quello stesso modo.
Non è masochismo, anche se potrebbe sembrarlo.
Piuttosto è il tentativo di ricucire quella ferita, cercando finalmente di ottenere l’attenzione e l’amore che meritavi allora nel qui e ora.
Un altro esempio?
L’esperienza di un affetto imprevedibile, presente a volte e assente in altre, può spingerti verso potresti partner che alternano vicinanza e distanza.
Questa dinamica, che dovrebbe indurti a mollare la presa, ti tiene agganciato.
Perché c’è una parte di te che nutre la speranza di essere scelto, questa volta davvero.
“Quando trovo una persona diversa… non mi prende”: perché il partner sano non attiva le stesse emozioni
Se ti trovi in questo tipo di situazioni, a questo punto potresti chiederti:
“Ma allora perché, quando incontro qualcuno di diverso… non mi prende?”
A livello di chiacchiere da bar, c’è quella distinzione tra il “bello e dannato” che colpisce e il bravo ragazzo che, invece, viene “friendzonato”.
Ma ridurla a questo è fuorviante ed estremamente riduttivo.
Non parliamo semplicemente di tipi di persone che possono (o non possono piacere). L’attrazione non è soltanto interesse e/o compatibilità ma anche attivazione emotiva.
È come se nell’altro cercassimo più che una persona, una sensazione già conosciuta, che spesso è fatta di tensione, attesa, adrenalina.
Un cocktail di emozioni che ci fa sentire coinvolti e che deriva dal senso di incertezza, dal dubbio, da quel bisogno profondo di essere scelti che ci portiamo dietro.
Ma quando incontri una persona stabile, chiara, disponibile… il gioco perde il suo brivido.
Lui è lì.
Non devi rincorrerlo.
Non devi cercare di interpretare i suoi segnali ambigui.
Non devi lottare per la sua attenzione.
E questo invece di rassicurarti, ti spiazza.
E il tuo sistema emotivo, che ha imparato ad associare intensità e coinvolgimento, interpreta questa calma come qualcosa che “non funziona”.
Ma non è detto affatto che sia così, anzi.
Spesso quella che chiamiamo “noia” è semplice tranquillità, che non siamo ancora pronti a riconoscere e accettare.
Una tranquillità che non attiva, non travolge, non destabilizza.
Ma che, proprio per questo, può rappresentare qualcosa di nuovo.
Come smettere di attrarre sempre lo stesso tipo di partner
“In amore vince chi fugge” recita un vecchio adagio.
In realtà, possiamo dire che è vero il contrario.
Per sottrarci dalla spirale di relazioni fotocopia, amori che si ripetono tutti uguali ma con volti diversi, occorre darsi il tempo di vivere quella relazione che, a prima vista, ci sembra noiosa o poco coinvolgente.
Nelle relazioni, così come in una partita a poker, se metti subito tutto sul tavolo (all in), perdi. Piuttosto che raccontare ogni minimo dettaglio intimo della tua vita all’altro già in pochi giorni aspetta.
Coltiva la pazienza.
In natura, le cose importanti crescono con il tempo. Così avviene anche con l’amore.
Parti con piccoli investimenti emotivi e dai all’altro il tempo di rispondere a questi stimoli.
Soltanto così potrai capire gradualmente chi è.



