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Love Bombing: come distinguere un corteggiamento intenso da una manipolazione affettiva

“All’inizio era perfetto, poi è cambiato…”

Spesso, le mie conversazioni con i pazienti che arrivano nello studio di psicoterapeuta all’Eur iniziano così.

L’ultima relazione che hanno vissuto sembrava una favola, all’inizio.

Messaggi continui pieni di affetto e complimenti, attenzioni costanti, regali.

Lui (o lei) sembrava talmente innamorato da voler condividere tutto subito: tempo, emozioni, progetti, futuro.

All’inizio, un coinvolgimento così intenso può far sentire profondamente desiderati.
Come se finalmente qualcuno ci vedesse davvero, per la prima volta nella nostra vita.

E proprio per questo, spesso, è difficile accorgersi che le cose, forse, stanno andando un po’ troppo in fretta.

Perché quando ci sentiamo accolti, scelti e importanti per qualcuno, tendiamo a interpretare quell’intensità in modo romantico, come il segno di un amore raro, speciale, autentico.

Sempre più spesso, però, quando ci troviamo a vivere una relazione che sembra andare fin troppo bene, emerge anche un dubbio che fino a pochi anni fa difficilmente ci sarebbe venuto in mente:

“E se fosse love bombing?”

Ovvero: quello che sto vivendo è un coinvolgimento sincero oppure sono vittima di una manipolazione affettiva?

“Tutto e subito”. Manipolazione, love bombing o soltanto un modo diverso di vivere le relazioni?

Nell’ultimo periodo, con l’approdo della psicologia sul web, termini come narcisista covert, love bombing e manipolazione emotiva sono entrati con forza nelle conversazioni online, sui social e perfino nel linguaggio quotidiano.

Questo ha avuto anche un effetto positivo: molte persone hanno iniziato a dare un nome a dinamiche relazionali che prima subivano senza riuscire davvero a comprenderne il funzionamento.

Sensazioni come il bisogno costante di rassicurazioni da parte del partner o il sentirsi improvvisamente svalutati all’interno di una relazione hanno finalmente trovato parole con cui essere raccontate.

E questo, per chi ha vissuto un rapporto tossico, di vera dipendenza affettiva, può rappresentare un primo passo importante.

Allo stesso tempo, però, la diffusione di questi termini sui social ha portato anche a una semplificazione eccessiva, che rischia di trasformare le relazioni umane in un campo minato emotivo.

Basta che lui o lei sia molto presente e premuroso perché si cominci a sospettare:

“Ma non è che sto con un narcisista patologico?”

A forza di cercare le cosiddette red flags ovvero i presunti segnali che dovrebbero aiutarci a riconoscere una relazione tossica, finiamo con il vivere i rapporti con il freno a mano tirato, sempre scettici e dubbiosi, come se la “fregatura” fosse dietro l’angolo.

Un messaggio affettuoso di troppo? Forse ha qualcosa da farsi perdonare…

Un grande entusiasmo iniziale? Uhm… potrebbe essere love bombing!

Il desiderio di vedersi spesso o la voglia di costruire rapidamente intimità? Sta sicuramente cercando un modo per controllarmi!

Letti sotto la lente distorta della paura e del sospetto costante, anche comportamenti assolutamente spontanei rischiano di trasformarsi in altrettante prove di cattiva fede o intenzioni poco trasparenti.

Non tutto ciò che è intenso, però, è necessariamente manipolatorio.

Questo, naturalmente, non significa che il love bombing non esista o che certe dinamiche non possano diventare profondamente destabilizzanti per chi le vive.

Occorre però imparare a discernere.

Cos’è davvero il love bombing

Con il termine love bombing si descrive una modalità relazionale caratterizzata da attenzioni intense, coinvolgimento molto rapido, idealizzazione che creano in poco tempo una forte connessione affettiva.

Il problema non è l’intensità in sé, ma ciò che accade dopo.

Dopo averti bombardato di attenzioni e averti fatto sentire la persona più speciale sulla terra, la relazione prende un ritmo diverso, potremmo definirlo altalenante.

Ai momenti di fortissima vicinanza si alternano fasi in cui lui o lei si fa distante, freddo, persino “ostile”.

Quell’atteggiamento costante di premura e attenzione viene sostituito da un comportamento imprevedibile.

A volte è presente, altre irraggiungibile.

A volte è affettuoso, altre completamente distaccato.

Un po’ come se nella relazione si alternassero continuamente gratificazione e privazione emotiva.

Una sorta di “bastone e carota” affettivo che finisce per lasciarti confuso (e ben poco felice, per citare una vecchia canzone)

Ed è proprio questa alternanza a rendere il love bombing così destabilizzante.

Chi vive queste dinamiche, infatti, si ritrova non soltanto a rincorrere il proprio partner, ma soprattutto la sensazione intensa e totalizzante provata all’inizio della relazione, quando tutto sembrava perfetto.

Per capire davvero perché dinamiche di questo tipo possano diventare così difficili da interrompere, bisogna guardare anche a ciò che accade dentro la persona che le vive.

Il caso di “Sara”: quando cercare il mostro lo crea

Per capire i danni dell’ipervigilanza, prendiamo il caso di Sara, una professionista di 35 anni arrivata nel mio studio all’Eur convinta di attirare “solo narcisisti”.

Da qualche settimana aveva iniziato a frequentare Marco, un ragazzo genuinamente entusiasta. Marco le mandava spesso il buongiorno, le proponeva cene nei suoi posti preferiti e faceva progetti a breve termine.

Un corteggiamento sano? Non per Sara.

Istruita da decine di video sui social, aveva iniziato a scannerizzare ogni gesto.

Troppo presente? Sicuramente mi vuole controllare.

Mi ha regalato un libro? Vuole comprarmi.

Per “proteggersi”, allora, Sara ha messo in atto la sua tentata soluzione: ha iniziato a rispondere a monosillabi, a rifiutare gli inviti all’ultimo minuto per “testare” la reazione di lui, a mostrarsi fredda. Dopo un mese di questa gelosia preventiva, Marco, esausto e confuso da un muro di ghiaccio immotivato, si è allontanato.

La reazione di Sara nel mio studio?

“Vede, Dottore? Appena non ho fatto quello che voleva lui, è sparito. Era l’ennesimo manipolatore!”

In realtà, Sara non aveva smascherato un narcisista manipolatore: aveva costruito una perfetta profezia che si autoavvera. Cercando ossessivamente le prove di un love bombing, ha sabotato una relazione che, con molta probabilità, era semplicemente mossa da un entusiasmo sincero.

“Forse sto sbagliando io qualcosa”: perché è così difficile riconoscere il vero love bombing

Uno degli aspetti più difficili del love bombing è che, almeno all’inizio, non si presenta quasi mai come qualcosa di chiaramente tossico o minaccioso.

Anzi.

Spesso appare esattamente come ciò che molte persone desiderano da tempo:
attenzione, presenza, voglia di costruire qualcosa insieme.

In molte situazioni, inoltre, il love bombing si incastra perfettamente con alcune fragilità affettive profonde della persona che lo subisce.

Chi ha vissuto relazioni familiari caratterizzate da affetto discontinuo, approvazione condizionata dall’essere o comportarsi secondo le aspettative del genitore e bisogno costante di conquistarsi l’amore dell’altro può sentirsi inconsapevolmente molto attratto da dinamiche di questo genere.

Ne ho parlato in un articolo precedente dedicato alle relazioni “fotocopia”, quelle che si ripetono tutte uguali.

Non siamo attratti da ciò che ci fa bene, ma da ciò che ci risulta familiare.

È come se si riattivasse qualcosa dentro di noi.

Qualcosa di cui, purtroppo, non siamo consapevoli.

Questo non significa essere deboli, ma avere una storia emotiva che può renderci più sensibili ed esposti a certe dinamiche.

C’è poi un altro aspetta da considerare.

Chi finisce nella spirale del love bombing e della dipendenza affettiva, vede la propria autostima, già fragile e dipendente dall’approvazione altrui, indebolirsi sempre di più con il passare del tempo.

Semplificando molto possiamo dire che succede questo.

All’inizio la persona viene riempita di attenzioni e fatta sentire speciale come forse non si era mai sentita prima. E questo la porta a idealizzare l’altro, a percepirlo come la persona capace finalmente di colmare vuoti emotivi, insicurezze o bisogni affettivi rimasti a lungo insoddisfatti.

Il partner viene così investito di un valore enorme: non è più soltanto qualcuno con cui si sta costruendo una relazione, ma la fonte principale di benessere emotivo, conferma e sicurezza personale.

Poi, però, arriva la fase in cui le attenzioni cominciano a venire meno.

L’altro, anzi, spesso si comporta in modo svalutante. Ti critica, fa battute che ti feriscono, si mostra disinteressato e scostante.

E chi fino a poco prima si sentiva profondamente amato comincia lentamente a mettere in discussione sé stesso, non l’altro.

“Forse ho sbagliato qualcosa.”
“Forse dovrei impegnarmi di più.”
“Magari se torno ad essere come all’inizio tutto si sistemerà.”

Ecco che l’autostima, già traballante, inizia a sgretolarsi.

Perché quando il nostro valore personale dipende quasi esclusivamente dalle attenzioni, dall’umore o dall’approvazione del partner, ogni gesto o parola viene vissuto come una conferma di non essere abbastanza.

E più la persona si sente svalutata, più tende a cercare nell’altro proprio quelle conferme.

Si crea così un circolo vizioso molto doloroso: chi ci ferisce diventa anche l’unica persona da cui sentiamo di poter ricevere sollievo.

Quando un corteggiamento intenso è sano… e quando dovrebbe farci riflettere

Ai giorni nostri, viviamo in una cultura relazionale sempre più segnata dalla paura del coinvolgimento emotivo e dalla difficoltà a creare intimità autentica.

I social network e le app di dating, da questo punto di vista, hanno profondamente cambiato il nostro modo di vivere i rapporti umani.

Da una parte ci permettono di entrare facilmente in contatto con nuove persone, filtrandole per interessi, passioni comuni, stili di vita e persino presunte compatibilità caratteriali.

Oltre naturalmente che per aspetto fisico.

Dall’altra, però, questi strumenti rischiano di ridurre le relazioni a un prodotto usa e getta, secondo la logica del consumo.

Le persone scorrono davanti ai nostri occhi, quasi fossero articoli da scegliere in un catalogo infinito. Bisogna costruirsi un profilo accattivante per farsi prendere in considerazione, risultare interessanti nel giro di pochi secondi, riuscire a colpire abbastanza da non essere scartati con uno swipe.

In un contesto del genere, esporsi emotivamente diventa sempre più difficile.

Molte persone finiscono così per vivere il coinvolgimento con una sorta di prudenza costante, trattenendosi per paura di sembrare troppo presenti, troppo interessate o troppo vulnerabili.

E finiscono per vedere nell’entusiasmo dell’altro qualcosa di ambiguo o sospetto.

Tanto più perché online si parla continuamente di red flags, narcisismo, ghosting e manipolazione emotiva, spesso in modo estremamente semplificato.

Ma le relazioni umane non funzionano tutte allo stesso modo

Esistono persone più espansive, passionali e spontanee di altre, che si affezionano più velocemente e hanno bisogno di presenza e condivisione emotiva fin dall’inizio.

Questo fa di loro dei potenziali love bomber?

Assolutamente no.

Le persone hanno sensibilità, storie personali e modi diversi di vivere l’intimità.

C’è chi ha bisogno di tempo per fidarsi perché magari ha vissuto delle esperienze negative in passatoe chi, invece, tende naturalmente a vivere il coinvolgimento con maggiore spontaneità.

Il punto, quindi, non è quanto qualcuno sembri preso all’inizio della relazione.

È come la relazione si sviluppa successivamente, quali atteggiamenti e comportamenti assume l’altro nel corso del tempo e, soprattutto, quanto spazio di libertà senti di avere all’interno di questa storia.

Un coinvolgimento intenso ma sano non ti fa sentire costantemente sotto pressione.

Non ti senti obbligato a rispondere immediatamente ai suoi messaggi o chiamate per paura che l’altro si arrabbi.

Non vivi con l’ansia di deluderlo se hai bisogno dei tuoi tempi.
Non hai la sensazione che ogni tua distanza venga interpretata come un rifiuto o un tradimento imperdonabile, che mette a rischio la relazione.

In una relazione sana, anche quando il coinvolgimento è molto intenso, rimane la possibilità di essere sé stessi.

Ci si può avvicinare senza perdere libertà.
Ci si può sentire desiderati senza sentirsi controllati.
Ci si può sentire amati senza dover continuamente “guadagnare” quell’amore.

Ma perché questo sia possibile, dobbiamo avere il coraggio di metterci in gioco.

Perché una parte del problema, oggi, è che molte persone desiderano relazioni profonde e autentiche, ma allo stesso tempo hanno enorme paura della vulnerabilità che ogni vero legame inevitabilmente comporta.

Come proteggersi senza diventare diffidenti verso l’amore

Dopo aver vissuto una relazione tossica o aver subito manipolazioni emotive dal proprio partner, è comprensibile sviluppare diffidenza e bisogno di controllo.

È naturale e umano che chi è stato ferito cerchi di proteggersi.

Questo, però, spesso porta a un atteggiamento ipervigile. È come se tutti i sensi fossero costantemente in allerta.

Ogni comportamento viene analizzato, ogni cambiamento di tono osservato con attenzione, ogni distanza interpretata come un possibile segnale di pericolo.

Il problema è che, quando restiamo costantemente sulla difensiva, rischiamo di allontanare anche quelle persone con cui potremmo stare bene.

La corazza del cinismo e della diffidenza, per quanto possa sembrare rassicurante nell’immediato, alla lunga si trasforma in una prigione emotiva.

Cosa fare allora per proteggersi senza chiudersi completamente all’amore?

La vera sicurezza non nasce dal controllare ogni comportamento dell’altro.

Il controllo, anzi, è uno strumento che toglie sicurezza, anziché darcela.

Più proviamo a tenere in pugno la situazione, infatti, e più questa ci sfugge di mano mentre noi perdiamo la capacità di tollerare quella che è l’essenza stessa della vita: l’imprevedibilità.

E questo vale anche per le relazioni.

Non esiste un modo per eliminare completamente il rischio di soffrire.
Esiste però la possibilità di costruire dentro di noi basi emotive più solide, imparando ad ascoltare noi stessi dentro la relazione.

Chiediti non soltanto cosa fa l’altro, ma soprattutto come ti tu.
Ti senti libero o libera di essere te stesso?
Puoi esprimere bisogni, dubbi e confini senza paura che lui o lei si arrabbi?
Oppure vivi costantemente nell’ansia di perdere l’altro, di deluderlo o di non essere abbastanza?

La vera sicurezza non nasce dal controllare ogni comportamento dell’altro.

Come in molti aspetti della mente umana, la soluzione è controintuitiva.

Se cerchi ossessivamente i fantasmi, prima o poi li troverai, anche dove non ci sono.

Per proteggersi davvero da un amore tossico non serve studiare manuali di manipolazione emotiva o fare l’autopsia ai messaggi del partner.

Pradossalmente, serve accettare il rischio di poter soffrire.

Soltanto chi è disposto a correre il rischio della delusione può vivere la relazione con quella leggerezza e autenticità necessarie per farla fiorire. Se ti metti in gioco apertamente, senza maschere e senza armature, vedrai chiaramente chi hai di fronte.

Se l’altro è un manipolatore, l’equilibrio si spezzerà presto, e avrai gli strumenti per lasciarlo andare. Ma se l’altro è semplicemente una persona entusiasta di averti incontrato, gli avrai dato — e ti sarai dato — l’occasione di vivere qualcosa di vero.

Per dirla con un antico stratagemma: se vuoi proteggerti dalle ferite, impara ad esporre il fianco.

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