dr. Manuel Marco Mancini

Psicologo Clinico

Psycoffee #3 Ansia: quando devo preoccuparmi e come ripartire

 

Carissimi amici miei, consumatori compulsivi di caffè, oggi parleremo dell’ansia e a fine video vi darò una piccola pillola di come capire la vostra ansia, che potrà esservi utile come spunto di riflessione.

I sintomi dell’ansia

Spesso mi si domanda quand’è che bisogna preoccuparsi riguardo all’ansia? Sapete, entro certi limiti l’ansia è un fattore che potenzia le nostre capacità. Mi viene da pensare alla memoria, all’attenzione. Quindi, entro certi limiti, l’ansia è qualcosa di benefico. Il problema sussiste quando l’ansia, superando una certa soglia, vi fa manifestare una serie di sintomi davvero fastidiosi, come la sudorazione. Vi ricordate la famosa lingua felpata di Fantozzi? Ecco, quella. La tensione su tutto il corpo, le palpitazioni, le farfalle nello stomaco.

No, non siete innamorati, è ansia.

L’ansia può dare tutta una serie di sintomatologie e somatizzazioni invalidanti per il corpo. Esistono tanti tipi di ansia e il discorso sarebbe lunghissimo. Io posso parlarvi di quelle che mi capita più spesso di osservare.

Vari tipi di ansia: ansia da separazione, ansia morale, ansia anticipatoria

La prima che mi viene in mente è la cosiddetta ansia da separazione, che si scatena quando una persona è costretta a separarsi dall’oggetto d’amore inteso come la persona desiderata o amata. Mi vengono in mente i lutti, le separazioni, i divorzi.

Poi esiste l’ansia morale, quell’ansia che nasce nel momento in cui sentiamo di aver infranto un nostro codice di condotta. Anche questa mi capita di vedere nei soggetti rigidi, che hanno una visione della vita rigida, piuttosto schematica.

Poi c’è l’ansia anticipatoria. Potremmo definirla la paura di avere paura. È abbastanza nota l’ansia anticipatoria e ha a che fare con la profezia che si auto-avvera. Facciamo un esempio. Diciamo che io ho paura di essere abbandonato da qualcuno. Quando incontrerò questa persona, non riuscirò a comportarmi in maniera naturale e spontanea. Cercherò di proteggermi perché ho paura di essere abbandonato o rifiutato. Non sarò certamente caldo, brillante, socievole.

Sarò chiuso perché ho paura.

Il risultato di questo meccanismo, però, è che la persona che mi vede dall’altra parte percepisce che io lo sto rifiutando, Allora che succede? Che a sua volta si proteggerà, allontanandosi ed ecco che ho realizzato la profezia.

Si è avverato il fatto che sono stato abbandonato.

L’ansia è paura senza oggetto

Tornando alla domanda iniziale, ansia è uguale alla paura senza oggetto. Mentre nella paura è facile capire di che cosa abbiamo paura (pensiamo alle fobie), l’ansia è più subdola, non ci dice perché stiamo provando quello stato d’animo, è necessario andare a indagare e tante volte troviamo anche cause sbagliate. Tante volte è necessario fare un percorso.

Intanto possiamo definire l’ansia come paura senza oggetto. Quindi, per rispondere alla vostra domanda: quando devo preoccuparmi? Devo preoccuparmi quando la reazione che innesca la mia ansia è spropositata rispetto alla situazione che l’ha generata.

Allora in quel caso è un bel problema.

Come si supera l’ansia?

Mi riaggancio a quello che ho detto prima: l’ansia ha sempre una storia da raccontare, una storia che noi non vogliamo ascoltare, che non ci interessa, che vogliamo tenere lontano, mettendola in un angolo.

Facciamo un esempio.

i sarà capitato di vedere un bambino che cerca di attirare l’attenzione della mamma o del papà. Vedete che prima il bambino chiama piano piano, sommessamente e poi comincia a urlare, a tirare i vestiti, per la giacca il papà, per la gonna la mamma ed è in grado di fare tanto rumore per attirare l’attenzione. Ora immaginate quel bambino dentro di voi. Quel rumore sono le somatizzazioni che accompagnano l’ansia vera e propria.

Quindi l’ansia ha una storia da raccontare e bisogna ascoltarla.

Mi viene in mente un autore Hillman, di cui vi consiglio un libro meraviglioso “Il codice dell’anima”. Hillman diceva che nella teoria della ghianda che l’uomo è come un seme, che contiene tutte le qualità che gli servono per diventare l’albero che dovrebbe essere. Così l’uomo dentro di sé ha tutte le risorse per diventare l’uomo che dovrebbe essere.

Tutto ciò che occorre al seme è un terreno fertile.

Ma cosa succede se questo seme non incontra il terreno fertile ma il cemento o il terreno arido? Il seme non crescerà, non attecchirà, non si svilupperà. Quel cemento potrebbe essere un partner sgradito, potremmo essere noi stessi che non accettiamo la persona che dobbiamo diventare, potrebbe essere qualcos’altro o qualcun altro.

L’ansia, da un lato, ci racconta una storia e, dall’altro lato, l’ansia è un alleato, che ci ricorda chi dobbiamo essere. L’ansia non è un nemico da sconfiggere. In questa società che ci spinge a cercare sempre un nemico da abbattere, l’ansia è un nostro alleato prezioso, ci riporta all’origine.

Capire la propria ansia con un esercizio

Come promesso, vi do questa pillolina, un semplice esercizio da fare quando volete, possibilmente prima di andare a dormire. Prendete un pezzo di carta e scrivete tutto ciò che desiderate, ok? La Porche. No, non solo la Porche. Tutto quello che volete, scrivetelo perché il desiderio nasce dalla frustrazione ma è il desiderio a dirci chi siamo.

E la frustrazione è necessaria per questo motivo: perché ci ricorda quello che vogliamo e non abbiamo. Quindi scrivete quello che non avete perché la frustrazione può diventare il contenitore del desiderio e qualche volte il contenitore è importante quanto il contenuto.

Io vi ringrazio per l’attenzione e ci vediamo al prossimo caffè.

A presto,

MMM

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