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I disturbi alimentari sono condizioni psicologiche complesse, poiché riguardano un rapporto disfunzionale con il cibo e con il proprio corpo.
È impossibile, dunque, trattare queste problematiche soltanto dal punto di vista nutrizionale o medico.
Un approccio efficace ai disturbi alimentari deve passare attraverso un’analisi approfondita, che consenta di mettere a fuoco la relazione tra questi due elementi.
Il comportamento alimentare scorretto – cioè il mangiare troppo poco o troppo, magari compensando poi con il vomito o altre condotte – è un sintomo, la manifestazione di una profonda sofferenza interiore.
Il problema è che questo disagio emotivo ha delle conseguenze fisiche e psicologiche, anche molto gravi.
Con il giusto supporto psicologico, tuttavia, è possibile guarire da un disturbo alimentare.
Cosa sono i disturbi alimentari
Per capire cosa è un disturbo alimentare, è necessario procedere in negativo, ovvero chiarire cosa non è.
Un disturbo alimentare non è una questione di volontà o di scelte sbagliate.
Non si tratta semplicemente di cattive abitudini alimentari o di momentanei squilibri nella dieta.
Stiamo parlando, invece, di una condizione psicologica in cui il cibo diviene il centro di una battaglia interiore.
Alcune persone smettono di mangiare per poter sentire il controllo.
Altre mangiano in modo compulsivo, senza freno, per cercare di gestire emozioni difficili come ansia o stress, emozioni con cui non riescono a fare i conti.
Altre ancora non riescono a sentire più piacere in nulla e cercano nel cibo o nel rifiuto dello stesso un conforto.
In ogni caso, il cibo diventa uno strumento per affrontare un disagio ben più profondo.
Mi torna in mente il caso di Anna, una mia giovanissima paziente di appena 18 anni, che soffriva di anoressia nervosa.
Anna era una studentessa modello, abituata a collezionare ottimi voti e giudizi entusiasti per il suo impegno scolastico, sempre attenta a soddisfare le aspettative altrui, che si trattasse dei genitori o degli insegnanti.
Dietro quella perfezione apparente, però, si celava un dolore profondo, un desiderio estremo di accettazione e apprezzamento.
A un certo punto, si era convinta che se avesse perso peso, avrebbe ottenuto ancora più approvazione, più amore, più conferme.
Così aveva cominciato a saltare i pasti, a calcolare ossessivamente le calorie, a pesarsi più volte al giorno, come se il numero sulla bilancia potesse misurare il suo valore.
Finché questo controllo sul cibo era diventato l’unico modo per sentirsi adeguata.
Il suo, purtroppo, non è un caso isolato.
Spesso, i disturbi alimentari sono associati alla classica “ragazza perfetta” che va bene a scuola, ha un aspetto molto curato etc.
Insomma, che controlla tutto, cibo compreso.
Dall’altra parte, esistono anche situazioni come quella di Ludovica, 25 anni.
Una giovane donna che si rifugiava nel cibo in cerca di consolazione.
Quando le capitava una giornata particolarmente stressante sul lavoro o affrontava una situazione di grande frustrazione, comprava enormi quantità di dolci, che divorava uno dopo l’altro, abbuffandosi.
Dopo ogni abbuffata, ecco montare il senso di colpa, che la induceva a promettersi di non farlo più.
Ma il ciclo si ripeteva ogni volta.

Classificazione dei disturbi alimentari
Quelli di Anna e Ludovica sono due esempi molto classici di come può manifestarsi – seppur in modo diverso – un disturbo alimentare.
I disturbi alimentari, infatti, possono assumere varie forme, in apparenza molto distanti tra di loro.
Tutti, però, hanno un elemento comune, che ritroviamo nelle due situazioni che abbiamo descritto: il cibo viene utilizzato per gestire delle emozioni o delle paure.
Anoressia nervosa. Caratteristiche, sintomi e conseguenze
Quando si parla di disturbi alimentari, il primo che viene in mente è sicuramente l’anoressia nervosa, caratterizzata da un’intensa paura di ingrassare, alla quale si cerca di porre rimedio controllando in modo ossessivo l’alimentazione e il peso.
L’anoressia nervosa colpisce spesso la classica “brava ragazza” di cui facevo l’esempio prima. Una giovane che cerca a tutti i costi di essere perfetta, di eccellere in ogni ambito e soddisfare le aspettative di chi la circonda.
Chi soffre di anoressia ha una percezione distorta del proprio corpo.
Anche ridotta a pelle e ossa, quando si guarda allo specchio continua a vedersi troppo grassa.
Le conseguenze fisiche dell’anoressia nervosa sono drammatiche e interessano tutto il corpo.
Ridurre drasticamente il cibo, arrivando anche a rifiutarlo del tutto può comportare:
perdita di peso estrema, parliamo di ragazze che arrivano a pesare appena 25/30 chili;
osteoporosi, una complicanza medica molto comune, dovuta a diversi fattori tra i quali la denutrizione e gli squilibri ormonali che ne derivano, che può determinare a lungo andare lesioni e persino la disabilità;danni cardiaci seri
problemi ai reni e al fegato
Ma questi sono soltanto alcuni
L’anoressia nervosa porta con sé un altro tema.
Man mano che l’anoressica si priva del cibo inizia a sentirsi più energica.
Potrà sembrare paradossale.
In realtà, però, la privazione del cibo – oltre una certa soglia – anziché privarci delle forze, porta con sé una strana energia nervosa, un’energia “isterica” direbbe la psicologia classica.
Altri disturbi alimentari sono la bulimia nervosa, il binge eating disorder e il vomiting.
Bulimia nervosa. Caratteristiche sintomi
La bulimia nervosa, in psicologia classica, viene definita come episodi di abbuffate incontrollate, vere e proprie crisi in cui la persona mangia di tutto in una sola volta, seguite da comportamenti compensatori – cioè azioni che servono ad alleviare il senso di colpa e a prevenire l’aumento di peso.
Tali condotte comprendono:
l’eccessivo esercizio fisico
il digiuno
il vomito autoindottoDa un certo punto di vista, tuttavia, quella del vomito è una categoria a parte, che tratteremo meglio alla fine di questo articolo, quando parleremo del vomiting.
La bulimia si accompagna a forte senso di colpa e vergogna dopo l’abbuffata.
Il peso della persona bulimica può variare anche di 5/10 chili. A causa di questa oscillazione è un po’ più difficile accorgersi di soffrire di questo disturbo.

Binge eating disorder. Caratteristiche e sintomi
Il binge eating disorder ha come elemento centrale la sensazione di perdita di controllo durante l’episodio di abbuffata.
Chi soffre del disturbo da alimentazione incontrollata, a un certo punto, non sente più nemmeno il sapore dei cibi che ingerisce in grande quantità.
Per la psicologia classica, queste abbuffate non sono seguite da comportamenti compensatori.
Nel mio approccio, che si rifà alla psicoterapia strategico-breve, questi comportamenti compensatori esistono e sono del tutto sovrapponibili a quelli che associamo alla bulimia nervosa ovvero eccesso di esercizio fisico, regimi alimentari estremamente restrittivi e controllati.
Anche qui siamo nel territorio del disagio emotivo profondo.
L’aumento di peso può essere anche marcato.
Vomiting. Caratteristiche e sintomi
Nella psicologia classica, il vomito autoindotto è visto come un sintomo accessorio rispetto ad altre condotte alimentari.
Da molti anni, tuttavia, gli studi condotti all’interno del filone dell’approccio strategico breve hanno evidenziato come il vomiting sia proprio una sindrome a sé.
Nel vomiting si mangia per poi provocarsi il vomito che, però, non è utilizzato tanto per compensare l’abbuffata quanto per procurarsi un vero e proprio piacere.
All’interno di questa dinamica, il vomito è una sorta di amante segreto, un piacere nascosto, per il quale la persona sviluppa una vera e propria dipendenza.
Quando si innesca tale meccanismo, il vomito diventa un comportamento ripetitivo, compulsivo, che si associa a un paradossale senso di benessere dopo aver messo in atto questa condotta eliminatoria, la quale talvolta viene seguita da senso di colpa e vergogna, ma più spesso da un senso di compiacimento.
Le conseguenze fisiche di questa sindrome sono spesso a carico dell’apparato digerente a partire dalla gola, corrosa dai succhi gastrici acidi, ma si arriva anche a squilibri elettrolitici che possono compromettere la salute del cuore e aprire la strada a problemi cardiaci.
Ci soffre maggiormente di disturbi alimentari?
A questo punto, potremmo domandarci quali soggetti sono più esposti al rischio di sviluppare un disturbo alimentare.
Possiamo dire che generalmente queste problematiche sono più frequenti nelle donne, non necessariamente adolescenti, ma anche adulte.
Constatiamo, invece, una minor incidenza dei disturbi alimentari tra gli uomini.
Fattori di rischio dei disturbi alimentari
I disturbi alimentari emergono spesso in relazione all’età adolescenziale, momento critico in cui l’individuo affronta enormi cambiamenti che riguardano la sua identità.
In questa fase di crescita, un deficit di autostima può rappresentare un importante fattore di rischio.
Solo il 10/15% dei disturbi alimentari riguarda gli uomini, che tendono a nascondere il problema.
Spesso, gli atleti di entrambi i sessi sono particolarmente vulnerabili ai disturbi alimentari, poiché la ricerca della massima performance può spingerli oltre i propri limiti, mettendo in secondo piano l’aspetto fisico e, purtroppo, la salute.
L’ossessione per il risultato, infatti, può indurli a sottoporsi a sessioni di allenamento estenuanti e a seguire diete rigidissime, mettendo a rischio il benessere fisico e mentale.

Per motivi simili, anche le modelle e i modelli rappresentano dei soggetti a rischio DCA.
Nel loro caso, però, la pressione non riguarda tanto la performance sportiva quanto l’adesione a rigidi standard estetici imposti dall’industria della moda. Il controllo del peso e della forma fisica diventa una priorità assoluta, spesso a scapito della salute, con diete estreme e pratiche alimentari dannose.
Tipicamente, chi è molto autocritico e perfezionista è maggiormente predisposto a sviluppare un disturbo del comportamento alimentare.
Quali sono le principali cause dei disturbi alimentari?
Non esiste un’unica causa dei disturbi alimentari.
Alla base di queste problematiche troviamo un insieme di fattori concomitanti, che possono essere biologici, psicologici e sociali.
Di certo, esiste una familiarità dei DCA.
Ma in che senso?
Alcuni direbbero che ci sono delle componenti genetiche che possono favorire l’insorgenza dell’anoressia, della bulimia o del binge eating disorder.
Altri affermare – e io sono d’accordo con loro – che questa familiarità ha piuttosto a che fare con un copione familiare in cui si enfatizzano alcuni elementi come l’aspetto fisico oppure l’essere bravi per conquistarsi l’amore degli altri.
Cosa succede quando si cresce in un ambiente di questo tipo?
Accade che, fin da bambini, si interiorizza un “genitore normativo” che continua a rimandare giudizi sempre più esigenti, sempre più critici che conducono la persona a uno stato di frustrazione tale da non riuscire più a vedere le cose nella giusta ottica.
Ma quando parliamo di cause dei DCA dobbiamo tenere conto anche delle influenze socio-culturali.
Basti pensare alla nuova sindrome che va sotto il nome di dismorfia digitale o disformia da Instagram, legata ai filtri che vengono utilizzati per ritoccare e migliorare la propria immagine, rimuovendo imperfezioni e arrivando anche a cambiarsi del tutto i connotati.
Può sembrare assurdo ma negli ultimi tempi si è assistito a un aumento delle richieste di interventi di chirurgia plastica, non più nel tentativo di somigliare all’attore o al cantante famoso, ma per riprodurre il risultato ottenuto con i filtri dei social.
La pressione sociale è enorme: da un lato impone canoni di bellezza irrealistici e irraggiungibili, dall’altro cerca di compensare parlando di body positivity.
Ma fermiamoci un attimo a riflettere.
Se c’è bisogno di promuovere l’accettazione del corpo, non significa forse che, implicitamente, si sta ammettendo che esistono corpi “da accettare”, come se fossero un’eccezione alla norma?
Mi domando: non sarebbe stato meglio semplicemente “mostrare” che esistono tanti tipi di bellezza senza necessariamente doverla etichettare in qualche modo?
Ed è proprio qui che emerge una delle contraddizioni del politicamente corretto: nel tentativo di essere inclusivo, finisce per sottolineare ancora di più la differenza, trasformando un messaggio di accettazione in un paradosso.
Per non parlare dei media, che amplificano ancora di più il messaggio, mostrandoci corpi perfetti che non esistono nella realtà.
Ci sono le challenge, i trend legati al peso che possono innescare comportamenti pericolosi.
Ma non dobbiamo dimenticare che, in molti casi, si può manifestare un disturbo alimentare in seguito a un trauma.
Essere vittima di abusi o di bullismo, vivere un lutto, ma anche trovarsi in una relazione difficile… tutte queste esperienze possono essere la matrice di un disturbo alimentare, in cui il cibo diventa ciò su cui si va a scaricare la tensione e la sofferenza, mettendo in atto una strategia impropria di coping.
Disturbi alimentari, come riconoscerli. I sintomi
Se sei arrivato fin qui, probabilmente sei interessato o interessata al tema dei disturbi alimentari.
Magari sospetti di soffrire di un DCA oppure temi che una persona vicina a te possa averne uno.
Per questo, vorrei fornirti una piccola guida per riconoscere i disturbi alimentari, evidenziando quelli che sono i segni e i sintomi tipici di queste problematiche.
Non sarò esaustivo, ma vorrei esserti d’aiuto, fornendoti le informazioni essenziali.
Alcuni dei segnali a cui prestare attenzione sono:
- l’ossessione per il peso e per il cibo. Pensi costantemente a cosa mangiare o cosa evitare in un pasto?
- la restrizione alimentare eccessiva oppure il suo opposto cioè le improvvise abbuffate. Ti capita di non mangiare per giorni? Oppure ti succede di ingurgitare grandi quantità di cibo in poco tempo?
- i sensi di colpa. Provi senso di colpa ogni volta che ti sembra di mangiare qualcosa di non sano?
- cambiamenti fisici e comportamentali. All’improvviso hai perso peso in modo drastico, ti pesi ogni giorno, magari più volte e sei molto più attenta ai feedback degli altri?
Se ti ritrovi in questi comportamenti, sappi che c’è una soluzione.
Per uscire da un disturbo alimentare, però, è importante iniziare a lavorarci su il prima possibile.
Per assurdo che sembra, i disturbi legati alla bulimia sono anche quelli più resistenti al trattamento, per i quali occorre più tempo.
Dunque, prima si inizia è meglio anche.
Disturbi alimentari: come uscirne?
Uscire da un disturbo alimentare significa, prima di tutto, ammettere di avere un problema e quindi parlarne con un professionista.
L’intervento, da un punto di vista psicoterapeutico, ruota intorno all’identificazione delle tentate soluzioni, ovvero i comportamenti e le azioni che vengono messe in atto per risolvere il problema, ma finiscono per mantenerlo e aggravarlo.
Volendo fare un esempio.
Se una persona fa attività fisica, non è bello, è fantastico poiché il movimento è una medicina per il corpo e per la mente, qualcosa che ci fa stare bene.
Ma quando lo sport viene utilizzato come comportamento compensatorio rispetto a una grande abbuffata, allora non stiamo parlando di qualcosa di sano e piacevole.
Questo comportamento non fa che creare un circolo vizioso.
La persona, infatti, cedendo a un impulso, si abbuffa, mangiando senza controllo e poi, in preda ai sensi di colpa, magari va a correre oppure si dedica a un’estenuante sessione di palestra, con l’intento di compensare.
La pratica sportiva, però, consuma energie e spesso mette ancora più fame.
Quindi la tentata soluzione “faccio sport per evitare di ingrassare” diventa altro.
Ma l’abuso di esercizio fisico anziché risolvere il problema, lo mantiene.
In conclusione, come ho già affermato, i disturbi alimentari non sono una scelta.
Sono una condizione complessa, che merita ascolto e comprensione.
Se conosci qualcuno che sta affrontando questa battaglia o se tu stesso ti ritrovi in queste descrizioni, ricordati che il recupero è possibile.
Chiedere aiuto non è segno di debolezza, ma di grande forza.
Anche perché – lasciami fare una battuta – nello studio del terapeuta molto spesso non arrivano i matti… ma coloro che devono sopportare i matti
Contatto rapido: scrivimi senza impegno
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