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Il vomiting, noto anche come sindrome da vomito, è un disturbo alimentare meno conosciuto rispetto a bulimia, binge eating e anoressia, ma altrettanto devastante per chi ne soffre.
In cosa consiste?
Il vomiting si presenta sotto forma di un ciclo ripetuto di abbuffate seguite dall’autoinduzione del vomito, un comportamento che, oltre a essere una risposta disfunzionale a problematiche profonde come la bassa autostima e la distorsione dell’immagine corporea, comporta anche gravi conseguenze fisiche, tra cui:
- Erosione dentale, dovuta all’acidità dei succhi gastrici
- Disturbi gastroesofagei, come reflusso e infiammazioni croniche
- Squilibri elettrolitici, che possono portare a disidratazione e problemi renali
- Complicanze cardiache, causate dalle alterazioni nei livelli di potassio e sodio
Vomiting, bulimia e binge eating: differenze e punti di contatto
Per comprendere davvero il vomiting, è fondamentale analizzarne le caratteristiche distintive, così da differenziarlo con chiarezza dagli altri disturbi alimentari con cui condivide alcune somiglianze.
Partiamo dal Binge eating disorder (BED) caratterizzato da episodi di abbuffate incontrollate, ma senza l’adozione di condotte compensatorie.
Chi ne soffre, tende a mangiare grandi quantità di cibo tutto in una volta, in un breve lasso di tempo, spesso in solitudine e di nascosto. Durante questi episodi di abbuffate solitamente si prova una totale perdita di controllo.
Per questo, il binge eating disorder è definito anche disturbo da alimentazione incontrollata.
Dopo l’abbuffata, emergono forti sensi di colpa, vergogna e disagio, ma non vengono messe in atto strategie per “rimediare” all’eccesso calorico.
La bulimia, invece, spesso include questi comportamenti che rappresentano un modo per alleviare il senso di colpa e, allo stesso tempo, “eliminare” le calorie assunte, prevenendo così l’aumento di peso.
Tali comportamenti “purgativi”, tuttavia, non si limitano al vomito autoindotto ma comprendono anche l’uso di lassativi, l’esercizio fisico intenso o il digiuno prolungato.
Caratteristiche del vomiting. Come riconoscere questo disturbo alimentare
La vomitatrice (uso il femminile poiché il vomiting è un disturbo purtroppo molto diffuso tra le donne), invece, si focalizza quasi esclusivamente sull’atto di vomitare, che viene percepito non solo come un sollievo ma addirittura come fonte di piacere e di gratificazione.
È proprio quest’aspetto a distinguere il vomiting dagli altri disturbi: la centralità assunta dall’atto del vomitare.
Questa è una distinzione importante, evidenziata dall’approccio strategico breve.
Nelle classificazioni più tradizionali, infatti, – come all’interno del DSM (Manuale statistico…) – il vomito è indicato come elemento accessorio degli altri disturbi, come la bulimia.
Nel vomiting, però, il vomito non rappresenta solo di un comportamento compensatorio per controllare il peso.
Si tratta piuttosto di un’abitudine che, con il tempo, può diventare una vera e propria dipendenza comportamentale, da cui diventa difficile uscire. A .lungo andare, molte persone iniziano a vomitare anche senza abbuffarsi, per il puro bisogno di provare quella scarica di piacere e sollievo connessa all’atto.
Un segnale chiaro che il disturbo sta cronicizzando è la tolleranza, un fenomeno tipico delle dipendenze:
- Se all’inizio la persona si sentiva sollevata vomitando una volta al giorno, col tempo potrebbe aver bisogno di farlo più volte per ottenere lo stesso effetto.
- Alcuni arrivano a vomitare 5, 10, persino 20 volte al giorno, con conseguenze devastanti per la salute.
Vomito autoindotto: le cause del vomiting
Il vomiting colpisce soprattutto i giovani adulti e gli adolescenti, con un’alta incidenza tra le donne.
Gli esperti si sono interrogati sulle ragioni di questa prevalenza femminile, e una delle spiegazioni più evidenti riguarda il contesto sociale in cui viviamo. Ogni giorno, attraverso media, pubblicità e modelli culturali, le donne vengono sottoposte a pressioni costanti legate all’aspetto fisico e alla conformità a determinati canoni estetici.
Non è un caso che molte persone affette da vomiting lavorino in settori dove l’immagine e la performance giocano un ruolo centrale.
Penso alle modelle, alle ballerine o più in generale alle atlete.
Chi lavora nel mondo della moda o dello sport è sottoposto a pressioni ancora più intense, con standard estetici e di rendimento estremamente elevati.
Sempre sotto i riflettori, devono apparire impeccabili: sempre in forma, attraenti, performanti sotto tutti i punti di vista.
L’incessante richiesta di perfezione non può che influenzare la percezione corporea.
Mi viene in mente Maria, una ragazza di appena 24 anni che è arrivata nel mio studio di psicoterapia alcuni mesi fa.
Così giovane eppure già segnata da diversi interventi chirurgici “correttivi”: seno, naso… un corpo plasmato nella ricerca ossessiva della perfezione.
Ma il vero controllo, per lei, passava attraverso un altro rituale: il vomito autoindotto, praticato quotidianamente, anche più volte al giorno nel tentativo di non prendere peso e mantenere intatta la propria immagine.
Cosa può provocare il vomito autoindotto. Le conseguenze fisiche e psicologiche del vomiting
Una delle convinzioni più radicate in chi soffre di vomiting è l’illusione di poter godere del cibo senza prendere peso, credendo di poter avere il pieno controllo sul proprio corpo attraverso la pratica del vomito.
Ma, come ripeto spesso, un eccesso di controllo finisce per trasformarsi nel suo opposto: il totale smarrimento.
E così Maria, che si sentiva padrona della propria vita e del proprio corpo, era in realtà diventata prigioniera del vomiting.
Un disturbo con conseguenze pesanti sia dal punto di vista fisico che psicologico, tanto che il disturbo si mantiene in un ciclo infinito.
Una cosa importante da sottolineare è che il vomiting è caratterizzato molto spesso da una componente di gratificazione
Tanto che spesso le vomitatrici si preparano mentalmente al momento in cui potranno “liberarsi”, lasciandosi andare a questo piacere nascosto, ma quasi irrefrenabile.
Uno degli errori commessi più di frequente da chi soffre di vomiting è ritenere che il vomito possa essere un metodo sicuro e soprattutto efficace per la gestione del peso. Ù
Si tratta di un malinteso che porta a minimizzare o ignorare i rischi associati a tale pratica come la malnutrizione, la perdita di equilibrio acido-base.
Questo può avere effetti debilitanti a lungo termine e incidere in modo grave sulla salute, compromettendola.
Guarire dal vomiting e recuperare un sano rapporto con il cibo attraverso la psicoterapia
Quando si parla di un disturbo alimentare come il vomiting, l’intervento tempestivo è cruciale.
Un trattamento efficace dal punto di vista psicoterapeutico, a mio parere, dovrebbe seguire un approccio strategico incentrato sulla comprensione del funzionamento del problema, sulle dinamiche che lo sostengono anziché sul come si sia strutturato nel tempo.
Spesso dietro l’immagine di perfezione della vomitatrice si scopre un’enorme fragilità, una personalità segnata da disistima profonda e radicata che si riflette in un rapporto disfunzionale con il cibo.
Il cibo viene visto con desiderio, in quanto fonte di piacere, ma allo stesso tempo con timore.
Spesso, per trattare un caso di vomiting si suggericono interventi nutrizionali per definire un regime alimentare più sano o l’utilizzo di farmaci, necessari a trattare stati ansiosi e depressivi associati a questo disturbo alimentare e stabilizzare l’umore.
Tuttavia, accanto a questi interventi, ritengo opportuno prevedere quello di uno psicoterapeuta professionista con esperienza nel campo, che possa inquadrare la problematica e proporre già dalla prima seduta, come faccio io, un protocollo di intervento rapido.
Mi viene in mente questa ragazza di cui parlavo prima, che non era consapevole del fatto che lei provasse piacere nel vomitare.
Quando, nel corso di una seduta di terapia, l’ho definito “il suo amante segreto”, ricordo che lei arrossì, abbassò lo sguardo e disse che era vero.
Provava vergogna a parlarne, ma fu proprio quell’ammissione a segnare l’inizio del cambiamento.
Il primo passo per la risoluzione del problema è non sentirsi giudicati dal professionista a cui ci si rivolge, che dovrebbe invece darci sostegno e supporto in modo da poter parlare liberamente.
Immagino che, a questo punto, tu voglia sapere quando il vomito diventa un problema.
Ciò che fa da discrimine è la frequenza.
Ma in generale è proprio la tentata soluzione stessa, cioè il vomitare per avere il controllo del proprio corpo, qualcosa che va attenzionato con un professionista.



