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Autosabotaggio in amore. Perché rovini sempre le relazioni che potrebbero renderti felice


“Va tutto bene… eppure mi allontano”: quando la felicità fa troppa paura per viverla

Quando la relazione di coppia smette di essere un campo minato e diventa finalmente qualcosa di semplice… è lì che, per molti, c’è da preoccuparsi.

Così potrei sintetizzare quello che vedo sempre più spesso nel mio studio di psicoterapia all’Eur, praticamente a giorni alterni.

È quasi una legge non dichiarata delle relazioni contemporanee.

Finché le cose sono complicate, ambigue, un po’ instabili… tutto funziona regolarmente. Ci si muove tra silenzi da interpretare, messaggi da aspettare, distanze da colmare.

Un po’ come in una danza di cui si conoscono bene i passi.

Il problema nasce quando la musica, all’improvviso, cambia.

O meglio, quando il partner che abbiamo di fronte balla a ritmo diverso.

Anziché fuggire, lui (o lei) c’è, si impegna, resta. Finalmente abbiamo incontrato qualcuno che non ci abbandonerà a fine serata dopo averci fatto volteggiare (e girare la testa) sulla pista.

Qualcuno, insomma, con cui si potrebbe costruire una relazione sana, solida.

Ed è proprio qui che, paradossalmente, iniziano le difficoltà.

Perché quando non c’è più niente da inseguire… inizia a diventare difficile restare.


“Se il rapporto comincia a farsi serio, dopo un po’ mi sento soffocare”. Il momento esatto in cui inizi ad allontanarti

“Quando qualcuno mi tratta bene… perdo interesse”

Detta così sembra un capriccio emotivo.

In realtà è una delle frasi più oneste che si possano portare in terapia.

Perché descrive un cortocircuito preciso.

Si desidera qualcosa nella relazione — stabilità, presenza, reciprocità —
ma quando quel qualcosa arriva davvero, cominciano i dubbi che, alla fine, ti fanno tirare indietro.

Magari nemmeno in modo palese, anzi.

Spesso, si mettono in atto comportamenti molto più sottili, quasi invisibili.

Si risponde un po’ meno, si rimandano gli incontri, si diventa più freddi. Oppure si comincia a guardare l’altro sotto una lente diversa, più critica, alla costante ricerca del difetto, dell’errore.

Di quel dettaglio che può confermare un’idea radicata in noi: “No, lui/lei non fa per me, non è quello giusto”

E a quel punto il cerchio si chiude.

Non perché la relazione non potesse funzionare ma perché, passo dopo passo, si è creato il modo per uscirne.

Siamo di fronte a un vero e proprio autosabotaggio della relazione.

“Forse sto correndo troppo.”
“Forse ho bisogno dei miei spazi.”
“Forse non è davvero la persona giusta.”

Le frasi che usiamo per giustificare a noi stessi l’idea di interrompere il rapporto sono tante.

E funzionano tutte.


“Perché rovino sempre tutto?” Le cause profonde dell’autosabotaggio in amore

Dopo aver fatto naufragare tutta una serie di relazioni potenzialmente felici, la domanda sorge spontanea:

“Perché rovino sempre tutto?”

È una domanda che sento spesso in psicoterapia, da pazienti che, in molti casi, arrivano con una certa consapevolezza del problema…e allo stesso tempo una gran confusione.

Da un lato vedono lo schema che si ripete. Dall’altro, però, non riesco a capire, a mettere a fuoco cos’è che manda tutto all’aria.

E allora oscillano tra due spiegazioni possibili:
“Non ho ancora trovato la persona giusta.”

oppure
“Forse il problema sono io.”

In entrambi i casi, il rischio è quello di rimanere incastrati nel loop all’infinito.

Se, infatti, ci si convince che è il problema è l’altro, si continuerà a cambiare partner senza mai uscire dalla dinamica.

Cambiano i volti, cambiano le storie… ma il finale resta sorprendentemente simile.

Se, invece, si scivola in una lettura colpevolizzante della storia (“rovino tutto”, “non sono capace di amare” il rischio è un altro: convincersi che è tutto inutile e che “le relazioni non fanno per me”

In entrambi i casi si perde il punto centrale della questione.

Non si tratta di trovare la persona giusta e nemmeno di “essere sbagliati”.

Si tratta di capire cosa succede, sempre nello stesso momento, quando la relazione inizia a diventare importante.

In pratica, perché ci autosabotiamo?

I motivi, in verità, sono diversi per ciascuno di noi. Ma ma sotto questa varietà apparente, c’è un filo comune che torna più spesso di quanto si pensi.

Il paradosso: desiderare l’amore ma evitarlo (per paura che faccia troppo male)


Non è superficialità, anche se il mondo contemporaneo ci spinge sempre di più in questa direzione, con la sua idea di relazione mordi e fuggi, disimpegno totale, individualismo sfrenato.

Non è disinteresse, perché in verità l’interesse c’è.
E non è nemmeno “paura dell’impegno” nel senso banale del termine.

Questo autosabotaggio relazionale è piuttosto un meccanismo di protezione che scatta nel momento in cui la relazione perde i contorni di un passatempo leggero e diventa qualcosa di significativo.

Perché finché qualcosa non funziona del tutto, si resta in una zona paradossalmente sicura. C’è margine, c’è distanza, c’è sempre una via d’uscita pronta.

Ma quando c’è reciprocità, quando la relazione comincia a prendere forma… allora scatta l’allarme.

All’improvviso, ci sentiamo esposti, vulnerabili.

Sentiamo che l’altro, potrebbe ferirci.

Mi capita spesso di dire che l’intimità non è vedersi nudi ma potersi mettere a nudo di fronte all’altro, mostrandogli anche quelle parti di noi di cui non andiamo esattamente orgogliosi.

I difetti, i punti deboli.

Ed è proprio questo il punto.

Finché la relazione resta in superficie, si ha il controllo della situazione: si può dosare quanto e come mostrarsi, quale lato di sé lasciar emergere.

Ma quando la relazione diventa “seria”, le cose cambiano.

Per poter andare avanti insieme, non basta piacersi.
Serve lasciarsi vedere per quello che si è, non solo per come si appare.

Con i propri limiti.
Le proprie fragilità.
Le parti meno “presentabili”.

E questa è la soglia che, per molti, diventa difficile da attraversare.

Perché per farlo, occorre tollerare l’incertezza. L’incertezza che l’altro, proprio perché importante, potrebbe anche ferirci.

Ai giorni nostri, però, siamo sempre meno abituati a ciò che è incerto e imprevedibile.

La nostra soglia di tolleranza è sempre più bassa.

Così, per proteggerci dall’eventualità del dolore, ci priviamo della possibilità di essere davvero felici in una relazione.

Autosabotaggio in amore: i segnali che spesso non riconosci

Ma quali sono i comportamenti tipici di chi si mette da soli i bastoni tra le ruote in fatto di relazioni?

Il problema dell’autosabotaggio è che raramente si presenta in modo evidente.

Nella maggior parte dei casi, non c’è una rottura improvvisa.

È più un processo lento,un progressivo logoramento della relazione che sembra quasi naturale.

Uno dei segnali più comuni è questo: inizi a trovare difetti improvvisi nel partner.

Anzi, volendo usare un linguaggio “moderno”, vai alla ricerca della cosiddette red flags, quei segnali che – secondo la psicologia spicciola ormai diffusissima sui social network – dovrebbero farti scappare via a gambe levate.

Anziché goderti i momenti insieme, cominci a osservare con la lente di ingrandimento ogni gesto, a soppesare ogni sua parola.

Cose che prima non notavi — o che non avevano alcun peso — diventano improvvisamente centrali.

Il modo in cui risponde a un messaggio.
Una frase detta con il tono sbagliato.
Un’abitudine qualsiasi.

A quel punto, è già partita la caccia alle prove che vadano a confermare il sospetto: “No, lui non fa per me” “No, lei non è quella giusta”

Il paradosso è che più cerchi, più trovi.

Non perché l’altro sia davvero “sbagliato” ma perché una relazione reale, per definizione, non è mai perfetta.

Un altro segnale frequente è la tendenza a creare conflitti… anche quando, in realtà, non ce ne sarebbe motivo.

Ho parlato in un altro articolo di questa dinamica frequente nelle coppie, quel “litighiamo sempre, anche per cose piccole” che spesso arriva nella stanza di terapia.

Qui il discorso è diverso.

Nelle classiche dinamiche conflittuali di coppia, il problema sta nell’incomprensione reciproca:
non ci si capisce, non si riesce a comunicare davvero i propri bisogni.

Qui, invece, il litigio ha un’altra funzione.

Non serve ad avvicinarsi.
Serve ad allontanare.

Anche se in modo del tutto inconsapevole.

La discussione, qualunque sia l’argomento, non è altro che un pretesto per prendere le distanze senza dirlo apertamente.

In questo senso, il conflitto smette di essere un tentativo maldestro di capirsi… e diventa una strategia di fuga.

Una strategia efficace, perché legittima.

Perché dopo un litigio è normale sentirsi più freddi, più distanti, meno coinvolti con il proprio partner.

E così, ancora una volta, si ottiene lo stesso risultato: ridurre la vicinanza proprio nel momento in cui stava crescendo in modo intollerabile.

Per spiegarmi meglio, vorrei usare una storiella che si ispira a tanti dei casi in cui si verifica questo tipo di dinamica.

La ricerca di perfezione che distrugge le relazioni: la favola della donna che cercava il “Cavaliere Senza Macchia”

C’era una volta una donna che sognava l’amore perfetto. Dopo anni passati a inseguire casi disperati, fuggitivi seriali e uomini che rispondevano ai messaggi solo durante le eclissi lunari, finalmente incontrò Lui.

Lui era presente, gentile e — cosa più sconcertante di tutte — sembrava non avere alcuna intenzione di scappare. Anzi, le portava persino il caffè a letto.

Una sera, mentre lui la guardava con adorazione, lei sentì scattare l’allarme interno: “Troppo facile. Qui c’è sotto qualcosa”. Iniziò a osservarlo con la lente d’ingrandimento alla ricerca del “difetto fatale”.

Dopo tre giorni di indagini serrate, finalmente lo trovò. Corse dalla sua migliore amica, trafelata e trionfante: “Dobbiamo lasciarci subito! È finita!”

L’amica, sbalordita, chiese: “Ma come? Ti tratta come una regina! Cosa ha fatto? Ti ha tradito?”

E lei, con assoluta serietà, rispose: “È inaccettabile. Hai visto come dispone i calzini nel cassetto? Sono troppo paralleli. Chiaramente è un segnale che nasconde una personalità ossessiva che finirà per soffocare la mia libertà creativa. E poimi ha risposto al messaggio in tre minuti. Un uomo così disponibile non può essere quello giusto. Ho bisogno di qualcuno di più… complicato“.

E così, tornò felicemente a inseguire un tizio che non si ricordava nemmeno il suo nome, convinta che quella fosse la vera “sfida” dell’amore.


Il paradosso è tutto qui: spesso scambiamo la tranquillità per noia e il conflitto per passione. 

Ma come direbbe Schopenhauer con il suo dilemma dei porcospini, il segreto non è trovare qualcuno senza spine, ma imparare a regolare la distanza per scaldarsi senza trafiggersi a vicenda.

Ne avevo parlato in questo video “La giusta distanza nella coppia“.

Come smettere di autosabotarsi in amore

Smettere di distruggere ciò che desideri richiede uno sforzo di consapevolezza che va oltre la semplice analisi del passato.

Ecco come iniziare a scardinare il meccanismo dell’autosabotaggio in amore:

Cerca la verità, non il controllo: Spesso ci si autosabota per mantenere il controllo totale sulla propria vita ed evitare l’imprevisto dell’Altro. Ma una relazione vera si fonda sulla verità e sulla capacità di mettersi al servizio del legame, non sulla forza o sulla manipolazione per non soffrire

Riconosci la “danza dell’evitamento”: Il primo passo è accorgersi del momento esatto in cui inizi a cercare il difetto nell’altro. Quella critica feroce non è un’osservazione oggettiva, ma un meccanismo di difesa per ristabilire una distanza di sicurezza. Ho parlato del funzionamento di questo meccanismo in un articolo che trovi cliccando qui (evitamento).

Accetta il “realismo” della relazione: Una relazione sana non è un campo minato, ma non è nemmeno una favola perfetta. Smetti di usare la perfezione come scusa per fuggire; impara a stare nel “realismo” del quotidiano, dove l’altro è una persona vera con i suoi limiti.

Sperimenta l’esposizione graduale: Se senti il bisogno di scappare, prova a restare un minuto di più. Non serve forzarsi a una convivenza immediata se ti senti soffocare, ma è fondamentale smettere di usare l’evitamento come unica risposta all’ansia.

Sposta il focus dai “tu” agli “io”: Invece di accusare il partner di “essere soffocante” o “sbagliato”, prova a comunicare come ti senti. Dire “In questo momento sento il bisogno di uno spazio mio” è una negoziazione sana; dire “Tu non sei la persona giusta” è un autosabotaggio. Troverai altre tecniche di comunicazione efficace in coppia a questo link (clicca qui)

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