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Cos’è la mania del controllo
I pazienti che arrivano nel mio studio di psicoterapeuta a Roma Eur, spesso presentano problematiche eterogenee.
Alcuni arrivano perché si sentono sopraffatti dall’ansia, che non riescono a gestire da soli.
Altri hanno difficoltà con il proprio compagno o compagna, problemi di coppia che rischiano di compromettere la loro relazione.
Altri vengono perché vorrebbero superare la paura di viaggiare, la paura di guidare o di prendere l’aereo.
Ma tutti questi problemi, così diversi tra loro, spesso hanno una radice comune: il bisogno di controllo.
Il bisogno di controllo è un fenomeno che può manifestarsi nei più diversi ambiti della vita, dalle relazioni affettive/di coppia a quella amicali.
C’è chi, per esempio, non può fare a meno di controllare il partner e chi, invece, esercita un controllo pressante sul posto di lavoro.
Questa necessità di monitorare tutte le attività, supervisionare ogni gesto, verificare ogni singolo fatto, può diventare eccessiva e sfociare in una vera e propria mania, dalla conseguenze devastanti.
Chi è ossessionato dal controllo vive sotto stress, in uno stato di tensione continua, che coinvolge anche coloro che gli sono accanto e spesso si trovano a subire i suoi comportamenti controllanti.
Basti pensare al caso di chi deve assolutamente vivere in un ordine maniacale.
Un’immagine di questo tipo può far sorridere chi non ha mai avuto una relazione con un partner di questo tipo, attento a ogni minimo dettaglio, incapace di lasciar correre.
Può essere molto complicato avere a che fare con chi raggiunge tali livelli di perfezionismo.
Ma ci arriveremo tra poco.

Perché voglio avere sempre tutto sotto controllo? Le cause della mania
Se ti ritrovi nella descrizione del “maniaco del controllo”, ti starai domandando sicuramente:
“Perché voglio avere sempre tutto sotto controllo?
Perché non riesco a fidarmi, a lasciar fare agli altri?”
Le motivazioni alla base del desiderio del controllo sono da ricercare nel funzionamento del cervello umano.
Il nostro cervello è strutturato in modo tale preservare sé stesso e da evitare quindi tutto ciò che potrebbe arrecargli danno.
Che significa?
Che tendenzialmente andiamo sempre verso ciò che ci è familiare, ciò che abbiamo già sperimentato e che quindi conosciamo (o ri-conosciamo), sia nel bene che nel male.
Il principio è che una cosa conosciuta è preferibile a una ignota, anche se quest’ultima potrebbe essere portatrice di un beneficio o comunque di un miglioramento rispetto alla situazione attuale.
Ansia e insicurezza sono due delle cause principali del bisogno di controllo.
Più sei insicuro e più hai bisogno di avere tutto sotto controllo per sentirti al sicuro, proprio per evitare di ritrovarti in situazione che immagini di non poter gestire.
Anche le esperienze traumatiche, eventi negativi del passato vissuti con grande tensione e non elaborati, possono portare le persone a cercare in ogni modo di evitare che qualcosa del genere possa accadere di nuovo.
E in che modo si ottiene questo risultato?
Si pianifica tutto, si prevede ogni gesto, ogni spostamento, si pensa a tutti quelli che potrebbero essere gli imprevisti in modo da arrivare preparati.
Tra le cause del bisogno del controllo troviamo anche il perfezionismo, cioè la tendenza a esigere sempre il massimo da sé stessi, cercando di raggiungere sempre standard molto elevati.
Questo desiderio costante di superare ogni aspettativa, alzando sempre l’asticella della difficoltà, spingendosi sempre più in là, può renderci maniacali, spingendoci a controllare ogni dettaglio.
A questo possiamo affiancare la bassa autostima.
Sentirsi inadeguati, non all’altezza delle situazioni (o della persona) che si ha di fronte, può spingerci a cercare conferme attraverso il controllo sugli altri.
Faccio un esempio pratico.
Diverso tempo fa ho concluso un percorso di psicoterapia con una donna, che chiameremo Maria (per tutelare la sua privacy).
Dopo aver affrontato una separazione difficile dal marito, Maria aveva cominciato a organizzare meticolosamente la propria giornata, definendo ogni aspetto.
Sapeva in anticipo cosa avrebbe mangiato, cosa avrebbe fatto nel suo scarso tempo libero, chi avrebbe incontrato, cosa avrebbe fatto a lavoro.
Cercava in questo modo di proteggere sé stessa da ulteriori delusioni.
Ma facendo così si sentiva soltanto più stressata, sull’orlo di una crisi di nervi.
Mania di controllo: i sintomi
Come riconoscere la mania di controllo?
Ci sono alcuni comportamenti a cui prestare attenzione che possono farci scattare un allarme:
- la difficoltà a delegare
- la rigidità mentale
- il cosiddetto micromanagement
- stress
- ipercriticismo

Chi ha bisogno di controllare non crede che qualcun altro possa fare il lavoro al posto suo, mettendoci lo stesso impegno, la stessa precisione, la stessa attenzione.
Non si fida e quindi non riesce a delegare cioè ad affidare agli altri un qualsiasi compito, anche il più banale.
Chi ha bisogno di controllare ha un’impostazione mentale molto rigida, che si manifesta come resistenza ai cambiamenti e alle nuove idee, difficoltà nel modificare il proprio comportamento.
Per lui o lei le regole sono quelle, i margini sono dati e non è possibile uscirne.
Il maniaco del controllo è spesso “affetto” da micromanagement ovvero ha l’abitudine di supervisionare in modo costante e eccessivo le attività degli altri, sul lavoro ma anche in altri contesti.
Altra caratteristica o sintomo è lo stress causato dalla preoccupazione costante che qualcosa vada storto.
A tutto questo, spesso si accompagna il criticismo eccessivo, un’eccessiva severità nei confronti di sé e degli altri, ai quali non si scusa alcun errore o mancanza.
Insomma, una totale assenza di benevolenza.
Il classico esempio è quello del manager aziendale.
L’incarico e le responsabilità di cui è investito questo soggetto possono determinare su di lui una forte pressione, tanto da indurlo esercitare un controllo minuzioso su tutto, inclusi i propri collaboratori, vittime di continui richiami, critiche, verifiche.
Una situazione del genere, naturalmente, rischia di creare tensioni all’interno di un team e di rallentare i processi aziendali piuttosto che facilitarli.
Le manie del controllo sul partner
Come abbiamo visto, le manie di controllo possono riguardare anche il partner.
La gelosia e il senso di insicurezza possono indurre un uomo (o una donna) ad alzarsi nel cuore della notte e sottrarre il telefono al proprio partner addormentato, trovando astuzie di ogni tipo per aggirare i sistemi di sicurezza e riuscire a controllare messaggi, chat private o chiamate in entrata, alla ricerca di un segnale di potenziale tradimento.
Ma la mania di controllo all’interno del rapporto di coppia può manifestarsi anche come tentativo di imporsi sull’altro e dominarlo, decidendo per lui o lei riguardo le attività quotidiane.

Le manie di controllo sul lavoro
Ho parlato di manager ipercontrollanti e critici nei confronti dei collaboratori.
Ma non sono soltanto coloro che siedono in ruoli apicali a sentire il bisogno di controllo.
Chiunque, a causa di insicurezze, ansie o altre problematiche, può manifestare questa tendenza, arrivando a correggere costantemente il lavoro dei propri colleghi.
Le manie di controllo sui figli

Tutte queste situazioni riguardano il partner, il lavoro ma spesso coinvolgono anche i figli, bambini o adulti che siano.
C’è una sovraprotezione da parte di alcuni genitori, che cercano di avere tutto sotto controllo in tale da evitare ai figli di dover affrontare problemi e sfide che, in verità, sono commisurati alla loro età e rappresentano delle tappe fondamentali per la loro crescita.
Spesso, la mania di controllo prende la forma di una continua interferenza nelle decisioni dei figli, anche di quelli adulti, che si trovano a dover sottostare alla volontà dei genitori “più saggi” e non possono scegliere per sé, in modo autonomo.
Non è raro, purtroppo, che un genitore cerchi di organizzare ogni minuto della giornata dei propri figli, tenendoli costantemente impegnati e impedendo loro di sviluppare una sana autonomia e un’autostima.
Pensiamo al caso di una madre che desidera a tutti i costi che il proprio figlio faccia una determinato sport, anche se il bambino o il ragazzo si dimostra insofferente.
Conseguenze del bisogno di controllo sulla vita quotidiana
Il bisogno di controllo ha un profondo impatto sulla vita quotidiana, con conseguenze paradossali.
L’ipercontrollo porta alla perdita di controllo.
Il mio tentativo di evitare lo stress di situazioni su cui non posso avere il controllo, si rivelerà sempre fallimentare e genererà tanti problemi.
Il primo è la perdita di opportunità.
L’unico modo per crescere e migliorare è andare incontro alla vita, vivere esperienze sempre nuove, che ci forgiano, rendendoci quello che siamo.
Se io, però, evito sempre di espormi perché temo l’ignoto, perdo l’occasione di scoprire una versione migliore di me stesso.
Il bisogno di controllo investe in modo pesante anche le relazioni, che si fanno sempre più tese e poco gratificanti: tali comportamenti, infatti, fanno sentire amici, familiari, partner soffocati e non rispettati.
E poi ci sono lo stress, l’ansia, l’incapacità di accettare anche il benché minimo cambiamento nella propria vita o nel proprio corpo.
Un minimo doloretto scatena subito l’allarme nella persona che ha bisogno di controllare tutto, che reagisce cercando conferme e rassicurazioni.
Il controllante cerca di curarsi aumentando il controllo, ma questo – come abbiamo già detto – si rivela controproducente e paradossale, portando alla totale perdita di controllo.
Più cerco di evitare qualcosa per paura dell’ansia, più mi viene l’ansia.
Come comportarsi con una persona controllante
Non è semplice avere a che fare con una persona controllante.
Occorre essere sinceri ed esprimersi in maniera assertiva, spiegando come ci si sente, quali sono i propri sentimenti rispetto a ciò che sta accadendo.
È importante delimitare confini chiari, evitando di erigere un muro e di finire allo scontro, lasciandosi prendere dalla rabbia.
Il conflitto è da evitare poiché porta soltanto sofferenza.
Cercare il dialogo, per quanto complicato, è la strada giusta.
Come gestire il bisogno di controllare tutto in ottica breve strategica
La terapia breve strategica è focalizzata sulla risoluzione rapida ed efficace dei problemi attraverso delle strategie mirate a raggiungere l’obiettivo che ci si è prefissati.
Sapendo che l’ipercontrollo fa perdere il controllo, come terapeuta ho il compito di aiutarti a rompere il circolo vizioso che alimenta il comportamento controllante.
Naturalmente non esiste un abito che vada bene per tutti, una medicina che fa passare qualsiasi dolore né una terapia standardizzata e schematica che può essere applicata in ogni situazione e con ciascuna persona.
La terapia deve essere adattata, configurata sulla base del problema specifico che si affronta e delle risorse e potenzialità della persona che ci si trova davanti.
Prima di decidere se rivolgersi a un professionista per iniziare un percorso di psicoterapia, bisognerebbe farsi una domanda:
Se io abbasso il mio livello di controllo, sto meglio o peggio?
Se la risposta è la seconda, è bene consultare un terapeuta per valutare la situazione.
Tornando al discorso iniziale, il bisogno di controllo si manifesta sotto tante forme, nascondendosi dietro vari disturbi.
Potrei, per esempio, trovarmi di fronte a un paziente perfezionista oppure a un altro che soffre di forti attacchi di panico.
In base al tipo di problema che il paziente ci porta in questo spettro abbastanza ampio, è mio compito individuare la strategia più utile, il “piano di attacco” per così dire.
Un esempio pratico.
Venne da me questo ragazzo giovane, brillante, affetto da forte mania del controllo sul lavoro. Dopo il nostro primo colloquio, gli proposi questo esercizio: delegare deliberatamente un compito minore a un collega, osservandolo senza intervenire mentre lo svolgeva.
Non è stato facile per Alessio prova questa cosa nuova.
Sono state necessarie delle ristrutturazioni e altre manovre terapeutiche atte a far sperimentare al paziente il paradosso delle proprie tentate soluzioni.
Quello che è successo è che Alessio si è sentito meglio, scoprendo che il mondo non sarebbe crollato se avesse cominciato a non controllare tutto, a lasciar fare anche agli altri.



