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Attacchi di panico: come superarli a piccoli passi con la terapia breve

Gli attacchi di panico sono esperienze intense e improvvise di paura estrema, con un impatto notevole sulla psiche dell’individuo, che ne rimane fortemente traumatizzato.

Dopo che lo hai sperimentato, è come se continuassi a vivere con il terrore costante che possa capitare ancora. Hai paura di dover ripetere quell’esperienza terribile, di sentirti di nuovo così.

Chiunque può essere colpito da un attacco di panico, a prescindere da sesso, età e status.

In questo articolo ti parlerò in modo semplice dei sintomi e delle caratteristiche dell’attacco di panico, portando come esempio alcuni pazienti che hanno svolto un percorso di psicoterapia nel mio studio di psicologo psicoterapeuta all’Eur.

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Riconoscere l’attacco di panico: sintomi e caratteristiche

L’attacco di panico è caratterizzato da una vasta serie di sintomi fisici e psicologici. Alcuni di essi, dunque, vengono percepiti nel corpo. Altri hanno a che fare con quello che accade nella mente, con i pensieri che ci passano per la testa in quei momenti.

Ciò che accomuna questi sintomi è il modo in cui fanno sentire la persona che li vive, come fosse sprofondata all’improvviso in un baratro da cui è difficile uscire.

Uno dei sintomi più tipici dell’attacco di panico sono le palpitazioni, il cuore a mille per un’improvvisa tachicardia.

Una ragazza che veniva in terapia nel mio studio, Lucrezia (nome di fantasia), mi raccontava che gli attacchi di panico arrivavano all’improvviso in situazioni del tutto tranquille, per esempio quando era seduta in un’aula all’università a studiare.

Di colpo, sentiva il battito accelerare e più ci pensava, più il suo cuore correva al punto che questa sensazione spaventosa l’aveva indotta a pensare di avere un problema cardiaco.

Molto spesso, le persone che hanno attacchi di panico sono convinte di soffrire di qualche patologia e si presentano nel mio studio di psicoterapia dopo aver svolto accertamenti dal medico, portandomi anche le cartelle cliniche che escludono cause organiche alla base dei sintomi manifestati.

Questo tipo di verifiche sono incoraggiate anche dalle linee guida dell’Ordine degli psicologi e si rivelano utili in ambedue i casi, cioè sia che evidenzino la natura organica del disturbo lamentato sia che la escludano, inducendo quindi la persona a domandarsi se il problema sia di natura psicologica.

Naturalmente, non bisogna esagerare con i controlli perché quando si continua a cercare e cercare ci si allarma ancora di più.

Altri sintomi ricorrenti dell’attacco di panico sono la sudorazione profusa e i brividi. Ci si sente un po’ come quando si ha la febbre alta, poiché si alternano caldo e freddo, che però non vengono dall’esterno.

Altro grande “classico” è la sensazione di soffocamento.

Qualche tempo fa veniva in studio Lorenzo, che una volta ha rischiato di soffocare mangiando un panino e da allora ha iniziato a evitare qualsiasi pietanza che potesse ricordarglielo. A un certo punto, ha cominciato a sminuzzare il cibo, nutrendosi di pezzettini sempre più piccoli, per paura di rimanere soffocato mentre ingoiava.

Ci sono poi gli stati di depersonalizzazione e derealizzazione che possono essere descritti come la sensazione di vivere distaccato da te stesso, di percepire il mondo intorno a te come se non fosse vero, quasi fosse un sogno.

È un po’ come osservare la realtà da dietro un vetro, che lo rende lontano, dai contorni indistinti.

Mi ricordo di un’altra paziente che soffriva di attacchi di panico, Francesca, una giovane studentessa che quando venne alla sua prima seduta in studio mi raccontò che spesso, durante gli attacchi, si sentiva come una spettatrice della sua vita.

Mi diceva che, quando era molto agitata, per esempio al momento di dare un esame all’università, si sentiva guardarsi dall’esterno, tanta era l’angoscia di vivere in prima persona quel momento.

La regina di tutti i sintomi dell’attacco di panico, naturalmente, è la paura.

La paura è una costante di tutte le persone che vivono un attacco di panico. Paura non tanto di morire (anche se a volte è quella la sensazione che si prova) quanto di perdere il controllo, di impazzire, di sentirsi male laddove proprio nessuno li può soccorrere.

È il caso di Mario, un uomo di 45 anni, che aveva paura di prendere la macchina e soprattutto di guidare in autostrada. Confidandosi con me, mi aveva rivelato che per lui mettersi al volante significava esporsi a un pericolo, perché se si fosse sentito male in autostrada oppure in una stradina di campagna, lontana dai centri abitati, nessuno avrebbe potuto aiutarlo e salvarlo.

Anche qui, la soluzione al problema trovata dal paziente era evitare in ogni modo di mettersi nella situazione temuta.

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Le tentate soluzioni quando si soffre di attacco di panico

In un articolo dedicato al mio approccio terapeutico, basato sull’integrazione tra terapia breve strategica e psicoterapia della Gestalt, ho parlato di tentate soluzioni che alimentano e sostengono il problema.

Il fatto è che nessuno, di fronte a questo tipo di problemi, rimane inerme.

Tutti cercano di fare qualcosa per provare a superare il proprio disagio. Il problema è che, nella maggior parte dei casi, la soluzione trovata non fa che complicare la questione, peggiorandola.

Chi soffre di attacchi di panico di solito mette in atto tre tentate soluzioni diverse, tutte fallimentari:

  • evitano, cioè fanno di tutto per non trovarsi nella situazione o nel luogo temuto;

  • ipercontrollano

  • cercano rassicurazione negli altri

 

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Vi ho raccontato di Lorenzo che aveva rischiato di soffocare mangiando. Ecco, la sua tentata soluzione era evitare di mangiare cose che somigliassero ai panini.

Nel caso di Mario, la soluzione era evitare di guidare sull’autostrada e su stradine di campagna.

Nel caso dello studente era evitare di dare gli esami, evitare di recarsi all’università.

Ora, tutti questi evitamenti non soltanto limitano l’autonomia della persona e il suo senso di autoefficacia e di agentività, poiché impongono delle rinunce che hanno un impatto notevole sul quotidiano.

Ma hanno come effetto collaterale il rafforzamento della paura provata.

Quello che si fa nel tentativo di evitare, purtroppo peggiora il problema, incrementa gli stati d’ansia e paura che sfociano nell’attacco di panico.

Vorrei porti una domanda a questo punto: evitando hai davvero risolto il problema?

La risposta è no.

Altra tentata soluzione che viene adoperata da chi soffre di attacchi di panico è l’ipercontrollo, cercare di monitorare costantemente le proprie sensazioni fisiche.

Vi ricordate la ragazza di cui vi ho parlato all’inizio, che sentendo il proprio battito cardiaco accelerare si innervosiva? Ecco, quello che lei faceva era una sorta di check continuo del proprio stato fisico: iniziava a controllare i battiti, a contarli e provava a calmarsi da sola, utilizzando metodi come la meditazione o la mindfulness.

Tecniche che sono indicate in alcuni casi, ma non in questo perché tentare di controllare qualcosa che non può essere controllato, porta proprio alla totale perdita di controllo.

Ecco che anche qui la tentata soluzione diventa il problema e lo amplifica.

Questa ipervigilanza, infatti, non fa che aumentare l’ansia e la tensione, alimentando il ciclo degli attacchi di panico.

L’ultima tentata soluzione tipica degli ansiosi è cercare sicurezza in qualcuno, eleggendo una persona a “stampella” alla quale appoggiarsi.

Può trattarsi del partner, della mamma, delle amiche

Si cerca di parlare del problema e di chiedere aiuto e supporto a queste persone. Ma sebbene questo comportamento possa offrire un temporaneo senso di sicurezza, in realtà ci si rende soltanto dipendenti dagli altri, andando a svalutare il proprio senso di autoefficacia, la propria capacità di agire e di fare.

Molto spesso chi soffre di attacchi di panico mette in atto tutte e tre queste tentate soluzioni.

Esistono, naturalmente, casi in cui si cerca di fare altro. Ma te ne parlerò prossimamente.

Guarire dagli attacchi di panico, rompendo il circolo vizioso

Ciò che è importante capire rispetto alla tentata soluzione, nel caso degli attacchi di panico, è che risulta fondamentale riuscire a rompere questi circoli viziosi.

Come si può arrivare a spezzarli?

Attraverso strategie paradossali e controintuitive, che sono tipiche dell’approccio a cui mi rifaccio cioè la terapia breve strategica. Tali strategie consentono di modificare il rapporto dell’individuo con i propri sintomi.

Per esempio, anziché combattere l’ansia e la paura, cercare di contrastarle o soffocarle, bisognerebbe imparare a galleggiare con esse, accettando la sensazione che si prova senza cerca di controllare o evitare i sintomi.

L’approccio breve strategico che applico con i miei pazienti richiede di affrontare gradualmente le situazioni temute, imparando a gestire l’ansia piuttosto che evitarla.

Quindi non vogliamo mettere il paziente in una situazione estrema, in cui deve per forza sfidare a viso aperto la propria paura, confrontarsi con essa perché questo porta a un fallimento inesorabile.

La vera terapia è quella dei piccoli passi, così “soft” che il paziente neanche si rende conto di stare affrontando il problema che lo ha già risolto.

Questo è ciò che si cerca attraverso i “compiti a casa”, le cosiddette prescrizioni, che io assegno sempre al paziente quando viene in terapia da me, fin dalla prima seduta.

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Se cerchi uno psicologo psicoterapeuta specializzato in ansia e attacchi di panico, posso aiutarti.

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Puoi anche consultare le mie disponibilità qui, sul mio profilo miodottore.it dove potrai anche leggere le testimonianze di molti pazienti che si sono rivolti a me per superare problemi di ansia e attacchi di panico.

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Immagine di copertina: Immagine di Freepik

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