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Oggi vorrei parlare della relazione di coppia a partire da una vera e propria esperienza con una mia paziente, che chiamerò col nome fittizio di Maria, per tutelare la sua privacy.
Maria è una donna sui 40 anni, ben curata, con un lavoro, una casa sua e molti amici. Insomma, è una donna adulta, indipendente che potremmo definire “solare”.
È andata in questo modo anche l’ultima volta e Maria è venuta in consulto per capire cosa c’è che non va.

Cosa faccio di sbagliato? Darsi la colpa per una relazione finita male
Maria mi guarda. Non sente più il disagio che la sua condizione le imponeva, e con un coraggio ritrovato mi chiede che cosa fa di sbagliato.
Che cosa c’è di errato nel suo comportamento che fa scappare gli uomini?
Perché si ripetono sempre le stesse dinamiche?

Copione familiare e coppia: come il passato influenza il nostro modo di entrare in relazione con il partner
Man mano che andiamo avanti nel nostro dialogo e che lei mi racconta qualcosa di sé e del suo passato, ci rendiamo conto che queste dinamiche in cui si trova imprigionata, di fatto, hanno il loro modello in cui copione familiare: ovvero quello che la vita le ha insegnato.
Maria tende a ripetere un copione familiare in cui ha vissuto.
Cosa significa, in concreto?
Poi, senza alcun preavviso, Francesco se n’è andato. E alla richiesta di spiegazioni sul suo comportamento, le ha risposto che lei è troppo controllante, oppressiva e pretende troppo da lui.
Lei, ovviamente, ne soffre in modo terribile. Per di più, questa improvvisa rottura arriva dopo un’altra parentesi particolare. In precedenza, infatti, c’era stato un momento in cui si erano presi una pausa di riflessione. Dopo appena una settimana, lui era tornato da lei come se nulla fosse accaduto e lei lo aveva accolto, senza fiatare.
L’errore nella relazione: dare all’altro perché ci si sente sbagliati e inadeguati
Maria non si sente mai all’altezza.
Quello che non va con il caso di Maria, è che tutto quel che fa non lo fa per puro slancio ma perché non sta bene con sé stessa. Prova una profonda inadeguatezza. Si percepisce sbagliata, inadatta, incapace.
Sente di non essere mai abbastanza e, proprio per questo, si impegna in ogni modo.
Questo suo dare non è fine a sé stesso. Non è il donarsi per il piacere di dare.
Questo sentimento di inadeguatezza si riflette anche in altri aspetti della sua vita. Quello che Maria ripropone è esattamente quello che ha visto da piccola. La madre sta lì, remissiva, perché in fondo si sente in colpa. Ribellarsi, mostrarsi davvero per quello che si è (nel caso di Maria, una nullità) significa far scappare l’altro, e d’altronde assecondarlo per la paura di piacere non fa altro che allontanare i suoi partner.
Se non viene messo in luce il copione familiare che influenza profondamente le dinamiche attuali, tutto questo non finirà, lo schema si riproporrà all’infinito, anche con il futuro partner.
Quello che mantiene il problema di Maria è il suo senso di inadeguatezza che la porta a dare, dare, dare finché l’altro non scappa via.
Inoltre, Maria è vittima di sé stessa e della tendenza inconscia a cercare qualcuno che le rimandi esattamente quell’immagine perdente che ha di sé. In qualche modo, lei cerca un uomo che le confermi ciò che pensa di sé stessa: “non valgo nulla”.
Si infila in relazioni che, alla fine, falliranno.
Love addiction ovvero la dipendenza affettiva
Nel caso di Maria ci sono i presupposti anche per parlare di love addiction cioè di dipendenza affettiva.
E anche la dipendenza affettiva.
La dipendenza affettiva è una condizione psicopatologica in cui l’altro viene percepito come indispensabile. Badiamo bene. Questa condizione è molto diversa da quella, normale e naturale, di chi vive una relazione equilibrata e sente il bisogno di avere accanto il proprio partner.
Chi soffre di dipendenza affettiva vede nell’altro l’unica persona che è in grado di dargli valore. In altri termini, il meccanismo alla base della dipendenza è una costante svalutazione interna e una costante sopravalutazione dell’altro.
Questa dinamica emerge in quello che mi dice Maria in seduta.
Tutte le dipendenze di questo tipo nascono dal fatto che alcuni sentimenti non potevano essere espressi all’interno del nucleo familiare di origine. Sentimenti come la tenerezza, ma anche la fragilità.
Maria dà all’altro un potere eccessivo e irrealistico. Pensa che solo lui possa darle quel valore che lei sente di non possedere.
Come sopravvivere a una relazione finita?
Con il nostro percorso non stiamo semplicemente guardando al passato di Maria. Stiamo cercando di comprendere e portare a coscienza come tutto quello che ha vissuto nel suo passato condiziona il suo presente, conducendo a fare un determinato errore. Il passato è passato, certo, e non può essere cambiato. Ma noi abbiamo la possibilità di agire nel presente e di cambiare.
A che punto siamo del nostro percorso di sostegno psicologico? Maria, con grande volontà, ha deciso di trovare la forza di lavorare su questi aspetti di sé e li sta cambiando.
La situazione migliora. Adesso è più stabile e serena e soprattutto, non sente il bisogno di dare senza ricevere nulla in cambio.
Dare per il piacere di dare. Non per aspettarsi di ricevere. Ma nemmeno dare perché ci si sente inadeguati.
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