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Nuove esperienze, vecchie paure: affrontare il timore del cambiamento

Cos’è la paura della novità

Mi capita spesso che le persone portino un problema particolare: una forte paura che si manifesta quando si è di fronte a una scelta.

Alcuni si bloccano di fronte a decisioni importanti, legate al loro futuro.

Mi viene in mente il caso di una ragazza, venuta da me in terapia, che non sapeva se sposarsi oppure no.

Altri, invece, sperimentano questa condizione di sospensione anche di fronte alle cose più piccole, per esempio che cosa è giusto (o meno) mangiare, quando fare la spesa…

Se sei qui, forse sarà capitato anche a te di fronte a un cambiamento importante – un nuovo lavoro, l’inizio di una relazione, un trasloco – di provare non solo entusiasmo ma anche un vero e proprio nodo allo stomaco.

È la paura della novità.

Chi non l’ha mai vissuta sulla propria pelle e la vede negli altri, spesso la confonde con la pigrizia.

Ma si tratta, invece, di una forma di ansia anticipatoria.

Il cervello percepisce il nuovo come qualcosa di potenzialmente pericoloso perché rompe la ripetitività della routine.

Hai presente quando i bambini chiedono di vedere lo stesso cartone animato più volte, per giorni di fila, settimane o addirittura mesi (è il caso di mio nipote quando era più piccolino…)?

Ecco, questo accade perché la ripetizione ha un effetto calmante, ci tranquillizza.

Tutto quello che è nuovo, invece, può destabilizzarci.

Le radici primitive dell’ansia del cambiamento

Questo naturalmente ha delle radici evolutive che possiamo rintracciare nella preistoria.

I nostri antenati dell’età della pietra evitavano l’ignoto perché poteva nascondere delle minacce alla sopravvivenza. Non a caso il mito di Ulisse ci affascina ancora oggi perché quell’uomo scaltro che per dieci lunghi anni attraversa i mari e conosce nuove terre e nuovi popoli incarna il desiderio umano di conoscenza e l’attrazione per l’ignoto.

Oggi la società è molto cambiata: abbiamo accesso a informazioni illimitate grazie all’iperconnessione.

Eppure, il nostro sistema nervoso non reagisce in modo molto diverso da quello dei nostri avi preistorici di fronte agli stimoli che ci vengono dall’esterno.

Perché il cambiamento fa tanta paura. Le cause dell’ansia da novità

A questo punto, immagino che ti starai domandando perché il cambiamento ci fa tanta paura.

Due sono gli elementi da tenere in considerazione.

Il primo è l’incertezza, il non sapere come andrà a finire.

Io inizio questo percorso ma non so se riuscirò, non so se avrò successo, non so se ci saranno dei problemi lungo la strada.

Il secondo elemento è la perdita di controllo.

Quando esci dalla comfort zone dove tutto è familiare, ti trovi a confrontarti con l’ignoto e quindi a metterti alla prova.

In ambito clinico, la paura della novità può intrecciarsi anche con altri quadri.

Mi viene in mente:

  • il disturbo d’ansia generalizzato, quindi la preoccupazione costante che rende ogni novità un amplificatore dell’ansia che già si prova;
  • il disturbo ossessivo compulsivo, che è caratterizzato da una rigidità estrema e da un bisogno di ritualità atti a controllare la realtà e qualsiasi altro cambiamento;
  • la fobia sociale, in cui ogni nuova interazione con l’altro è vissuta come minaccia e paura del giudizio
  • i disturbi post traumatici da stress, poiché chi ha vissuto un trauma ha naturalmente paura di lasciare la propria zona di comfort dato che fuori è pericoloso.

L’incertezza che blocca: quando la paura del cambiamento ferma la crescita

La paura è di per sé un’emozione fondamentale.

Guai a non averne perché la paura è un segnale di allerta che serve a metterci in guardia, a prepararci ad affrontare determinate situazioni.

Quando abbiamo paura, sentiamo crescere anche l’ansia e quest’ultima – fino a un certo punto – ha una funzione positiva poiché mi fa essere più attento, più preciso, più puntuale.

Ma se la paura è troppa diventa un vero e proprio blocco.

Lì ci dobbiamo allarmare perché, di solito, anziché procedere, scegliere e quindi buttarci nella vita finiamo per evitare per timore di sbagliare.

C’è la paura a sperimentarsi in un lavoro nuovo, che ci costringe a rimanere inchiodati in quell’ufficio dove ci sentiamo poco valorizzati.

C’è il timore di lasciare il partner, che ci trattiene in una relazione insoddisfacente, pur sapendo che cambiare potrebbe portarci più serenità.

C’è il timore che ci impedisce di prendere decisioni urgenti.

Siamo di fronte a un evitamento, una tentata soluzione che naturalmente non fa accentuare il problema in una spirale infinita in cui l’evitamento ha come conseguenza soltanto quella di continuare a evitare ancora e ancora e ancora, mentre questo cerchio si stringe sempre di più, trasformandosi in una gabbia.

Così, la persona che prima riusciva perlomeno a fare delle scelte basilari nella propria vita, non riesce più nemmeno a decidere come organizzare la propria giornata.

Sintomi comuni della paura della novità. Come si manifesta l’ansia da cambiamento

I sintomi della paura del cambiamento sono vari e, in parte, sono sovrapponibili a quelli dell’ansia.

Abbiamo sintomi somatici, che si manifestano nel corpo, come tachicardia, respiro corto, tensione muscolari, disturbi gastrointestinali…

Ma abbiamo sintomi anche cognitivi che vanno dai pensieri catastrofici – con i quali andiamo ad abitare il futuro alla ricerca della potenziale (e secondo noi imminente) catastrofe – alla ruminazione, alla difficoltà di concentrazione.

Quest’ultimo è un aspetto che spesso si sottovaluta in questo tipo di problemi.

Nel momento in cui io evito anche le prove più basilari della mia vita, accade che l’evitamento si va a ripercuotere anche su altre aree della mia vita, come la difficoltà di concentrazione che deriva da un sovraccarico della mia mente, piena di tutte quelle decisioni che avrei dovuto prendere e invece non ho preso.

Nei casi di persone con fobia sociale, l’ansia della novità e del cambiamento porta spesso all’isolamento poiché questi soggetti tendono a evitare così tanto l’altro che preferiscono rimanere da soli.

Talvolta si arriva anche a una pericolosa fuga dalle responsabilità, che può portare verso stati depressivi.

Strategie pratiche per affrontare l’ansia da cambiamento

Chi si riconosce in questi sintomi non dovrebbe vivere tutto questo come segno di debolezza o fragilità ma cercare di capire che tutto deriva da un’attivazione fisiologica del sistema nervoso, che percepisce un pericolo anche laddove non c’è.

Peraltro, quando affrontiamo ciò che ci fa più paura, è proprio in quei momenti che si sbloccano delle aree di miglioramento a 360 gradi.

Cambiare fa paura, ma serve per rinascere

Il cambiamento è sempre un passaggio critico perché mette a nudo le nostre fragilità, che talvolta ci spaventano e altre ci imbarazzano.

Ma apre anche a possibilità nuove.

Non è l’assenza di paura che dobbiamo ricercare. Ma il coraggio di attraversarla.

Un mio paziente mi raccontava che aveva tanta paura di cambiare casa. Quando, alla fine, riuscì ad affrontare questo cambiamento, mi confessò che la cosa più spaventosa nella nuova abitazione, alla fine, era programmare la lavatrice.

La paura si riduce quando la affrontiamo, quando scopriamo passo dopo passo che la realtà è molto meno minacciosa di quanto ce l’eravamo figurata nelle nostre fantasie catastrofiche.

È proprio lì che avviene la trasformazione.

Perché cambiare è spaventoso ma è anche il primo vero atto di rinascita.

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