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L’inizio di una convivenza tra dubbi, paure e problemi

È normale avere dubbi sulla convivenza?

    L’inizio di una convivenza per una coppia è un traguardo ma anche una sfida.

    Diciamolo subito: metaforicamente parlando, prima di andare a vivere insieme tutti soffriamo di miopia, quel piccolo disturbo della vista che impedisce di vedere bene le cose da lontano.

    Ecco, quando si va a convivere, le persone si avvicinano abbastanza da poterle vedere realmente, nella loro interezza, senza filtri.

    Andare dall’oculista, ovviamente, non serve a nulla in questi casi.

    L’unico modo per risolvere il problema è rendersi conto di come funziona l’amore.

    All’inizio, il nostro partner ci appare come l’uomo dei sogni o la donna da sposare. Siamo nella fase dell’innamoramento in cui prevale l’idealizzazione dell’altro, a cui attribuiamo tutte le caratteristiche che desideriamo in un compagno di vita.

    La mente, infatti, quando si trova davanti all’Amore, tende a prendere delle “scorciatoie”, immaginando scenari da favola in cui l’altro o l’altra ci salverà, ci renderà felici, ci completerà etc.

    Questo avviene perché tanto meno conosciamo qualcosa, tanto più la mente ci mette del suo per creare un’immagine completa e comprensibile.

    Pensiamo a quelle illusioni ottiche in cui alcuni segni sembrerebbero suggerire l’esistenza di un triangolo ma in verità si tratta di linee spezzate che delineano soltanto tre angoli…

    Ecco, la mente quando si trova davanti al vuoto tende a riempirlo con elementi tratti dal suo mondo interno, quello intrapsichico.

    Volendo fare un esempio banale: se davanti a me ho uno spazio vuoto, bianco, tenderò a colorarlo con le sfumature che ho dentro.

    Ecco, allora, che quando cominciamo a frequentare qualcuno che abbiamo appena conosciuto, tutto va bene perché è una fase in cui tendiamo a proiettare su questo schermo il nostro film.

    Ma l’idealizzazione ha i mesi contati, non dura per sempre. Ed è del tutto normale.

    Ognuno di noi è umano e quindi ha pregi e difetti, che emergono soprattutto nella quotidianità, quando si sta a stretto contatto nella stessa casa.

    Per questo, spesso la convivenza innesca delle vere e proprie crisi di coppia, soprattutto se si va a vivere insieme quando il rapporto è agli inizi, nel pieno della fiammata dell’innamoramento.

    È una cosa che vedo spesso nelle coppie formate da persone che hanno raggiunto una fascia d’età che varia tra i 33 e i 37 anni, un momento della vita in cui si sente di doversi “sistemare”.

    Trascinate dall’entusiasmo dei primi mesi di relazione, si ritrovano ad affrettare le cose, in una corsa per andare a convivere.

    Ma è troppo presto.

    Immagine di freepik

    Perché?

    Perché superata la fase dell’innamoramento, che dura alcuni mesi o anche anni, c’è una fase di disillusione in cui si riconosce l’altro per quello che è.

    Si comincia a vedere l’altro non per il principe azzurro (o la principessa “celeste”) che abbiamo sempre sognato, ma per quello che è: una persona vera, con caratteristiche e abitudini che ci danno fastidio o non sopportiamo.

    Nella convivenza, quello che erano un dettaglio insignificante, a cui non davamo troppo peso perché eravamo distanti dall’altro, ecco che da vicino diventa macroscopico.

    Molti, a questo punto, vivono una sorta di tradimento, si sentono truffati, ingannati dall’altro.

    Prendiamo un caso banale.

    Frequentiamo da alcuni mesi un ragazzo, che ci piace parecchio. In alcune occasioni, l’abbiamo visto allegro, con un bicchiere di buon vino in mano. Poi, ci accorgiamo che il vino c’è sia a pranzo che a cena, in una certa quantità.

    È qualcosa di improvviso, che ci turba perché contrasta con l’immagine che ci eravamo fatti di lui.

    Ma quella persona è sempre stata così, continua a fare esattamente quello che faceva prima, né più né meno. Soltanto che non ce ne eravamo accorti perché ci vedevamo ogni tanto e non condividevamo la quotidianità, pasti inclusi.

    Allora, credo che bisognerebbe cercare di attraversare questa fase dell’innamoramento, vivendola appieno, godendosela. E soltanto dopo, quando si ha una chiara idea dell’altro con i suoi pro e i suoi contro (idea che ci si forma soltanto con il tempo e la frequentazione), soltanto allora decidere di andare a convivere.

    La convivenza rovina il rapporto di coppia?

      Dunque, la convivenza non rovina affatto il rapporto di coppia.

      Piuttosto, lo fa diventare realistico.

      Alcune persone odiano il realismo perché sono intrappolate nell’idea che l’altro dovrebbe salvarli, debba renderli davvero felici.

      In verità, questo non è il fondamento di una relazione sana.

      Dobbiamo comprendere che l’altro non è lì per soddisfare i nostri capricci, per farsi carico dei nostri bisogni o per riempire i nostri vuoti.

      L’altro è lì per fare il partner, per accompagnarci in questo viaggio che è la vita.

      Ad altre persone il realismo piace molto perché nel realismo c’è la vita, quell’insieme di tonalità che è danno senso e significato alla nostra esistenza.

      Raramente una cosa è tutta bianca o tutta nera.

      In genere, chi tende a vedere tutto bianco o tutto nero può avere dei disagi psicologici che lo portano a vedere le cose in questa maniera così netta, prima di sfumature.

      La vita è nel mezzo.

      Quindi, la convivenza non rovina assolutamente il rapporto di coppia, anzi, gli dà spessore e profondità.

      È bello amare qualcuno anche nei suoi difetti.

      Immagine di freepik

      Crisi dopo l’inizio della convivenza: bisogna preoccuparsi?

        La crisi dopo l’inizio della convivenza è qualcosa di fisiologico, un evento alla transizione dalla fase dell’innamoramento, caratterizzata dall’idealizzazione, a quella della disillusione e del disincanto, in cui ci si ritrova fuori dal sogno, nella realtà.

        Occorre accettare l’altro per quello che è e non idealizzarlo a dismisura.

        Anche perché l’estrema idealizzazione è una sorta di sabotaggio a orologeria, un trappola destinata a scattare a distanza di tempo. Tanto più idealizzo qualcuno, infatti, tanto più forte sarà la delusione nei suoi confronti quando mi renderò conto che avevo aspettative irrealistiche e lui o lei non corrisponde all’immagine che mi ero confezionato.

        Allora, quando il rapporto entra in crisi all’inizio di una convivenza, dobbiamo preoccuparci?

        La risposta è dipende.

        Come ho detto in un altro articolo sulla crisi di coppia, bisogna preoccuparsi se i litigi e le discussioni anziché rinsaldare il legame, facendolo diventare più forte, lo sfaldano.

        Se anziché aprirci al dialogo e allo scambio di opinioni, finiamo con il costruire muri, con il trincerarci dietro un silenzio gelido, con il non riappacificarci nemmeno sotto le lenzuola.

        Cosa fare per ritrovare l’equilibrio di coppia dopo che si è andati a vivere insieme

          A mio parere, l’ingrediente fondamentale per una sana vita di coppia è la sincerità.

          Evitate di protrarre menzogne, di mettervi una maschera, sforzandovi di essere qualcuno che non siete pur di soddisfare le aspettative del partner.

          Bisogna dirsi la verità per riuscire a essere veramente in intimità.

          Quindi, la prima cosa che ti invito a fare è capire se ti stai tenendo dentro qualcosa, se non stai evitando di esprimere qualcosa.

          Se stai facendo questo, sappi che stai mettendo in atto un autosabotaggio.

          E se non corri presto ai ripari, rischi che il tuo rapporto precipiti da un momento all’altro

          Immagine di copertina: Immafine di Feepik

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