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Ansia da Malattia: come affrontare la paura di problemi di salute

Cos’è l’ipocondria e perché non dovremmo chiedere a dottor Google

Cos’è l’ipocondria?

Un giorno entra in studio da me Laura. È una donna sui 35 anni, impiegata in una grande compagnia di assicurazioni. Si tratta di un lavoro di routine, abbastanza ripetitivo ma tutto sommato le piace.

Il suo problema è la costante paura di avere problemi di salute.

Per Laura, ogni piccolo dolore è un sintomo che non può essere trascurato e che causa in lei un’estrema preoccupazione. Questo la porta a passare ore e ore su internet a cercare informazioni mediche, convinta di avere malattie rare, per poi spaventarsi e stare ancora peggio.

Come noi sappiamo, infatti, quando cerchiamo su Google un qualsiasi sintomo, incappiamo in articoli e post in cui nel giro di quattro righe un raffreddore diventa un tumore al cervello.

Chiaramente, se la persona non ha conoscenze mediche, il risultato della ricerca è solo una grande confusione.

La confusione porta all’angoscia e l’angoscia a sua volta sfocia nell’ansia.

Non accettare di non poter sapere all’istante quello che esattamente uno ha o cosa gli potrebbe accadere innesca il classico circolo vizioso dell’ansia. Un circolo vizioso che, autoalimentandosi, può condurre alla totale perdita di controllo e talvolta, nei casi peggiori, all’attacco di panico.

Ecco, Laura sta affrontando l’ipocondria ovvero l’ansia da malattia.

L’ipocondria o ansia da malattia è una condizione psicologica in cui una persona è ossessionata dalla convinzione di avere una malattia grave, nonostante le rassicurazioni mediche.

Laura, infatti, faceva sempre tanti, ma tanti controlli.

Ma il fatto che le analisi fossero sempre nella norma e che i dottori non trovassero nulla di strano non era mai abbastanza per lei.

Perchè?

Perché questo disturbo porta un’enorme preoccupazione per la salute, causando ansia e stress significativi.

Se guardiamo la questione dal punto di vista delle tentate soluzioni cioè dei comportamenti messi in atto dal paziente che invece che migliorare la situazione o risolverla, la peggiora, vedremo che ci sono due tipologie di ipocondriaci.

C’è chi, preso dall’ansia, cerca costantemente rassicurazioni mediche, fa esami ripetuti, analisi continue etc.

E poi c’è chi, invece, sapendo di essere malato, evita assolutamente di andare dal medico e di sottoporsi a dei controlli nel timore che si realizza la sua peggiore fantasia cioè scoprire di avere una malattia.Sintomi dell’ipocondria

Sintomi dell’ipocondria, l’asia delle malattie

I sintomi dell’ipocondria coincidono in parte con quelli tipici dell’ansia.

Immagine di freepik

Ma dobbiamo fare alcune distinzioni.

L’ipocondria è caratterizzata da:

  • preoccupazione eccessiva per la salute
  • interpretazione catastrofica dei sintomi fisici normali o minori
  • ricerca di rassicurazione attraverso ripetuti controlli clinici che, però, offrono soltanto un sollievo temporaneo
  • oppure totale evitamento di ospedali e medici

A parer mio, la ricerca di rassicurazioni mediche è un criterio importante da tenere in considerazione quando si parla di ipocondria.

È del tutto normale che una persona che ha alle spalle un’esperienza difficile, che ha dovuto magari anche essere ricoverata in ospedale per un problema grave faccia più controlli, per prevenire eventuali ricadute.

Il problema sorge quando il parere del medico non ti basta e cominci a passare da un professionista all’altro, agitandoti sempre di più nonostante gli esiti negativi dei test e delle visite diagnostiche, che dovrebbero certificare un buono stato di salute generale.

Comportamenti tipici di un ipocondriaco

Come si comporta un ipocondriaco?

Essendo ossessionato dalla paura di stare male, di avere qualcosa che non va, passa molto tempo a monitorare il proprio corpo alla ricerca dei segni di questa ipotetica malattia.

Poi c’è chi questa malattia se l’è già prefigurata e sa che prima o poi gli verrà diagnosticata e chi, invece, non ne ha idea e semplicemente parla di malattie.

L’ipocondriaco, inoltre, cerca costantemente informazioni mediche online.

È la cosiddetta cybercondria.

C’è poi l’evitamento di persone o situazioni che potrebbero esporli alla malattia.

C’è chi dice che non va al cinema perché le sale sono troppo affollate, chi non sale sui mezzi pubblici perché sono sporchi, chi non va mai alle feste etc.

Inoltre, l’ipocondriaco parla spesso e volentieri dei propri sintomi, lanciandosi in discussioni molto dettagliate, ammorbando amici e familiari che vengono sottoposti a questo mitragliamento costante e, purtroppo, inutile.

Perché tanto più la persona ipocondriaca esterna il suo problema, tanto più quello peggiora.

Immagine di DC Studio su Freepik

Nosofobia, patofobia e ipocondria: le differenze tra disturbi che riguardano la paura delle malattie

Esistono piccole differenze tra nosofobia, patofobia e ipocondria.

La nosofobia è la paura di contrarre una malattia specifica.

Spesso, questo disturbo è influenzato dalla disponibilità di conoscenze mediche specifiche su quella patologia, tanto che nel mio studio di psicoterapeuta mi capita di ricevere medici e professionisti sanitari angosciati dalla possibilità di star male.

Proprio perché hanno una preparazione in merito e sanno a cosa possono andare incontro nel corso del loro lavoro, hanno più difficoltà a lasciar andare, a togliersi di testa l’idea di potersi ammalare.

Perché?

Perché il troppo conoscere innesca l’incertezza.

Anche perché la medicina – come tutte le altre scienze – segue certamente prassi e protocolli che rappresentano dei punti di riferimento. Tuttavia, non può darci alcuna certezza definitiva poiché la certezza non esiste in questo mondo.

Poi abbiamo la patofobia, che è la paura estrema di qualsiasi malattia. Quindi non un timore specifico (come la nosofobia) ma un generico allarme nei confronti di qualunque patologia esistente.

Il patofobico, a differenza dell’ipocondriaco, non è allarmato da sintomi o manifestazioni fisiche.

È sano come un pesce ma ha comunque paura di contrarre un morbo.

E poi, come abbiamo visto, c’è l’ipocondria cioè la paura di avere una malattia grave non diagnosticata, nonostante le evidenze mediche contrarie.

Il ruolo di traumi ed esperienze passate nell’ipocondria

Traumi ed esperienze negative passate giocano un ruolo importante nell’esordio e anche nel mantenimento dell’ipocondria.

Eventi come la perdita di una persona cara morta per una gravissima malattia, un’infanzia caratterizzata dalla presenza di genitori iperprotettivi e iperpreoccupati per la salute dei figli o anche l’aver assistito alle sofferenze di un familiare malato…

è questo proprio il caso di Laura, la paziente che abbiamo incontrato all’inizio di questo articolo, che aveva sviluppato la propria ipocondria proprio dopo aver assistito alla lunga e dolorosa malattia della madre.

Chiaramente eventi del genere segnano nel profondo chi le vive.

Vorrei però rassicurare chi mi sta leggendo e pensa di soffrire di questa problematica.

Non è che una mattina ti sei svegliato e ti sei scoperto difettoso.

Il fatto è che ti sei trovato a esposto a qualcosa che non eri in grado di sostenere in quel momento e quest’esperienza ha generato una risposta.

Non potendo mettere in atto delle strategie difensive (meccanismi di coping) che ti permettessero di inquadrare quell’esperienza e quindi superarla, hai subito un trauma e non sei riuscito a elaborarlo.

L’approccio breve strategico per l’ipocondria

Cosa posso fare come terapeuta per una persona che soffre di ipocondria?

Se hai letto la mia presentazione, saprai che seguo un approccio breve strategico, che si fonda sull’ interrompere gli schemi disfunzionali ripetitivi che vanno sotto il nome di tentate soluzioni.

Se una persona continua a parlare del problema, senza affrontarlo, la prima cosa che farei è utilizzare delle manovre persuasive allo scopo di portare il paziente ad abbandonare il comportamento controproducente che sta mettendo in atto e che rafforza soltanto i suoi sintomi, facendolo stare ancora peggio.

Se la persona cerca continuamente rassicurazioni, cercherei di indurlo a smettere.

L’ipocondria può essere debilitante, ma non è invincibile.

La storia di Laura ci dimostra che se ci accorgiamo di un problema e interveniamo prontamente, è possibile superare il disagio grazie un percorso su misura, adatto al nostro caso specifico.

È vero, esistono i protocolli di intervento.

Ma come dico sempre, i protocolli devono adattarsi al paziente, essere modellati sulla base delle sue esigenze.

Non è mai la persona a doversi adattare al protocollo, ma il contrario.

Le strategie e le tecniche devono calzare a pennello sulla persona.

Con il giusto supporto terapeutico e l’applicazione di tecniche adeguate, è possibile imparare a gestire la paura e vivere una vita più serena, proprio come Laura.

Se ti riconosci in alcune cose che faceva questa mia cara paziente, sappi che cercare aiuto è un atto di forza e il primo passo verso il recupero.

Ricorda, questo articolo ha lo scopo di aiutarti e rassicurarti.

Se non trovi punti di contatto con il tuo caso, allora non c’è alcun bisogno di rivolgersi a un professionista per cominciare un percorso terapeutico.

Se, invece, vedi che i timori che provi nei confronti delle malattie ti stanno impedendo di vivere, ti suggerisco di farlo.

Immagine di copertina: Immagine di freepik

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