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Paura degli spazi aperti: superiamo insieme l’agorafobia

Agorafobia: una definizione prima di tutto

    Una piccola premessa: all’inizio, il termine agorafobico veniva utilizzato per definire una persona che aveva paura di stare in mezzo alla gente. Proprio per questo, spesso l’agorafobia viene scambiata con un altro problema di natura psicologica ovvero l’ansia sociale, di cui ho già parlato in questo articolo.

    In verità, oggi si parla di agorafobia quando si vuole indicare la paura di trovarsi in tutte quelle situazioni da cui non è possibile sfuggire oppure nelle quali non si può ricevere un soccorso immediato.

    Quindi l’agorafobico è quella persona che evita tutte le situazioni in cui sa di non poter avere aiuto.

    Immagine di freepik

    Perchè ho paura degli spazi aperti? Le cause dell’agorafobia

      Dunque, alla domanda: “Perché ho paura degli spazi aperti?” non esiste una risposta univoca, valida per tutti.

      Dal punto di vista psicodinamico, le ragioni di questo disturbo sono da ricercare nella propria storia familiare, in particolare nelle esperienze vissute durante l’infanzia e nell’adattamento disfunzionale che si è sviluppato da bambini all’interno del proprio nucleo di origine, nel rapporto con i propri genitori.

      Tuttavia, dal mio punto di vista di psicologo e psicoterapeuta che si occupa di questi disturbi, seguendo il mio approccio, ritengo sia più utile concentrarsi su quello che mantiene il problema dell’agorafobia nel qui e ora, cioè quali pensieri e comportamenti contribuiscono a far emergere il problema e a mantenerlo nel tempo, determinando un forte disagio.

      Se dopo aver avuto una crisi di panico, la reazione – spesso spontanea e automatica – è quella di cominciare a evitare le situazioni in cui si è verificato l’attacco di panico nel timore di rivivere quella terribile esperienza, con molta probabilità si svilupperà un problema di agorafobia.

      Perché?

      Perché l’evitamento porta a un restringimento della propria comfort zone che, a lungo andare, diventa una discomfort zone, nel senso che col passare del tempo gli spazi sicuri diventano sempre meno.

      Ed ecco che l’agorafobico se prima almeno riusciva a stare da solo a casa, luogo in cui tutti ci sentiamo a nostro agio, dopo un po’ ha bisogno che ci sia sempre qualcuno a fargli compagnia, a rassicurarlo.

      Come capire se soffro di agorafobia: i sintomi

        Per capire se si soffre di agorafobia, dobbiamo necessariamente far riferimento ai sintomi, cioè ai diversi modi in cui il disturbo si palesa.

        Torniamo per un momento alla definizione originaria di agorafobia.

        Abbiamo detto che l’agorafobia è un disturbo d’ansia caratterizzato dal desiderio di evitare le situazioni percepite come potenzialmente pericolose.

        Mi viene in mente il caso di Carlotta, nome di fantasia che utilizzo per riferirmi a una mia paziente.

        Carlotta mi raccontava che lei quando andava a cena fuori con il proprio fidanzato o con gli amici, una volta raggiunto il locale o ristorante in cui avrebbe cenato, per prima cosa controllava dove si trovavano le uscite. Questo perché doveva essere sicura che, in caso, avrebbe potuto uscirne il prima possibile, senza troppa difficoltà.

        Comprendo che chi non soffre di questo disturbo potrebbe sorridere leggendo di questo tipo di comportamenti.

        In verità, il malessere che provano gli agorafobici è veramente molto invalidante, poiché la qualità di vita ne risente sensibilmente.

        Carlotta non si limitava a verificare dove si trovassero le vie d’uscita. Aveva anche l’abitudine di portare sempre con sé un’intera farmacia racchiusa nella propria borsetta, in cui non poteva mai mancare una confezione di Xanax, l’amico più stretto dell’agorafobico.

        Questa non è la sede per parlare dell’uso e soprattutto dell’abuso di psicofarmaci a cui alcuni pazienti sono purtroppo soggetti.

        La reazione all’assunzione di questo tipo di medicine è soggettiva

        Ci sono persone che riescono a seguire in modo disciplinato e attento le indicazioni del proprio psichiatra o neurologo, che nel prescrivere il farmaco stabilisce modi e tempi di assunzione valutando attentamente il singolo caso.

        Ma ci sono anche pazienti che finiscono presto con il diventare dipendenti da farmaci come le benzodiazepine.

        Come dicevo, Carlotta portava con sé tanti farmaci da avere quasi una valigetta del pronto soccorso. Ed era arrivata anche al punto che doveva andare ovunque con la propria macchina, in modo tale che – se si fosse sentita male – avrebbe potuto tornare a casa da sola, fuggendo.

        In sostanza, quello che fa l’agorafobico è prendere precauzioni ed evitare.

        Per un agorafobico anche una situazione neutra come l’andare al cinema può diventare potenzialmente pericolosa e quindi da evitare.

        Perché?

        Perché si trova in una situazione dove è esposto al giudizio altrui: se si alza e se ne va, potrebbe infastidire gli altri e trovarsi quindi in imbarazzo.

        Ecco allora che il fobico preferisce starsene a casa.

        Come ho scritto in altri articoli dedicati ai disturbi d’ansia e agli attacchi di panico, il mondo di una persona che soffre di un simile problema tende sempre a ridursi.

        Può passare dallo stare a casa da solo ad aver bisogno di avere qualcuno sempre vicino. Fino ad arrivare a dover chiedere soccorso non appena avverte i sintomi del malessere.

        Questo si traduce anche nell’esigenza di dover parlare molto spesso del proprio problema.

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        Cosa scatena l’agorafobia

          Ma quindi, cosa scatena l’agorafobia?

          Come detto, le situazioni più diverse possono innescare la reazione dell’agorafobico.

          Per altro, questo problema può manifestarsi in concomitanza o a seguito di un attacco di panico.

          Non è detto che l’agorafobico abbia sperimentato un attacco di panico, perché le due cose non sono strettamente correlate. Tuttavia, in molti casi vanno a braccetto.

          Per fare un esempio: se l’attacco di panico è avvenuto in un bar, l’agorafobico non è in grado di razionalizzare, circoscrivendo quell’episodio a un certo luogo, in un certo orario. L’agorafobico tende a generalizzare quindi tutti i bar, da quel momento in poi, saranno pericolosi ai suoi occhi.

          Quindi che si fa?

          Si evitano tutti i bar.

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          E poi?

          Col tempo l’agorafobico dice: “L’attacco di panico è arrivato mentre stavo seduto al bar, bevendo una Cola Cola”. A quel punto, anche la Coca Cola si lega all’evento e comincia a essere esclusa dalle bevande che si possono consumare.

          Altro pensiero: “In fondo, mi sono sentito male mentre ero fuori di casa”.

          Ed ecco che si evita di uscire di casa…

          E così via.

          La comfort zone, dunque, tende a restringersi sempre di più.

          Conseguenze dell’agorafobia

            La principale conseguenza dell’agorafobia riguarda la vita sociale della persona che ne soffre, che di fatto si assottiglia sempre di più fino a scomparire del tutto.

            Tutte queste paure, infatti, impediscono alla persona di fare tante esperienze e ciò ha anche un forte impatto sull’autostima dell’individuo.

            L’autostima, infatti, si rafforza nel momento in cui io faccio delle cose che sono al di fuori della mia comfort zone o sul confine di quell’area.

            Esercizi per superare l’agorafobia

              Il primo passo per superare l’agorafobia è rendersi conto di avere un problema, prendere consapevolezza del disagio che si prova e delle conseguenze che ha sulla propria vita.

              Se ti stai ritrovando nei sintomi che ho elencato, se ti rendi conto che spesso preferisci non affrontare alcune situazioni, allora è il caso di indagare.

              Farmaci per agorafobici

                Anche se esistono dei farmaci che vengono prescritti per tenere a freno i sintomi dell’ansia, dobbiamo dire prima di tutto che il trattamento elettivo per l’agorafobia è la psicoterapia.

                Soltanto in casi molto gravi, quando per esempio l’agorafobico non riesce in alcun modo a uscire di casa, allora è opportuno che il paziente riceva un sostegno farmacologico che lo metta in condizione di lavorare sul proprio problema.

                Esistono casi molto invalidanti di agorafobia, che possono giovarsi di un trattamento farmacologico ma sempre affiancato a un percorso con un terapeuta.

                La terapia contro l’agorafobia

                  Per quel che riguarda la terapia contro l’agorafobia, esistono due grandi “branche” della psicoterapia: quelle che vanno a indagare le cause del problema e quelle che, invece, si concentrano su ciò che viene fatto nel presente, nel qui e ora, per mantenere quel problema.

                  La mia psicoterapia si basa su quest’ultimo approccio poiché se è vero che tutti i problemi possono essere ricondotti a qualcosa avvenuto nel nostro passato, è anche vero che dobbiamo agire sull’oggi, su quello che facciamo adesso per poterne uscire.

                  Psicologo Psicoterapeuta esperto in ansia e attacchi di panico – trattamento dell’agorafobia a Roma Eur e online

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                  Immagine di copertina: Immagine di freepik

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