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“Ho paura di innamorarmi”. Cos’è la filofobia e come “guarire”

Filofobia: la paura di amare ed essere amati

Se hai consultato in passato questo sito, ti sarai reso conto che esistono tante paure diverse, ansie che prendono forme variegate: la paura degli spazi aperti (anche detta agorafobia), la paura degli spazi chiusi, la paura di viaggiare, quella di guidare, di stare da soli…

Ma esiste anche la paura di una delle cose più belle che possa succedere a un essere umano: la paura di innamorarsi.

Eh sì, può sembrare uno scherzo, qualcosa di paradossale, considerando quanta arte, quante canzoni, quanti film sono dedicati al tema dell’amore, alla sua ricerca, alla felicità legata a questo sentimento.

Eppure, anche gli antichi greci avevano intuito come il potenziale dell’amore potesse anche portare al suo potenziale di sofferenza e distruzione.

I greci, che erano maestri dell’immagine, lo raffigurano nell’idea che lega Amore (Eros) e Morte (Thanatos). Queste due entità erano profondamente intrecciate tra di loro nel mondo ellenico e lo sono ancora oggi, ai giorni nostri.

Nel momento in cui si ama, accade spesso che si abbia anche una grandissima paura di non essere più amati, di essere abbandonati.

Quindi, dinnanzi alla paura potenziale della distruzione, alcune persone scelgono – in modo consapevole o inconscio – di non coinvolgersi sentimentalmente in una relazione amorosa.

Quando parliamo di filofobia, dunque, non ci riferiamo soltanto alla paura di amare, al timore di innamorarsi di qualcuno.

Parliamo anche della paura di essere amati.

E quali possono essere i timori di una persona filofobica che si sente amata?

Immagine di freepik

Nel momento in cui qualcuno ci ama, potremmo sentire una certa responsabilità nei suoi riguardi. Pensiamoci un momento.

Se per il filofobico la paura più grande corrisponde all’abbandono e alla distruzione, pensate come si possa sentire nel momento in cui percepisce l’amore dell’altro nei suoi confronti.

Nella sua mente già si prefigura l’immagine di lui o lei che soffre dello stesso dolore che ha sempre cercato di evitare a sé stesso.

Qui sta il paradosso.

Le persone filofobiche – come ogni soggetto affetto da una fobia – tendono a evitare.

Ma dato che il desiderio nasce spesso dalla frustrazione e dalla mancanza, proprio queste persone spaventate dall’amore si ritrovano a essere inseguite, corteggiate, ricercate da persone che tendono a coinvolgersi rapidamente.

A quel punto, la frittata è fatta.

Il filofobico si ritrova imprigionato nel suo incubo più grande: essere amato anche se non lo vuole.

Non soffrirà magari dell’essere abbandonato, ma soffrirà del non riuscire a corrispondere al sentimento di una persona che sa essere speciale.

Come si comporta chi ha paura di amare: profilo di un filofobico

Che cosa fa un filofobico, cioè una persona che ha paura di amare ed essere amata?

In sostanza, evita, evita, evita.

In che modo?

Con il silenzio, con l’assenza, mettendo in atto comportamenti contraddittori tra loro.

Per esempio, potrebbe passare da una estrema vicinanza a una grandissima lontananza, in una sorta di compensazione. Come a dire: “Mi sono avvicinato così tanto che poi ho bisogno di una settimana o anche di un mese di solitudine per ritrovare l’equilibrio e bilanciarmi”.

L’altra persona che si trova coinvolta in questa dinamica rimane delusa, arrabbiata e prova spesso tristezza poiché non capisce questo modo di comportarsi.

Origine della filofobia: il timore dell’abbandono o della perdita

La filofobia ha origine da diversi fattori.

In alcuni casi, può essere scatenata da un episodio particolare: la fine drammatica di una storia d’amore, per esempio un divorzio dopo pochi anni di matrimonio oppure una relazione che termina in modo brusco, provocando estrema sofferenza.

Ma la paura di amare può essere anche “ereditaria” per così dire, può derivare cioè dal copione familiare, dallo schema di comportamento adottato dai propri genitori.

Il filofobico potrebbe aver visto la propria madre o il proprio padre soffrire così tanto d’amore, che non ha alcuna intenzione di farsi rovinare la vita da un simile sentimento.

Come in tutti i disturbi fobici, l’evitamento non è mai la risposta né la soluzione per risolvere il problema, anzi.

Continuando a evitare non si fa altro che ingigantire la paura.

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Quello spettro dal quale fuggiamo, continuerà a inseguirci per sempre finché non lo affrontiamo.

Da qui deriva quel che dice spesso il professor Nardone: la paura evitata diventa timor panico e la paura affrontata diventa coraggio.

Nessuno di questi problemi, dunque, si può risolvere evitando.

Chi ne soffre ha bisogno del supporto di un professionista che lo aiuti a rinnamorarsi, anche perché tutto l’apprendimento – come ci insegnano anche gli antichi – nasce dal desiderio ed è alimentato dalla passione, dall’amore per la conoscenza.

L’amore nelle relazioni è ciò che fa più crescere le persone.

Come esseri umani e quindi animali sociali abbiamo bisogno di poter entrare in relazione con gli altri, abbiamo bisogno delle emozioni.

Questo è il motivo per il quale non mi trovo d’accordo con i professionisti o presunti tali che affermano senza alcun dubbio che l’importante è star bene da soli per poter star bene con qualcuno.

A parer mio questa è una sciocchezza.

Perché un conto è essere dipendente dalle relazioni. Un conto è raccontare (e raccontarsi) la favola di stare bene da soli.

Gli esseri umani sono mammiferi e in quanto tali hanno bisogno di socialità.

Il fatto è che bisogna educare le persone a costruire e nutrire delle relazioni sane, riconoscendo quelle che sono potenzialmente dannose già dalle prime battute.

Bisognerebbe incrementare le proprie capacità relazionali per stare in rapporto all’altro piuttosto che isolarsi e aspettare di stare bene con sé stessi prima di entrare in contatto con il mondo esterno.

Molte teorie psicologiche si basano sul costrutto del Sé.

Il Sé si struttura nel momento in cui l’individuo entra in relazione con l’altro. Io so chi sono sulla base di quello che mi succede, di come reagiscono le persone intorno a me e soprattutto in base all’altro significativo.

Superare la filofobia e la paura di amare con la terapia

Dal mio punto di vista, un buon percorso di terapia per superare la filofobia e ricominciare ad amare dovrebbe riguardare il funzionamento del problema, così come previsto nella terapia breve strategica. Occorrerebbe indagare una serie di punti:

  • come si è strutturato il problema
  • quando peggiora
  • se c’è un’eccezione, cioè se il filofobico si è mai sentito coinvolto in una relazione d’amore e come è andata a finire quella storia
  • qual è la struttura familiare che il filofobico si porta dietro

Una volta delineato un quadro della situazione, con piccoli ma decisivi passi si porta la persona che ha paura di amare ad accorgersi che in realtà si sta perdendo forse l’unica cosa veramente importante e significativa dell’essere umano.

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