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“Non mi accetto fisicamente”. Cos’è il dismorfismo

Aspetto fisico, tra autoaccettazione e chirurgia estetica

Un giorno, nel mio studio di psicoterapia all’Eur, si presenta una ragazza che in passato era ricorsa a diversi interventi chirurgici di tipo correttivo, tra i quali anche il rimodellamento del naso, pratica di cui purtroppo abbiamo sentito parlare nella cronaca recente.

È il suo chirurgo estetico a mandarla in terapia da me.

Il professionista, infatti, dopo averla operata diverse volte, ha intuito che c’è qualcosa che non va, che dietro il desiderio di cambiare il proprio aspetto si nasconde qualcosa che va indagato.

Manuela (nome di fantasia per questioni di privacy) è piuttosto scettica rispetto all’intraprendere un percorso di psicoterapia.

Dal suo punto di vista, la strada da seguire è chiara: c’è un difetto che vuole eliminare, quindi si rivolge al chirurgo.

Perché mai dovrebbe vedere uno psicologo?

Devo dire che non vedo spesso casi come questo arrivare in terapia.

Non perché non ce ne siano, ovviamente.

Al giorno d’oggi, infatti, i prezzi di un intervento chirurgico sono abbastanza accessibili. Di conseguenza, chi non si piace, pensa di poter risolvere il problema con un’operazione.

Ci sono situazioni in cui, effettivamente, dopo un intervento ben riuscito, la persona trova un suo equilibrio: finalmente si guarda allo specchio ed è soddisfatta di quello che vede, di come si vede.

Molto spesso, però, non è così.

C’è chi dopo un’operazione se ne fa un’altra e poi un’altra ancora, senza fermarsi mai, proprio come la ragazza arrivata in seduta da me.

Manuela era una giovane di soli 25 anni, che aveva già rifatto il seno, la bocca, il naso e stava valutando di rimpolpare gli zigomi.

Secondo lei, quell’incontro nel mio studio era soltanto una perdita di tempo.

Non riusciva a capire quale fosse il problema.

Diceva che lei non si era mai accettata.

Nel suo vissuto emergeva quasi un odio nei confronti di sé stessa, che la portava a desiderare di modificare i propri connotati, alterare il proprio aspetto fisica, cambiare del tutto.

Dismorfismo corporeo. Quando non piacersi diventa una patologia

Ma quando il legittimo desiderio di migliorare il proprio aspetto diventa una patologia?

Quando siamo letteralmente ossessionati da un difetto. In quel caso stiamo parlando di un vero e proprio disturbo, il disturbo da dismorfismo corporeo (ddc), anche detto dismorfofobia.

Si tratta di una condizione psicologica caratterizzata da eccessiva preoccupazione per caratteristiche fisiche, percepite come difetti: il naso pronunciato, il seno troppo piccolo, i fianchi larghi o stretti, gli zigomi più o meno pieni, la forma degli occhi…

Tali aspetti, però, non sono minimi o inesistenti.

È il dismorfofobico a vedere un difetto laddove potremmo parlare semplicemente di peculiarità dell’aspetto.

Ci troviamo di fronte a una vera e propria ossessione, perché la persona con dismorfofobia vive mettendo in atto tutta una serie di strategie per risolvere quello che sente come un problema.

Come capire se soffri di dismorfofobia: i sintomi

È vero che, da un certo punto di vista, preoccuparsi del proprio aspetto è normale, anche considerando il tipo di società in cui viviamo.

Tuttavia, nel disturbo da dismorfismo corporeo la preoccupazione è pervasiva e debilitante, al punto da interferire con il normale “funzionamento” della persona, condizionandola nella propria vita quotidiana.

Parlo di persone che arrivano a nascondersi o mascherarsi con tanto trucco pur di evitare che gli altri notino il difetto da cui sono ossessionati.

Secondo il DSM V, la dismorfofobia ha una prevalenza tra l’1,7 e il 2,9% della popolazione generale, con una incidenza maggiore tra le donne.

Visto così, sembra si tratti di un disturbo psicologico poco diffuso, con numeri trascurabili.

In verità, però, stiamo parlando di un problema che viene fortemente sottostimato.

Una persona che soffre di ansia e attacchi di panico si rende conto di avere un problema poiché questi disturbi hanno sintomi sgradevoli, che si manifestano in modo evidente.

Così, per stare bene, prende in considerazione l’idea di rivolgersi a uno psicologo o a uno psicoterapeuta.

Una persona che soffre di dismorfofobia, invece, spesso non è consapevole del proprio disagio. Crede che il problema sia fisico, non mentale, quindi va dal chirurgo plastico invece che dallo psicologo.

“Perché dovrei lavorare su di me quando con poche centinaia (o migliaia) di euro posso porre fine al problema?”

Il dismorfofobico, però, non è mai contento. Mette a posto una cosa, ma subito dopo ne scopre un’altra.

Talvolta, l’ossessione è talmente grave che arriva ad avere vere e proprie crisi di pianto.

Dismorfismo, anoressia nervosa e ansia sociale. Le differenze

Spesso questo disturbo viene confuso con altri problemi, che presentano manifestazioni simili: anoressia nervosa e ansia sociale.

Come distinguerli?

Dobbiamo tenere presente che il tema centrale dell’anoressia è il cibo.

Anche in questo disturbo c’è una distorsione dell’immagine corporea, che però porta a comportamenti restrittivi nell’alimentazione.

È il classico caso della persona magrissima che tuttavia continua a vedersi in sovrappeso e quindi cerca in ogni modo di eliminare quei “chili di troppo”, limitando drasticamente l’assunzione di cibo, fino al punto di rigettarlo e non desiderarlo.

Nel dismorfismo non c’è questo aspetto.

Chi soffre di dismorfofobia non ha un problema con il cibo in sé. È preoccupato da una parte specifica del corpo, percepita come difettosa.

Nell’ansia sociale, invece, la preoccupazione principale riguarda il timore di essere giudicati negativamente durante le interazioni sociali, senza focalizzarsi su una specificità dell’aspetto fisico.

Chi soffre di questo problema, potrebbe evitare di parlare in pubblico e di esporsi per timore di essere giudicata, non per paura del proprio aspetto.

Stiamo parlando di sfumature, piccole differenze che però ci permettono di fare una distinzione tra fenomeno che, di fatto, sono completamente diversi.

Come si comporta chi soffre di dismorfofobia

Come ho detto all’inizio, il dismorfofobico mette in atto delle strategie per evitare che gli altri si accorgano del difetto da cui è ossessionato.

Queste strategie sono quello che in terapia breve strategica definiamo “tentate soluzioni” ovvero manovre che hanno lo scopo di risolvere il problema ma che, in verità, lo alimentano e lo mantengono, rendendolo cronico.

Queste soluzioni sono:

  • circondarsi di persone che continuano a rassicurarlo, sostenendo che non c’è alcun problema, non c’è un difetto da correggere;

    Nel caso di Manuela, queste persone erano il fidanzato, gli amici, la mamma che le ripeteva che il suo viso andava bene così e che aveva già fatto abbastanza. Nonostante questo, però, lei continuava a vedere i suoi zigomi troppo bassi, mal formati, non belli etc.
  • nascondere il presunto difetto in vario modo;

    Nel caso di Manuela, lei si prodigava nell’acconciarsi i capelli in modo che incorniciassero il viso e lo facessero apparire più fino. Oppure usava il make up, truccandosi in modo tale da dare una forma diversa all’ovale del volto;

Dismorfofobia. Cosa fare e non fare se qualcuno vicino a te soffre di disturbo da dismorfismo corporeo

Tu che stai leggendo questo articolo, probabilmente ti trovi in una di queste tre situazioni:

  • non conosci nessuno che sia affetto da dismosfismo né tu manifesti sintomi che possono dipendere da questo disturbo;
  • nella tua cerchia di affetti, c’è qualcuno che non accetta il proprio aspetto e potrebbe essere dismorfofobico;
  • tu stesso ti ritrovi nella descrizione della dismorfofobia

Negli ultimi due casi, probabilmente, ti stai chiedendo cosa puoi fare.

Se hai a che fare con una persona con disturbo da dismorfismo corporeo, la prima cosa da fare è evitare di minimizzare.

Frasi come “Stai esagerando!” sono poco utili perché l’altro, semplicemente, le ignora.

Anche offrire soluzioni banali, invitando l’altro a non pensarci o ad accettare sé stesso, non è utile.

Per il dismorfofobico è impossibile accettarsi così com’è. Anche ripetendogli per anni che dovrebbe accettarsi e amarsi, non sortiresti alcun effetto perché di fatto si vede così.

Anche rassicurarlo, negando la presenza di difetti, purtroppo non serve.

E anzi può rivelarsi controproducente, poiché questo comportamento non fa che rafforzare nel dismorfofobico la sua convinzione di essere difettoso.

Dismorfofobia. Come guarire e cominciare a piacersi

Se, invece, sei affetta da dismorfofobia e non sai come uscirne, il primo passo è ammettere di avere una difficoltà, che non può essere risolta ricorrendo a interventi chirurgici correttivi.

Il problema non è il tuo aspetto, ma come ti vedi.

Per questo, ti suggerisco un esercizio. Prendi carta e penna e scrivi ciò che hai cercato di fare per risolvere la situazione.

Stilare questo elenco ti permetterà di sederti a riflettere per capire se stiamo effettivamente parlando di un problema di dismorfofobia.

Dopo di che, il mio suggerimento è: chiedi aiuto.

Il dismorfismo è una condizione psicologica trattabile. Con il giusto supporto e il giusto intervento è possibile migliorare la propria qualità di vita e ridurre le preoccupazioni legate all’aspetto fisico.

Nel caso di Manuela, la tentata soluzione era il ricorso continuo al chirurgo estetico, con esiti che non la soddisfacevano mai.

Venendo in terapia, è riuscita a rendersi conto che l’ennesimo intervento non avrebbe risolto nulla perché eliminato un difetto ne avrebbe trovato ancora un altro.

Questo le ha permesso di riconoscere la psicotrappola in cui era caduta.

La presa di coscienza è stata fondamentale per il suo cammino di rinascita. Il percorso di terapia le ha consentito di cominciare ad affermarsi, guardandosi con occhi nuovi, limpidi.

Il cambiamento è proprio questo: riuscire a vedere le stesse cose con occhi nuovi.

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