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Ansia da prestazione lavorativa

L’ansia da prestazione lavorativa è un tipo d’ansia da prestazione molto diffusa in questi nostri tempi moderni, dove è molto importante avere uno status e dei mezzi per costruirsi una vita all’altezza degli standard che ci si prefigge.

Sintomi dell’ansia da prestazione lavorativa

I sintomi manifestati da chi soffre di ansia da prestazione in ambito lavorativo sono gli stessi dell’ansia “normale”:

  • sudorazione

  • battito cardiaco accelerato

  • nervosismo

  • vertigini

  • nausea

Ma ci sono anche dei sintomi più tipici come la difficoltà a prendere sonno (insonnia) ma anche i risvegli notturni improvvisi, che impediscono di dormire una notte intera filata, riacquistando le energie spese durante le ore diurne.

Col passare del tempo, sentendo che riposa sempre meno e sempre peggio, la persona che soffre di questo malessere si sente anche meno capace di affrontare gli impegni della giornata lavorativa.

Ecco che l’ansia nata e alimentata da pensieri come “Ho paura di non essere all’altezza” “Ho paura di non essere abbastanza bravo”, se di notte non dormo, si amplifica sempre di più, trovando sostanza nel non riuscire a essere abbastanza produttivo sul posto di lavoro.

È una spirale discendente, una dinamica che logora lentamente.

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Conseguenze dell’ansia da prestazione sul lavoro

Le principali conseguenze di tutto questo sono due:

innanzitutto, c’è il rischio che la persona che soffre di una forte ansia legata alla performance sul lavoro metta in atto un evitamento, cercando di sottrarsi alla situazione che lo angoscia.

Dato che non si sente abbastanza bravo e non crede di poter svolgere bene le mansioni che gli sono state assegnate, di non poter ricoprire in modo adeguato il proprio ruolo, potrebbe cominciare a pensare di cambiare lavoro, potrebbe prendersi dei giorni di riposo, dei giorni di malattia senza un motivo effettivo, sollecitando il medico di base per ottenere una certificazione del proprio stato di burnout cioè di esaurimento;

l’altra possibile conseguenza è l’ossessione per il lavoro, un tentativo di controllo.

L’idea fissa in testa è che deve essere assolutamente efficiente nonostante la stanchezza, nonostante le poche ore di riposo, nonostante qualsiasi difficoltà possa incontrare.

Quest’ultimo è il caso di una paziente venuta nel mio studio di psicologo psicoterapeuta all’Eur.

La chiameremo Luisella, per tutelare la sua privacy.

Luisella era una giovane donna in carriera, una manager affermata che, però, non riusciva più a dormire in modo sereno. Ogni notte il suo sonno si interrompeva all’improvviso, impedendole di ricaricarsi. Era entrata in quel loop di cui abbiamo appena parlato in cui doveva cercare di controllare ciò che la faceva stare male: Luisella, infatti, in seduta mi raccontava che non riusciva a smettere di pensare al lavoro.

Trascorreva tutta la sua giornata a pensare e ripensare, ancora e ancora, nel tentativo di avere sempre tutto sotto controllo.

Ma a che serve il controllo?

In teoria, serve a tenere a freno l’ansia poiché più io sono in controllo di qualcosa, meno l’ansia mi fa paura perché quest’emozione angosciosa ha a che fare con un imprevisto, con qualcosa di inaspettato che potrebbe colpirmi da un momento all’altro.

Il problema qual è?

Che più tu ci pensi, più la cosa la fai diventare grande.

Questo accade perché il nostro cervello funziona in modo tale che tutto quello a cui noi diamo importanza si amplifica e ingigantisce. È la stessa cosa che ci succede quando ci concentriamo su un dolore del corpo e lo sentiamo con più forza. La mente funziona come una lente d’ingrandimento: dove decidiamo di metterla, ingrandisce un po’.

Ansia, carriera e produttività

L’ansia da carriera è direttamente collegata allo status ed è diversa dall’ansia da produttività.

Nel caso dell’ansia da carriera, infatti, il sentimento di angoscia che provi dipende dalla paura di perdere uno status o di non riuscire a raggiungerlo.

L’ansia da produttività, invece, ha a che vedere con il sentirsi bravi, il sentire di aver fatto un buon lavoro, di esserselo guadagnato.

Se nel primo caso, assistiamo a dinamiche di preoccupazione, magari anche rispetto alla competizione con gli altri; nell’ansia da produttività scorgiamo un’insicurezza di fondo nella persona stessa, una bassa autostima che lo induce a ritenere di non andare bene, di non essere abbastanza bravo.

Tutto questo lo spinge a dover dimostrare il contrario, facendo, facendo, facendo, innescando così un vortice che porta a dormire sempre meno e a essere meno produttivi.

È un cane che si morde la coda.

Come gestire l’ansia da prestazione lavorativa

Se sei arrivato fin qui, forse tu stesso soffri di ansia legata al lavoro e ti starai chiedendo come fare per gestirla?

Diciamo che ci sono due situazioni.

O la persona che avverte questo malessere è consapevole del problema, si accorge che le cose non stanno andando bene e decide quindi di rivolgersi a un professionista per farsi aiutare ad affrontare il disturbo.

Oppure deve iniziare a dare ascolto al partner, a un caro amico, alle persone che lo circondano e che assistono alla sua lenta agonia.

Questa forma d’ansia, infatti, è un po’ subdola, non sempre ci si accorge di averla e se ascolti troppo la sua voce rischi di farti trascinare nel baratro senza nemmeno renderti conto di come ci sei arrivato. Sarebbe meglio dare retta alle persone che ti vogliono bene, che ti stanno vicino e vedono che sei stanco e non ce la fai ad andare avanti così.

Tecniche ed esercizi per l’ansia da prestazione lavorativa

Spesso per risolvere o gestire l’ansia da prestazione lavorativa si usano lo yoga e la meditazione, descritti come la panacea di tutti i mali. Queste tecniche di rilassamento, infatti, permettono di ridurre lo stress e di conseguenza si pensa anche che possano alleviare il disagio di una simile condizione.

Ma non funziona per tutti così.

Invece di adottare strategie e soluzioni fai da te, che potrebbero non essere adatte o rappresentare soltanto un tentativo di distrarsi per non affrontare il problema, dovresti consultare un esperto oppure porti questa domanda:

Quanto piacere c’è nella tua vita?

Se tanto c’è dovere, tanto ci deve essere di piacere. Altrimenti la personalità si organizza verso la tristezza, l’insoddisfazione e la sofferenza.

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Immagine di copertina: Immagine di Drazen Zigic su Freepik

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