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Assertività: imparare a farsi valere senza essere aggressivi

La mancanza di assertività condiziona la tua vita

Spesso le persone vengono da me senza portare un problema specifico da trattare.

Non necessariamente, infatti, ci si rivolge allo psicologo psicoterapeuta perché si sta affrontando una crisi di coppia, perché si ha un disturbo alimentare oppure si soffre di ansia, si hanno delle fobie o si è tormentati dai pensieri intrusivi.

In alcuni casi – molto più di quel che si pensa – le persone arrivano nel mio studio all’Eur con la sensazione che la loro vita non sta andando come dovrebbe.

Perché accade?

Talvolta, questo disagio deriva da una mancanza di assertività.

Di cosa stiamo parlando?

L’assertività non è altro che la capacità di comunicare in modo chiaro ed efficace le proprie emozioni, pensieri, opinioni e bisogni, senza aggredire l’altro né lasciarsi sopraffare.

Essere assertivi significa farsi valere, esprimere con risolutezza il proprio punto di vista.

Non si tratta di una dote naturale, ma di una vera e propria abilità sociale che si può sviluppare con il tempo e l’esercizio.

E che risulta essenziale per riuscire a vivere in modo pieno e appagante.

Per spiegarmi meglio, userò una metafora che ho utilizzato qualche tempo fa con un mio paziente, che chiameremo Marco per tutelare la sua privacy.

Devi immaginare l’assenza di assertività come il salire su un auto senza essere alla guida del veicolo, sperando che il mezzo ti porti alla destinazione che hai scelto.

Quando ovviamente il tuo desiderio non si realizza, ti senti arrabbiato perché l’auto non ti ha condotto dove volevi.

A questo punto non sai se essere arrabbiato con il guidatore, che in realtà non ha nessuna colpa, oppure se essere arrabbiato con te stesso.

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Assertività in amore 

Questo succede anche, per certi versi, nelle relazioni di coppia. Può capitare all’interno di una relazione che uno dei due partner si mostri passivo rispetto alle decisioni che l’altro prende e che coinvolgono entrambi. Poi, un giorno, quella stessa persona comincia a sentire che quel rapporto non la soddisfa più, non è quello che desiderava per sé e dà la colpa all’altro, cioè al conducente, di essere andato dove voleva lui.

Nella maggior parte dei casi, tutto dipende dal fatto che il passeggero non ha mai manifestato le proprie intenzioni, non ha mai espresso ad alta voce quello che desiderava.

In sostanza, non ha mai avuto il coraggio di mettersi al posto di guida e condurre la macchina dove desiderava.

Dunque, la mancanza di assertività si verifica ogniqualvolta non riusciamo a manifestare i nostri bisogni o desideri, comunicandoli all’altro e aprendo in questo modo uno spazio di dialogo.

Non è detto, infatti, che l’altro sia d’accordo sulla direzione da prendere e la destinazione da raggiungere.

Se ti imponi, assumi tu stesso un atteggiamento aggressivo, che non è affatto auspicabile.

Nemmeno stare in silenzio ed evitare di esprimerci, però, aiuta.

Tutto questo, infatti, può portarci ad assumere un atteggiamento passivo e arrendevole nei confronti della vita. E così capita che diciamo sempre di sì, anche quando vorremmo pronunciare un secco no.

Ma ogni volta che ci comportiamo così, l’automobile prende la direzione opposta a quella che vorremmo con il risultato che, continuando a dire di sì, la vita che ci troviamo a vivere non va più bene.

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L’incastro tra passivo e aggressivo

All’estremo opposto rispetto all’assertività, troviamo l’aggressività.

Usiamo ancora una volta la metafora della macchina.

Immagina una persona che sale su un’automobile e dice chiaramente al conducente che desidera andare verso il centro.

Quello, di sua iniziativa, decide di andare altrove, senza voler sentire ragioni.

Ecco che ci troviamo di fronte a una persona che agisce in modo aggressivo, imponendo agli altri il proprio punto di vista, evitando qualsiasi dialogo e usando, a volte, anche la violenza.

Se una persona che comunica in modo aggressivo si confronta con qualcuno che, invece, assume un atteggiamento passivo, ecco che si verifica quanto abbiamo visto prima.

Lo stesso avviene nelle coppie quando queste sono formate da partner che si pongono in modo opposto, l’uno passivo, che si lascia condurre, che dice sempre di sì, che non discute, l’altro aggressivo, nel senso che decide tutto lui, che domina.

Cosa succede in questi casi?

Che le persone aggressive, spesso e volentieri, si ritrovano abbandonate all’improvviso, senza più un passeggero da portare dove vogliono loro.

Perché?

Dobbiamo vedere la coppia come un ecosistema in cui si crea un equilibrio e in cui, di fatto, non è soltanto uno ad avere la responsabilità di quel che accade.

Sbaglia certamente l’aggressivo quando si impone e pretende di comandare, ignorando i bisogni dell’altro.

Ma sbaglia anche il passivo a tenere dentro di sé quel che pensa, prova e desidera, senza mai trovare la forza per tirarlo fuori, per esprimerlo all’altro e farsi ascoltare.

Questa dinamica paradossale funziona secondo un incastro perfetto: le persone passive, infatti, non si circondano di individui uguali a loro ma cercano persone aggressive e queste ultime preferiscono le passive.

Cosa fare allora?

Occorre cercare di innanzitutto di comunicare in modo assertivo, esprimendoci quindi in modo chiaro, diretto ed efficace i nostri pensieri, le nostre emozioni e opinioni.

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Come si comporta un passivo aggressivo?

Ma occorre anche cercare di accorgersi quando abbiamo a che fare con persone passivo-aggressive.

Qui dobbiamo capirci un momento.

La persona passivo-aggressiva è quella che cela la propria ostilità, nasconde il proprio malcontento per come vanno le cose e lo manifesta soltanto sotto forma di lamentela, di vittimismo, di “frecciatine velenose” che hanno lo scopo di far sentire l’altro in colpa.

Il classico esempio è una madre che dice al figlio che vuole uscire con gli amici: “Ok, vai tranquillo, non ti preoccupare, anche se sto male…”

Il ragazzo fa la sua serata, rientra tardi e trova la madre ancora in piedi che gli dice: “Non ho chiuso occhio tutta la notte perché aspettavo il tuo ritorno. Non mi hai fatto nemmeno una telefonata…”

Sono comportamenti in cui l’aggressività è velata e utilizzata per scatenare nell’altro sensi di colpa.

Le persone passivo-aggressive sono note anche per la loro tendenza a procrastinare, a rimandare sempre. Tendenza che si manifesta spesso sul posto di lavoro.

Questa tipologia di persone se devono svolgere un compito che non desiderano fare, cercano di evitarlo in tutti i modi e anche se vorrebbero dire di no, accettano l’incombenza che gli viene assegnata, salvo poi creare una situazione di forte malcontento e malumore in ufficio, cercando alleati più aggressivi.

Come essere assertivi

Date queste premesse, possiamo dire senza ombra di dubbio che il miglior modo di comunicare è quello assertivo.

Come fare ad essere assertivi?

È quello che mi chiedono tutti i pazienti che vengono in studio per un problema simile.

Riprendendo la metafora che ho utilizzato all’inizio, ogni volta che non siamo assertivi è come se salissimo su una macchina senza dire espressamente al conducente dove vogliamo andare.

Di conseguenza, non possiamo pretendere che la nostra vita vada nella direzione sperata.

L’errore che mi capita più spesso di vedere è che una persona magari comincia un percorso di terapia e si aspetta che sia lo psicologo o lo psicoterapeuta a decidere per lei, a indirizzarla. Ci si illude di poter delegare le proprie scelte di vita a qualcun altro, senza prendersi la responsabilità di sé stessi.

Se il professionista si pone in questi termini, a parer mio non è affatto utile per il paziente, che si ritrova a dipendere dalla volontà di qualcun altro, esterno a lui.

Piuttosto credo che sia utile imparare qual è il processo che porta all’assertività.

Ogni volta che ti lasci trasportare senza prendere tu il volante, perdi l’occasione di vivere l’esistenza che desideri davvero. Ogni giorno vissuto così, è un giorno perso.

Quindi ti invito a una riflessione.

La prossima volta che ti capita di sentire che le cose non vanno come vuoi, piuttosto che dare la colpa alla persona aggressiva di turno – il fidanzato, la mamma o il collega di ufficio – soffermati a pensare se avresti potuto comunicare in modo diverso, porti in modo più assertivo.

Quella è la strada da percorrere.

Vorrei anche rassicurarti su un punto.

Forse preferisci non esprimerti, non palesare le tue emozioni e i tuoi pensieri perché temi che l’altro non accetterà la tua opinione e ti abbandonerà.

Ecco, il punto è questo.

Se una persona ti abbandona perché tu esprimi un tuo bisogno profondo, è davvero utile portare avanti una relazione?

 

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